NASpI l’unico aiuto dello stato rimasto a chi perde il lavoro

Estate: chiudono le scuole e ai precari scadono i contratti di lavoro ma anche nuovi contratti che vengono aperti per la “stagione” e che, a settembre, andranno a termine.

Per tante persone nel nostro paese è una dura realtà che ogni anno in questo periodo si prospetta e che lo Stato ha cambiato il modo di affrontare.

Fino al 2014 nel nostro paese vi erano diverse tipologie di sostegni al reddito dei cittadini: la mobilità e la disoccupazione, per citarne alcuni, che sono stati sostituiti per un brevissimo periodo dall’ASpI e, successivamente, dal primo maggio 2015, dalla NASpI.

Ma la NASpI cos’è?

E’ semplicemente un’indennità mensile di disoccupazione che viene riconosciuta mensilmente, appunto, a chi ha avuto un lavoro subordinato entro i 68 giorni antecedenti alla presentazione della domanda.

E’ rivolta a tutti i lavoratori con rapporto di lavoro subordinato (compresi gli apprendisti e i soci delle cooperative ma esclusi i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni, gli operai agricoli sia a tempo indeterminato che determinato e i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno stagionale) e che verrà corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà di quelle lavorate negli ultimi 4 anni al netto di eventuali altri periodi di disoccupazione già percepiti.

Quindi in Italia, oggi, l’unico aiuto a chi perde involontariamente il posto di lavoro o che lo abbandona per giusta causa rimane la NASpI che paga un massimo di 24 mensilità se nei 4 anni precedenti si è sempre lavorato.

E’ un meccanismo abbastanza complicato da comprendere, ancor di più è complicato calcolare quanto spetta a ogni singolo lavoratore, infatti la normativa recita: “la misura della prestazione è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali” fino ad un tetto stabilito dalla legge di 1.195,00 € poi “sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e il tetto stabilito dalla legge”.

La cifra di partenza, così calcolata, però dura solamente per i primi tre mesi. Dal quarto al ventiquattresimo mese cala del 3% mese su mese.

Insomma, per ricapitolare, in Italia oggi è rimasta solo la NASpI che ricomprende una platea molto ampia di lavoratori e parte anche da un decoroso livello economico ma che, man mano che il tempo passa, diventa un’indennità sicuramente inadeguata.

Chiunque si trovi, quindi, nelle condizioni sopra esposte non deve far altro che andare immediatamente al patronato e fare la domanda per accedere alla prestazione dove potrà anche avere maggiori dettagli sulla quanto ha diritto.

Luca Bottaro

Segretario Generale

Territoriale di Vercelli, Novara, Biella e Verbania – Uila

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