A cuor leggero in Pediatria, c’è ABIO

Selfie di gruppo per Roberto Pizzighello, il Direttore Sabrina Marrano ed i volontari ABIO
Selfie di gruppo per Roberto Pizzighello, il Direttore Sabrina Marrano ed i volontari ABIO

In quella saletta si vive con spensieratezza, anche se in carrozzina, anche se con la flebo, anche se siamo in ospedale

Dicembre, tardo pomeriggio. Il giorno volge al termine. Ciascuno, con il proprio mezzo, si appresta a sfidare il traffico dell’ora di punta per rientrare il prima possibile a casa propria dalla famiglia. Noi invece, abbiamo parcheggiato la nostra auto fuori dall’Ospedale Maggiore della Carità di Novara e nel buio della sera ci accingiamo a varcare la soglia del reparto di Pediatria. Ho chiesto a Roberto Pizzighello di portarmi da un’associazione che merita l’aiuto della comunità, e lui mi ha dato appuntamento tra le mura del nosocomio novarese. Mi sono preparata psicologicamente a trovare al suo interno dolore e sofferenza: bambini in ospedale, che orribile binomio! Eppure, adesso che faccio capolino nel reparto, non trovo nulla di tutto ciò: le pareti dipinte con i colori del mare, il grande albero di Natale e un pupazzo gigante di Winnie The Pooh rendono l’ambiente subito amichevole. Sono forse a Disneyland? Sulla mia destra, c’è una saletta che sembra uscita dai sogni di ogni bambino: pareti colorate, libri di fiabe per bambini e tanti giocattoli. Sul lato, una cucina ad altezza bambine dove giocare “a far finta di”; vicino all’altra parete un Calcio balilla, bambole, peluche e tanto altro. Al centro, un grazioso tavolino dove una bambina in carrozzina sta sfidando a Monopoli due volontarie dell’associazione ABIO Novara (Associazione per il bambino in ospedale). Ridono e nell’aria si respira una grande allegria. I volontari non lasciano mai soli i bambini: sono circa una cinquantina e sono suddivisi su turni di 3 ore. Alla guida del gruppo, Antonella Brianza che, insieme al responsabile comunicazione Marco Bruzzese, ci raccontano come aiutano i bimbi che purtroppo devono familiarizzare con la struttura ospedaliera.

Nessuno di loro conosce le condizioni di salute dei bimbi in ospedale: gli bastano il nome e l’età scritti in bacheca. A quel punto, allora, entrano nelle camere e chiamandoli per nome, con semplicità ed un sorriso, gli segnalano la saletta delle attività. C’è che risponde con entusiasmo, chi non può alzarsi dal letto e chi si trincera dietro ad un secco no. In questo caso, chiunque di noi potrebbe essere tentato di spronare il bimbo ad alzarsi e seguirci in saletta; invece il volontario ABIO non lo forza mai. Infatti, sa bene che quello scricciolo in ospedale deve purtroppo, necessariamente, dire sempre si. Si a terapie, si a visite mediche, si ad esami diagnostici, si a flebo, e si a tutto il resto. Dunque, per lui, quell’unica possibilità di poter dire no è davvero importante, ed il volontario ABIO lo sa! Per questo motivo, rispetta il suo no a cuor leggero, felice di avergli donato la possibilità di rifiutare qualcosa. Così, con delicatezza e sensibilità e mai con presunzione di sapere cosa è bene per il bambino ma semplicemente rispettandolo, avviene il “miracolo”: mano a mano, si instaura il rapporto di fiducia, prima debole, poi sempre più forte. Fino a quando, quella saletta delle attività, diventa per il bimbo il luogo magico in cui si diverte, gioca, festeggia e soprattutto vive con la spensieratezza della sua età. Anche in carrozzina. Anche mentre fuori è già buio e la gente rientra a casa. Anche qui, tra le mura di un ospedale.

Dir. Sabrina Marrano

le pareti dipinte con i colori del mare
le pareti dipinte con i colori del mare