2010-2020: 10 anni di impegno del Comitato d’Amore per Casa Bossi

Foto Franco Bordino

Il Comitato d’Amore per Casa Bossi lo scorso gennaio 2020 ha compiuto “ufficialmente” 10 anni di attività ! Alla ricorrenza “formale” va comunque affiancato l’anniversario “sostanziale” poteva ascriversi ad almeno un semestre prima.Le prime attività riconducibili al gruppo che poi darà vita al comitato sono della tarda primavera  inizio estate del estate del 2009. Erano previsti alcuni appuntamenti utili per ricordare in qualche modo questo decennale, ma la pandemia in corso ha modificato tutti i programmi. L’orientamento è comunque quello di dare corso a qualche momento di ricordo e di riflessione specifica appena se ne presenterà l’occasione, ma senza alcun intento nostalgico o celebrativo, anzi al contrario puntando sempre lo sguardo al futuro, ai suoi potenziali soprattutto rispetto a quanto si è costruito fino a oggi in termini di consapevolezza, sistema di relazioni, assetti organizzativi, capacità operative e progettuali.

Ne parliamo oggi con quattro soci fondatori che furono tra i protagonisti delle fasi avvio: Roberto Tognetti (presidente), Franco Bordino (vice-presidente), Lorenzo Pedicone (segretario), Pier Benato (struttura di missione Comitato/comune di Novara).

Iniziamo dal Tognetti, cosa ricordi delle fasi preparatorie del 2009 ? Si sentiva nell’aria che per un adeguato riconoscimento del valore del patrimonio culturale serviva una mobilitazione per così di dire “dal basso”.  Fu così abbastanza facile rivolgere questo sentimento alla singolarità del caso  Casa Bossi. In una ricca città del Nord Ovest, in pieno centro storico  e in simbiosi con la basilica a la cupola di S. Gaudenzio, altro monumento simbolo della città,  giaceva in stato di pluridecennale abbandono uno dei capolavori di architettura civile di Alessandro Antonelli “il più grande architetto del XIX secolo”. Si può dire che tutto è partito da lì, come a dire “facciamo qualcosa” pur non sapendo neanche bene da che parte iniziare. Allo stesso modo fu abbastanza facile ritrovarsi tra amici e colleghi architetti nella primissima fase per poi via, via aprirsi ad altre personalità.

Benato cosa ricordi di quei mesi di avvio ? Era un tardo pomeriggio di metà luglio, al termine di una torrida e afosa giornata. Al tempo correva voce che l’Amministrazione Comunale avrebbe, di lì a breve, messo nuovamente in vendita la grande casa sul Baluardo novarese, indiscussa opera eccelsa del grande architetto Alessandro Antonelli. Da troppi anni, decenni, non si riusciva a trovare un’adeguata soluzione per il futuro di questo grande e fulgido palazzo, poi da noi ribattezzato “il più bel palazzo neoclassico d’Italia”. Ci pareva una situazione davvero piuttosto strana, come se Roma dovesse vendere il Colosseo, Milano Palazzo Marino, il Duomo o comunque qualche altro bene simbolo, fatte, ovviamente, le debite proporzioni. Casa Bossi non era infatti (e non è tuttora ) un immobile qualunque, da cedere e trattare ‘a cuor leggero’ per far cassa e passare così la mano al privato, abbandonandola al suo destino; andava infatti preso atto che la mano pubblica si era già in allora rivelata assolutamente incapace sia di scovare un’idea risolutiva e vincente, sia di garantirne una opportuna conservazione…Oltretutto, ricordo, non si condivideva il metodo seguito, pur davvero consci – ripeto – della estrema difficoltà di trovare soluzioni ad un immobile davvero troppo grande (circa 6500 mq, 259 stanze), soluzioni che nessuna amministrazione, in tanti anni, era mai riuscita a risolvere. Casa Bossi era pervenuta al Comune di Novara, tramite un lascito testamentario, il quale, valido ancor oggi, privilegia e destina il superbo monumento antonelliano ad un utilizzo di pubblica fruibilità e culturale.  Ebbene, quel giorno, forse per un colpo di calore, ci siamo ripromessi di provare a capire qualcosa in più, di provare a prenderci cura di questa grande casa, scrigno non solo di tanta (trasandata) bellezza ma anche, e soprattutto, di geniale testimonianza costruttiva e professionale del genio del grande architetto ghemmese. 

