Città della Salute, con i fondi INAIL si potrebbero risparmiare 10 milioni l’anno sugli interessi

«Non facciamoci trascinare in un dibattito che si occupa solo di ospedali e posti letto – dice Nerina Dirindin, docente di economia pubblica e politica sanitaria presso l’Università di Torino – nello stesso momento in cui si discute di costruzione, ci si deve interrogare anche sull’impatto che la struttura sanitaria avrà sul territorio, sui servizi sociali ivi presenti, sulle strategie per rafforzare la prevenzione e sul complesso rapporto tra l’azienda sanitaria locale, i cittadini e gli enti privati».

Sembra avanzare a tutta velocità il percorso per la calendarizzazione del progetto del nuovo ospedale di Novara, che si estenderà su un’area di 172mila metri quadrati per un totale di più di 700 posti letto. Ma la vera innovazione sarà rappresentata dai nuovi reparti ad alta tecnologia assieme alla risistemazione di tutto il complesso ospedaliero su tre edifici al fine di ospitare in maniera razionale pazienti, amministrazione ed aule universitarie con annessi laboratori di ricerca.

Secondo quanto rilasciato dal sindaco di Novara in un comunicato del 5 dicembre scorso, l’obiettivo è quello di «poter dotare la nostra città, nel più breve tempo possibile, un’opera fondamentale per l’ulteriore miglioramento degli standard sanitari del nostro territorio e della ricerca scientifica».

Ma quanto costerà tutto ciò? Il 6 dicembre la sezione novarese di Medicina Democratica si è riunita nella sala quartiere di Porta Mortara per denunciare il pericoloso compromesso che si starebbe realizzando tra finanziatori privati ed enti locali al fine di realizzare il complesso sanitario. «A conti fatti – spiega Sean Sacco, consigliere regionale pentastellato – il nuovo ospedale di Novara costerebbe 320milioni di euro di cui solo il 30% a copertura pubblica».

Questo significa che il restante 70%, pari a circa 220milioni di euro, sarà erogato da imprese private con tassi di interesse stimati attorno all’8%, per un totale di quasi 160milioni, i quali graveranno sulle spalle della sanità pubblica per i prossimi ventisei anni.

Il dr. Gianpaolo Andrissi, consigliere e membro della commissione sanità della regione Piemonte, ha esaminato tutta la contabilità rendendosi conto che dal totale risulterebbero ancora esclusi i costi per l’acquisto delle nuove attrezzature, stimate attorno ai 100milioni di euro, oltre a tutti gli arredamenti e ai due terzi dei terreni privati.

Tutto ciò obbligherebbe l’ente locale a rinegoziare in futuro il debito contratto con i privati, continuando a pesare ulteriormente prima sulle tasche e successivamente sulla salute dei contribuenti che per più di ventisei anni non potranno considerarsi proprietari effettivi di una struttura, ormai solo nominalmente, pubblica.

Tuttavia, se per esigenze tempistiche non è possibile fare a meno dei fondi privati, che almeno si sfrutti al meglio la finanza pubblica: Medicina Democratica fa notare infatti che accedendo ai fondi disponibili dall’INAIL si potrebbe risparmiare fino a 10milioni l’anno in interesse. Ma tutto ciò richiede tempo e pazienza che forse i contribuenti, dopo anni di promesse mancate, hanno esaurito.

Vito Nardulli