La delegazione FAI Novara spegne trenta candeline

I trent’anni della delegazione FAI novarese sono dedicati alla difesa della cultura e del paesaggio del territorio.

Il 12 ottobre saranno trenta anni dalla fondazione della delegazione FAI (Fondo Ambiente Italiano) di Novara: da quel giorno fino al 18 ottobre il FAI novarese ha organizzato diversi eventi, come l’illuminazione della Cupola novarese con i propri colori, il verde e l’arancione.
Abbiamo intervistato Matteo Caporusso, presidente del FAI giovani di Novara.
<<La storia della delegazione novarese comincia nel 1990 – dice – quando Enrico Bellezza e altri cinque soci decidono di darle vita. Fino al 2016 la parte di Novara comprendeva anche la sezione di Vercelli e del VCO. Nel 2006 Eugenio Bonzanini diventa capo-delegazione, i soci erano una ventina>>.
Qualche anno dopo, nel 2009, Matteo, con l’aiuto di Gianfranco Merciai, fonda il gruppo giovani, che ora conta ben sessanta componenti under 30.
<<Attualmente – spiega – la delegazione di Novara ha sotto di sé anche il gruppo dell’Alto novarese e delle Colline torinesi, e conta circa 2000 iscritti>>.
Il FAI non si occupa di valorizzare solo i monumenti, ma è sensibile a <<tutto ciò che è cultura e al patrimonio paesaggistico e culturale italiano>> afferma Matteo Caporusso. Organizza eventi mirati che fanno da riflettore su realtà che devono essere valorizzate.
<<L’emergenza Covid ha provocato una perdita di undici milioni di euro al FAI nazionale – dice Caporusso – Questa perdita ricade su tutte le delegazioni locali: i fondi che noi raccogliamo vanno al FAI centrale, che poi decide dove e come gestirli. Questa emergenza ha bloccato le iscrizioni, gli eventi e le aperture dei beni>>.
Il FAI nazionale possiede trenta beni, tra castelli e palazzi, e sessanta sono in concessione: spende annualmente sei milioni di euro per mantenerli. È una cifra consistente, che richiede un notevole impegno economico.
<<Durante l’anno – spiega Matteo – apriremo molti di questi beni per dare ai cittadini la possibilità di entrare e di visitarli. Purtroppo però non potremo più avere gruppi di ottanta persone, come in passato: al massimo saranno gruppi di quindici persone e dobbiamo fare i conti con una grande burocrazia legata alle inevitabili norme anti-Covid applicate in questo periodo. Ma noi – continua – non ci abbattiamo: penso che questo sia un momento utile per creare dei progetti che rilancino il nostro Paese, esaltandone la sua indiscutibile bellezza>>.

 

Davide Crudele

Una parte della delegazione giovani
La delegazione giovani assieme a Giuseppina De Vito