Fanno innovazione, aprono nuove aziende o portano avanti quelle storiche attraverso il passaggio generazionale, creano nuove opportunità di lavoro e contribuiscono a implementare la ripresa economica. In più si occupano della famiglia, hanno figli e talvolta anche nipoti.

In Piemonte sono 16.863 (al II trimestre 2018) le donne  titolari di imprese individuali artigiane che resistono alla crisi, si adattano alle nuove esigenze di mercato e vanno a caccia di nuove frontiere e opportunità per crescere.

Sono così suddivise per macrosettore economico: 3343 (manifatturiero), 759 (costruzioni), 2781 (servizi alle imprese), 9931 (servizi alle persone), 49 (altre attività).

A livello regionale spicca la Lombardia dove sono artigiane il 32,4% delle donne titolari di imprese individuali, seguita da otto regioni con quote superiori ad un quarto: il Piemonte con il 25,9% si posiziona al sesto posto insieme alla Toscana.

A livello territoriale le imprese individuali artigiane gestite da donne crescono a Cuneo (2.401 realtà e +2,6%), Asti (813 attività e +0,9%), Alessandria (1.655 attività e +0,5%), Vercelli (736 attività e +0,4%); in stallo, (entrambe 0,0%) invece, Verbania (568 attività) e Biella (735 attività) mentre le performance negative si registrano a Torino (8415 attività e – 0,6%), infine  Novara (1540 attività e -0,9%).

Se tra il 2017 e il 2018 il comparto artigiano donna in Piemonte ha guadagnato sei unità (+0,1%), l’analisi tra il 2008 e l’ultima rilevazione racconta di un leggero incremento che in 10 anni ha implementato 980 realtà (da 15.883 a 16.863), segnando un incremento +0,1%. Il Piemonte si  posiziona, così, insieme alla Basilicata e alla Sicilia all’undicesimo posto della classifica regionale.

Tutto ciò è illustrato nell’analisi regionale su questo settore realizzata dall’Osservatorio per le PMI di Confartigianato Imprese Piemonte, su fonte Istat e Unioncamere, comparando i dati del 2017-2018.

In Piemonte, oggi le imprese artigiane femminili registrate presso le Camere di Commercio rappresentano il 21,6% del panorama artigiano della nostra regione, un piccolo-grande esercito di attività produttive a conduzione femminile all’interno di un sistema imprenditoriale rosa di ben 136.354 realtà che offre lavoro a ben 797.113 addetti.

“Le imprese rosa artigiane del Piemonte negli ultimi 10 anni hanno resistito alla crisi e hanno saputo contrastare uno scenario economico generale in continua flessione – commenta Daniela Biolatto, Presidente regionale Donne Impresa, Confartigianato Piemonte – Infatti i numeri del Piemonte registrano, negli ultimi dieci anni, un incremento delle imprese rosa di 980 realtà”.

“L’imprenditoria al femminile piemontese ha dimostrato di essere forte, dinamica, innovativa – continua la Presidente – anche se le criticità riscontrate sono sempre le stesse: le imprenditrici sono divise tra responsabilità in azienda e impegni familiari. Per rivestire entrambi i ruoli occorre un’attenzione maggiore della politica nei confronti della donna che lavora e un welfare in grado di andare incontro alle esigenze al femminile, attraverso iniziative capaci di conciliare la vita familiare con il lavoro”.

Confartigianato ha calcolato come il tasso di occupazione delle donne senza figli sia pari al 55,5%, ma scenda al 52,8% per le donne con figli. Addirittura il tasso di occupazione scende al 44,7% per le donne con figli tra i 25 e i 34 anni.  Conciliare lavoro e famiglia è, quindi, un grande problema per le imprenditrici artigiane: il 44,3% denuncia difficoltà penalizzanti nel dividersi tra gli impegni lavorativi e la cura della famiglia.

Anche se i dati regionali sull’imprenditoria femminile del comparto artigiano piemontese – continua la Presidente – sono leggermente positivi, l’imprenditoria femminile va costantemente stimolata e incoraggiata per via dei molteplici problemi che è chiamata ad affrontare come l’accesso al credito, oppure legati alla retribuzione o ad un retaggio di pregiudizi. Ma da sempre le donne imprenditrici dimostrano di avere una marcia in più nell’approccio alla gestione e all’organizzazione d’impresa”.

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