La signora Elsa Camera Musati aveva superato il secolo: era nata nel 1916, il secondo anno di guerra, da genitori originari di Palestro, la cittadina del Vercellese nota per la battaglia della seconda guerra di indipendenza italiana. Il papà Luigi era ferroviere, con la sorellina Mariuccia e la mamma Cristina abitavano a Vercelli. Elsa era l’ultima della famiglia a portare il cognome Camera. Il 6 settembre 1943 conobbe il futuro marito Arnaldo Musati ad Aosta, dove lei lavorava presso l’Ente Nazionale Assistenza ai Lavoratori. Dopo l’8 settembre: Avvenne il patatrac” come scrisse in una sua breve raccolta di ricordi, pubblicata dal figlio Fabio nel 2010: “Dai 9 ai 90 anni”, con in copertina Elsa intenta a scrivere su un’Olivetti Lettera 22, con una paglietta in testa per ripararsi dal sole. Il libro fu donato alla Biblioteca con una dedica autografa: Alla Biblioteca Civica Farinone-Centa i ricordi di una novantenne”, vergata con grafia alta ed elegante, completata da una firma ariosa.

Fu un grande amore, durato tutta la vita, dal matrimonio nacquero Adriana e Fabio:I figli che ogni mamma desidererebbe avere”.

Arnaldo Musati fu pittore, illustratore e creatore di cartelloni pubblicitari che divennero famosi. Elsa donò alla Biblioteca un volume con i manifesti e le stampe pubblicitarie realizzate dal marito Arnaldo, negli anni Quaranta e Cinquanta, che nel febbraio 2004, in occasione di Valsesia Libri, fu esposto tra le pubblicazioni dell’anno e destò molto interesse. Negli anni successivi seguirono altre tre pubblicazioni: una dedicata a Musati illustratore, poi al Musati vignettista, che illustrò anche lo “Scarpun Valsesian” e l’ultima dedicata ai dipinti, L’una accanto all’altra queste eleganti “riviste” raccontano la vita di un artista valsesiano.

Elsa nelle sue Memorie raccontò anche la storia del fratello del marito: il maresciallo pilotaClemente Musati, due medaglie d’argento e una di bronzo al valor militare, e il diploma, medaglia d’oro per la Resistenza, deportato in Germania e finito nei forni crematori.

Era una donna speciale, che in età avanzata ha riscoperto un talento che non sapeva di possedere: l’arte di scrivere.Sto vivendo una seconda vita: scrisse raccontando i suoi ricordi e i suoi sogni: “Avrei tentato un impiego presso un casa editrice e, avendo modo di conoscere degli scrittori, chissà scrivere qualcosa di mio”, ma non perse mai di vista la realtà: “Accontentandomi dei miei ricordi che hanno per me un grande valore. Con grande serenità concluse il libro con un affettuoso saluto: “Ciao ai miei fiori che hanno rallegrato la mia vita. Ciao alla mia bella famiglia, tutta riunita in un forte abbraccio. Arrivederci Arnaldo, quando Dio vorrà”.

La signora Elsa viveva a Roccapietra, ma dopo la morte del marito si trasferì a Varallo, lasciando la casa ai figli. Negli ultimi anni tornò a Milano per stare accanto all’amata figlia Adriana e oggi torna in Valsesia per riposare accanto alle Persone care.

Cambiar posto alle cose è come rinnovarsi”: ecco io credo che la Signora Elsa abbia semplicemente cambiato piano, per la nostalgia del marito Arnaldo, mancato nel 1988, dopo due anni di malattia, e per suo figlio Fabio, morto tragicamente il l 9 agosto 2015, che le avevano raccontato fosse in India, ma il suo cuore di mamma aveva intuito che era partito per un viaggio senza ritorno.

Un affettuoso saluto a questa Signora che ha saputo attraversare con eleganza e discrezione tutto il Novecento, avventurandosi nel XXI secolo senza rimpianti, portandosi dietro un fardello di gioie e di dolori, che aveva appoggiato in un angolo, in attesa della chiamata, quando il suo cuore ormai stanco si è adagiato sull’ultimo battito.

Piera Mazzone

Direttore Responsabile del giornale L’Opinionista. Contatti: direttore@lopinionistanews.it –
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