La parola champagne è sinonimo di Francia. I francesi sono riusciti a blindare a loro favore questovocabolo a livello mondiale. Tant’è che anche il metodo di produzione non si può più chiamarechampenoise, pur usando la stessa tecnica in vigore da secoli.
I vini che possono vantare questo marchio sono normalmente il top dell’enologia, anche comeprezzi. La tradizione enologica del territorio risale all’antichità, c’è chi afferma siano stati i greci, chii romani a portare nella Champagne la coltivazione della vite, comunque l’epoca a cui si fanno risalire i primi impianti sono riferibili ad alcuni anni prima di Cristo.

Il vino prodotto in quella zona per molti secoli era preferito “calme” ovvero senza bollicine, anche se la tendenza della produzione di quel territorio tendeva a diventare “pétillant” ossia tendeva a spumantizzare. Fu nel medioevo che i vigneron si accorsero che quello che era considerato un difetto poteva essere tramutato in un pregio da mettere in risalto. Il merito principale della normazione della produzione e la conseguente acquisizione di sempre maggiori fette di mercato si deve ad un frate astemio e vegetariano vissuto tra il 1639 e il 1715, il celeberrimo Dom Perignon, economo del convento di Hautvillers. Egli adottò il tappo di sughero in sostituzione della caviglia dilegno avvolta di canapa imbevuta d’olio, sostituì la bottiglia di vetro sottile avvolta nel vimini con una di vetro più robusta che consentisse la seconda fermentazione in bottiglia, e da gran conoscitore delle uve adottò la cuvée, ossia la mescolanza di uve diverse da spremere insieme in sostituzione della mescolanza dei mosti o del taglio dei vini.

I vini spumantizzati presero sempre più piede e fecero la fortuna di molte case produttrici: da Ruinart a Moët, da Bollinger a Krug, da Roederer a Mumm e Taittinger. E anche quella di due donne eccezionali, che alla morte prematura dei mariti presero in mano energicamente l’azienda ecostruirono un impero: Luoise Malin vedova di Alexandre Pommery e Barbara Nicoletta Ponsardin vedova di François Clicquot.

Le zone di produzione dei grandi champagne sono: “Montagne de Reims”, “Vallée de la Marne”,“Côte de Blancs”, “Côte des Bar”. Nel 1927 furono definiti i limiti territoriali per la produzione delloChampagne.
Il Terroir particolarissimo e unico costituito da un sedimento gessoso impregnato di elementi marini e minerali si estende lungo cinque dipartimenti della Repubblica Francese: Marne, Aube, Aisne, Seine et Marne, Haute Marne, a circa 150 km a Nord-Est di Parigi. Comprende 634 amministrazioni comunali lungo un percorso di 120 km. All’interno di quest’area i comuni vocati alla viticolturachampenoise sono 320.

Ben 15.000 vignaioli producono in quella regione, quasi sempre associati per una ottimizzazione delle aziende. Un particolare sistema classifica i diversi comuni in base al valore commerciale delle uve che ivi si producono. I grands crus si producono in soli 17 comuni, i premiers crus in 44 comun i e i crus AOC in 258 comuni. Il clima che varia da atlantico a continentale gioca a favore di una produzione ottimale.

I vitigni utilizzati per la produzione di champagne sono oggi: il Pinot Noir, il Pinot Meunier e lo Chardonnay, i primi due a bacca rossa mentre il chardonnay è a bacca bianca.
Le tecniche di produzione si sono sempre più affinate ed hanno raggiunto un elevato standard tecnologico. Anche le operazioni di Remuage (squotimento) e Dégorgement (sboccatura) ad esempio sono ormai quasi sempre meccanizzate.

Solo alcuni dei 15.000 produttori sono riferibili a grandi aziende, mentre moltissime sono le piccole realtà produttive.

I vini proposti in degustazione dalla sezione Onav di Novara erano di quattro aziende.
– Gerard Loriot la cui tenuta si trova nel cuore della Valle della Marna, si estende per 7,5 Ha suddivisa in 52 appezzamenti nei terroir storici di Mesnil-le-Huttier, Leuvrigny e Festigny,

coltivati secondo l’approccio della viticoltura sostenibile
– Trousset Guillemart che produce nel comune di Mesneux in un’area di 7,5 Ha su un terroir

composto da argilla di lignite, marne verdi, calcari, sabbie, selci, gesso e marls, coltivati

secondo l’approccio della viticoltura sostenibile
– Pagin Fils che ha una tenuta di 23,5 Ha nel cuore delle Montagne di Reims. I vigneti

beneficiano di un clima oceanico degradato, combinato con il clima semicontinentale.
– Vignon Père e Fils, gestisce circa 6 Ha nel cuore delle montagne di Reims dove il terroir è composto da argilla di lignite, marne verdi, calcari bartoniani, calcari ludianici, sabbie, selci,

argille sparnaciane, gesso campaniano
Dopo la relazione di Attilio Tacco di Candelo, importatore di Champagne, per la descrizione della regione di produzione, delle uve e del vino, con un minimo di accenni storici si è passati alla degustazione, guidata magistralmente dal socio Onav Alberto Sebastiani. Iniziando da vini in purezza da monovitigno si sono potuti comprendere i gusti primari e riconoscerli poi nelle successive cuvée. Il servizio ha seguito questo ordine:

  • –  Champagne Gérard Loriot Brut Tradition: 100% Pinot Meunier
  • –  Champagne Premier Cru Trousset-Guillemart Blanc de Blancs: 100% Chardonnay
  • –  Champagne Carte d’Or 1 ͤ ͬ Cru Brut Pagin Fils: 100% Pinot Noir
  • –  Champagne Gérard Loriot Brut Sélection: 50% Chardonnay 50% Pinot Meunier
  • –  Champagne Premier Cru Trousset-Guillemart Crème Brut: 50% Pinot Noir, 31% PinotMeunier, 19% Chardonnay
  • –  Champagne Grand Cru Vignon Père & Fils Brut: 70% Pinot Noir, 30% Chardonnay
  • –  Champagne Grand Cru Vignon Père & Fils Rosé “Les Vignes Goisses: 100% Pinot Noir di cui 12% vino rosso.

Al termine della degustazione con le rimanenze dei vini nei bicchieri si è provato un gustoso abbinamento con Paté de Foie Grasse e Mortadella su pane leggermente tostato.
Il Delegato Graziano Caielli ha annunciato che la cena degli auguri si terrà al Ristorante Vecchia Sizzano il 14 dicembre, e che il nuovo corso per aspiranti degustatori è programmato in un ristorante di Novara; a seguire ha elencato l’attività del primo semestre 2019.

Direttore Responsabile del giornale L’Opinionista. Contatti: direttore@lopinionistanews.it –
Tel. 0163 086688

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