Architetto Bordino, tu sei da sempre uno studioso appassionato dell’Antonelli, vuoi aggiungere qualcosa ? Partendo dalle foto di quel periodo che testimoniano come il cortile di Casa Bossi fosse pieno di erbe infestanti (ved. foto, 1,2,3,4) posso dire che,nonostante tutto, visto che in proposito emerge sempre qualcosa di incomprensibile e sconfortante, dopo molti anni sono ancora più innamorato di questo edificio perché il Comitato ha decisamente contribuito a consolidare in profondità la mia passione. Rivedendo oggi queste immagini la prima sensazione che scaturisce in me non è lo stato di vergognosa incuria che le fotografie documentano, ma l’entusiasmo e l’energia di tutte quelle persone che, in brevissimo tempo, sono riuscite a scardinare l’oblio di quella situazione incresciosa di colpevole abbandono e a coinvolgere un numero sempre maggiore di ‘volontari’ in un’avventura improba, ma entusiasmante, come solo l’amore disinteressato sa innescare. E’ infatti innegabile che, in questi dieci anni, l’attività del Comitato abbia contribuito in modo determinante alla riscoperta di casa Bossi divulgandone la conoscenza e permettendo di immergersi nella sua accattivante bellezza.Ha incrementato l’interesse sul bene, suscitato ammirazione, riscosso consensi, ampliato il suo ambito gravitazionale, coinvolto ed emozionato innumerevoli persone diverse, affascinandole  in modo indelebile e sfaccettato, secondo le diverse sensibilità e propensioni di ciascuno. Ha davvero prodotto cultura, favorendola in modo attivo e propositivo. Ha fatto emergere i caratteri e le anime di questa architettura. Senza pregiudizi ha dato origine alla rinascita di quel centro di produzione culturale che l’architettura della casa e la sua storia, hanno rappresentato lungamente.

Pedicone c’è dell’altro ? Ci furono incontri, riunioni, sopralluoghi, l’avvio di dialoghi tra soggetti che ancora non si conoscevano o si conoscevano appena. La Casa è sempre stato un “legante” tra profili e persone anche molto diverse, il suo carattere, le atmosfere, la sua eleganza, la percezione del suo inestimabile valore ha contribuito ad una progressiva tenuta del gruppo che da allora a oggi è sempre rimasto unito e affiatato.

Tognetti qualche altro dettaglio di quei mesi ? Dai miei appunti ho qualche elemento preciso come lo svolgimento di varie riunioni tra luglio e dicembre 2009, dove spicca la data del 25 ottobre dedicata alla scrittura della DICHIARAZIONE D’AMORE PER CASA BOSSI, che diventerà poi il “manifesto” con l’atto costitutivo del successivo 14 gennaio 2010 (ved. riquadro).

E guardando al futuro, per esempio Bordino c’è ancora qualcosa da scoprire sull’Antonelli e su Casa Bossi ?Da molto tempo studio il lavoro di Antonelli e le sue opere, quindi mi permetto di ribadire, in modo perentorio, che casa Bossi rappresenta ancora, ogni volta davvero, una concreta e straordinaria occasione di arricchimento personale, non solo tecnico o specialistico, perché travalica la sublime architettura emozionando irreversibilmente nel suo inconfondibile e straordinario genius loci.  Poi certamente sul piano della ricerca storica molto è ancora da fare il territorio novarese con le sue Istituzioni hanno una responsabilità nel promuovere e favorire questi studi.

Benato per l’immediato futuro cosa si prevede quindi ? Intanto faremo il possibile per fare la stagione che già era stata pensata comepiena di attività e di eventi. In particolare stiamo rafforzando il servizio di visite guidate rispetto alle quali abbiamo svolto 2 edizioni di un corso di formazione dedicato che ha coinvolto circa 50 persone.

Pedicone vi abbiamo chiesto se avete una foto di gruppo da pubblicare? Non ce l’abbiamo e il periodo di lockdown ha poi spento ogni possibilità di provarci. In compenso mettiamo a disposizione alcune delle foto di una significativa aggregazione dei soci più assidui che la fotografa Carla Mondino ci fece (ved. foto5,6), allorquando un grande quotidiano come il “corriere della sera”, il 6 ottobre del 2016  ci riservò  il bell’articolo di Giosuè Boetto Cohen (ved. all.7).

Concludiamo col presidente per un bilancio e un augurio: come bilancio possiamo partire dal fatto che Casa Bossi è stato il secondo sito più votato con 26.150 firme nella campagna del FAI “I luoghi del cuore” del 2010. Dopo anni da quella campagna il consenso e l’attenzione è progressivamente cresciuto grazie alle molteplici iniziative svolte dal Comitato che ha svolto un’intensa attività di manutenzione, animazione e promozione. In sintesi questi primi dieci anni sono sintetizzabili in alcuni dati di socializzazione del progetto e precisamente: coinvolgimento di circa 5.000 persone quali soci, amici, partner e sostenitori; accoglienza di oltre 35.000 persone nelle varie aperture e iniziative; raccolta di oltre 150 idee progettuali da parte di cittadini, gruppi associazioni, professionisti ed artisti; attivazione di un gruppo operativo di circa 100 persone; erogazione di oltre 100.000 ore di volontariato; rimozione delle principali fonti di rischio e pericolo presenti nella Casa; organizzazione a proprie spese o attraverso autonoma raccolta di fondi di oltre 150 eventi, quali: mostre, esposizioni, rassegne, workshop, momenti di musica, teatro, presentazione di libri e pubblici dibattiti; accompagnamento di oltre 1.000 specialisti e addetti ai lavori, quali: architetti, restauratori, artigiani, studenti, critici e storici dell’arte, studiosi, scienziati, giornalisti, imprenditori, politici e funzionari pubblici. E come augurio confidiamo nella possibilità di continuare a essere protagonisti per la realizzazione del progetto denominato CASA BOSSI – CANTIERE DI BELLEZZA, col quale si intende far rinascere la Casa come Centro di sviluppo nei settori delle industrie culturali e creative.

Foto Carla Mondino

Annunci