Un ragazzo come tanti altri con la sana voglia di vivere al meglio la propria adolescenza tra famiglia, scuola, amici e sport.

Marco Pentagoni oltre ad essere un buon studente è anche il capitano della formazione giovanile dell’Amatori Vercelli di Hockey su Pista, una disciplina che ama in modo particolare ma è lo sport in generale ad essere la sua grande passione.

Una partita di calcetto  in una piazzetta  del suo paese, Quinto Vercellese,  come tante altre  e il pallone che termina su di un tetto adiacente all’improvvisato campo da gioco;  Marco è il primo a recuperarlo per quello che sembra essere un gesto normale ma all’improvviso la struttura del tetto cede e Marco cade rovinosamente con gravi conseguenze che gli causano l’amputazione della gamba destra.

Da quel giorno di cinque anni fa per Marco Pentagoni si può dire che inizia una nuova sfida, una sfida che nonostante tante difficoltà lo ha portato ad iniziare un nuovo cammino e grazie alla sua grande forza e caparbietà si sta rivelando un cammino vincente, un cammino che gli ha permesso di conquistare due mesi fa niente meno che  la medaglia di Bronzo ai Campionati Europei Paralimpici a Berlino nel salto in lungo a soli 19 anni. 

Un risultato inaspettato anche dallo stesso atleta  soprattutto per il modo con cui  è maturato come lui stesso, in una bella chiacchierata, ci ha confidato:

” Devo dire che non era iniziata al meglio la mia prova  infatti ho ottenuto la misura ( 5 metri e 89 centimetri)  solo all’ ultimo salto dopo che nei precedenti avevo ottenuto dei nulli. La prima cosa che ho pensato era che anch’io avrei visto da vicino un podio. La cosa particolare è stata che appena prima della gara uno dei migliori atleti aveva avuto un problema alla protesi che lo avrebbe messo fuori gioco; all’ultimo momento ha avuto “in prestito” una gamba da un altro atleta, chiaramente non volevo augurargli di non partecipare però sinceramente sarebbe stato un avversario in meno. Gareggiare in quello stadio è stato indescrivibile, sono state emozioni che difficilmente si possono raccontare.”

Gli chiediamo i primi nomi che gli vengono in mente a distanza di cinque anni da quell’incidente:

“ Sicuramente quelli di Angela la mia allenatrice e Fabiola la mia fidanzata che mi hanno sempre incoraggiato e mi sono state vicino anche nei momenti meno facili, perché sicuramente è stato complicato nell’abituarmi ad avere un arto artificiale che  ora fa veramente parte del mio corpo.”

Alla domanda se ci sono persone a cui si è ispirato Marco non ha dubbi:

“ Penso che Alex Zanardi sia l’ autentico esempio da seguire per tutto quello che ha fatto e farà in futuro anche se il mio incontro con Bebe Vio, che è venuta lei stessa a trovarmi, è stato molto importante per me e rende ancora più merito a queste persone che oltre a raggiungere grandi risultati nello sport si dimostrano grandi persone.” 

Ci sembra superfluo parlare del suo futuro sportivo e della suo grande sogno che lui in maniera solare ci conferma:

” Continuo ad allenarmi intensamente per raggiungere le Paraolimpiadi di Tokyo tra due anni, sarebbe per me una grandissima soddisfazione.”

E’ bello vedere negli occhi di Marco la voglia di continuare a lottare per raggiungere importanti obbiettivi nonostante la vita gli abbia riservato un brutto scherzo ma proprio da lì ha avuto la forza di ripartire per raggiungere i suoi sogni e a diventare un esempio per molti altri ragazzi che hanno avuto situazioni simili alla sua.  E a noi non rimane che continuare a seguirlo e augurargli le massime gioie possibili sia nello sport che nella vita.

Moreno Spina 

Direttore Responsabile del giornale L’Opinionista. Contatti: direttore@lopinionistanews.it –
Tel. 0163 086688

Annunci

Rispondi