Rotary Club Valsesia: serata dedicata all’arte con relatrice Virginia Comoletti

Dal mercato mondiale del Bello alle preziose collezioni private: Giuseppe Antonio Pianca, il pittore valsesiano ritrovato

Venerdì 18 ottobre il Rotary Club Valsesia ha organizzato un incontro con Virginia Comoletti: Dal mercato mondiale del Bello alle preziose collezioni private: Giuseppe Antonio Pianca, il pittore valsesiano ritrovato.

Il Presidente, Marco Di Biaso, ha ringraziato per la presenza: Barbara Togno, Presidente del Rotary Club Gattinara e Donatella Rizzio, Presidente dell’Inner Wheel Valsesia, i soci e gli ospiti della serata, quindi ha presentato la giovanissima relatrice che ha frequentato l’Università di Pisa, si è laureata a Parigi e a Firenze e vanta già un curriculum amplissimo, specializzata nell’arte degli Old Masters, perito antiquario (presso la Camera di Commercio di Milano), esperto dei maestri antichi, soprattutto del XVII e XVIII secolo.

Virginia Comoletti ha parlato del Pianca come del “pittore valsesiano ritrovato”, che: “Soffre di una riabilitazione critica tardiva, ed ha avuto il suo storico di riferimento in Filippo Maria Ferro, autore del monumentale volume monografico pubblicato nel 2012, con l’obiettivo di riprodurre attraverso immagini esemplari, l’officina di un artista che, con tutti i limiti del “mestiere di pittore” e più sotto il peso di una vicenda esistenziale di sconfitte, è senz’altro tra le figure di forte attrazione nel panorama del nostro Settecento, e forse, nonostante il destino “saturnino” un’artista di respiro europeo”. 

Virginia Comoletti ha tratteggiato la vita del Pianca, nato ad Agnona nel 1703, che ebbe modo di studiare le opere dei grandi maestri secenteschi attivi in Valsesia senza tralasciare di aprirsi agli stimoli e alle influenze dei suoi contemporanei aggiornati sulle moderne tendenze rococò. Lavorò più fuori che in patria, a Milano, a Novara, e per altri centri di Lombardia, forse si spinse fino in Liguria. Pianca ebbe una vita avventurosa e segnata dalla povertà. “Il Pianca fu un grande assimilatore, e nonostante traesse citazioni dalle stampe e dalle incisioni che circolavano, non si lasciava sfuggire nulla di quanto gli gravitava attorno. Aggrediva le sue tele con il colore e senza avvalersi del disegno raggiungeva risultati stilistici molto alti”.

Un “San Francesco in preghiera” (soggetto all’epoca molto richiesto dalla committenza) dalle ragguardevoli dimensioni, rinvenuto in collezione privata valsesiana, che possiede un prestigioso pendant in collezione Cavallini-Sgarbi, era considerato anonimo, ma è stato riattribuito al Pianca attraverso un’indagine diagnostica serrata e confronti con opere dell’artista coeve e documentate. La relatrice, dopo aver sottolineato come la memoria visiva sia importante per immagazzinare un gran numero di quadri e restituire una paternità ai dipinti, ha spiegato come sia arrivata anche ad una datazione per via induttiva dell’opera, collocandola negli anni Quaranta del Settecento: “La tela ottocentesca non è chiaramente quella originale, ma solo una tela di rifodero: quando sul mercato antiquario si presentano opere in prima tela il loro valore aumenta di molto. Attraverso la fluorescenza indotta da raggi UV ho potuto avere un’idea dello stato di conservazione del quadro, verificando la natura del restauro avvenuto precedentemente, che rivelava una mano pesante”. Comoletti ha spiegato che possono essere utilizzati anche altri metodi diagnostici, quali la radiografia o la riflettografia, ma sono indagini molto più costose e spesso anche invasive, accelerando l’invecchiamento del film pittorico e del supporto.

Virginia Comoletti ha sottolineato che: “La valutazione di un quadro la fa il mercato”, concetto reso chiaro attraverso molte esemplificazioni: “Il mercato degli Old Masters oggi è in profonda rivoluzione: esiste da un lato il profano che acquista a scopo decorativo e dall’altro l’esperto che vuole il capolavoro assoluto e si rivolge esclusivamente alle grandi case d’asta Sotheby’s e Christie’s. Oggi Europa ed Asia preferiscono acquistare arte contemporanea”. Alla domanda se valga la pena investire su dipinti antichi, ha risposto che non è il momento di vendere dipinti antichi, ma di comperare: “Ormai i capolavori sono tutti musealizzati, ma autori come il Pianca hanno ancora moltissime da dare, i suoi quadri spuntano ancora come funghi sul mercato antiquario. Ad esempio una mostra a Palazzo Reale a Milano farebbe salire di molto le quotazioni, ma occorre fare molta attenzione a cosa si compra”. Dopo aver parlato di: “Falsi, copie e repliche”, Comoletti ha risposto alle numerose domande dei soci rotariani, segnalando le affinità del Pianca con Pier Francesco Guala, Alessandro Magnasco, ricordando che Sebastiano Ricci lo aprì all’arte del Settecento veneto: “Pianca non è musealizzato, perché estraneo alle grandi committenze: anche in Pinacoteca a Varallo non c’è nulla di esposto”.

La serata ha consentito un interessante excursus sulle fondamenta di un “mestiere”, ma l’affascinante relatrice ha soprattutto trasmesso l’idea di bellezza, qualcosa di cui tutti abbiamo bisogno.

Piera Mazzone