CDO Insubria: «Facciamo investimenti costruttivi»

Guido Bardelli, Presidente CDO Insubria

«Come ha detto Papa Francesco, ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati»

In relazione al dibattito che si sta sviluppando attorno alle risorse previste dal piano nazionale per la ripresa economica Next Generation EU e in particolare a riguardo delle ricadute potenzialmente positive sul nostro territorio, Compagnia delle Opere Insubria, associazione d’impresa che raccoglie circa 1400 realtà imprenditoriali e professionali presenti sul territorio delle provincie di Varese, Novara e Verbano Cusio Ossola, ha colto l’invito, consapevole, oggi più che mai, che la ripartenza non potrà che avvenire con il fattivo contributo di tutti, come sottolineato anche dal documento proposto dall’amministrazione comunale varesina. Secondo un metodo di confronto che ha sempre caratterizzato la nostra associazione, il nostro vuole essere un contributo per segnalare i temi prioritari sui quali concentrare gli sforzi e far in modo che le prossime generazioni e il sistema paese possano trarne beneficio. Non si tratta solo di evitare “debito cattivo”, come ci ha ricordato il Prof. Mario Draghi nel suo intervento al Meeting di Rimini del 2020, bensì parliamo di effettuare “investimenti costruttivi e generativi”.

Educazione e formazione

L’educazione è il motore dello sviluppo umano e sociale. Per tale motivo continuiamo a ritenere fondamentale che il modello educativo e formativo debbano migliorare per permettere alle generazioni future di poter essere “competitive” nel mercato, in termini di conoscenze e professionalità. Per fare ciò, è necessario che tutti gli attori sociali in gioco possano collaborare insieme, affinché il gap possa essere colmato. La scuola, grazie alla sua autonomia, deve sviluppare modelli educativi innovativi, diventando così luogo di collaborazione per le imprese del territorio, formando e accompagnando persone con hard e soft skill utili al mercato. Con lo stesso spirito le aziende devono essere disponibili ad una collaborazione con le scuole, per fare in modo che si possano generare dei “vivai” per individuare i campioni del futuro. Emerge dunque la necessità che si impari a “lavorare insieme”, perché solo in questo modo saremo in grado di rendere il binomio scuola/impresa un fattore determinante per la nostra economia e per il nostro sistema sociale. Esistono nel nostro territorio esempi che vanno in questa direzione; pensiamo all’ITS Lombardo Mobilità Sostenibile che vede la collaborazione di enti di formazione, associazione d’impresa, università e istituzioni pubbliche. Un ulteriore tema riguarda l’adeguamento dell’edilizia scolastica che in molti comuni è vetusta ed inadeguata. Per questo riteniamo che la rigenerazione urbana non possa prescindere dall’individuazione di aree sulle quali realizzare nuovi plessi di edilizia maggiormente interconnessi con le infrastrutture del servizio pubblico ed ai cluster produttivi; fatti urbani in grado di esprimere la volontà e la speranza di una società civile che mette al primo posto l’attenzione per le giovani generazioni. In proposito esempi virtuosi sono gli investimenti realizzati per alcune scuole paritarie e pubbliche a Varese, Busto Arsizio, Legnano, Novara e Gallarate. Pensiamo dunque che i fondi del Next Generation EU debbano sostenere tutti i progetti che siano capaci di far emergere i bisogni delle imprese da un lato, e dall’altro sostengano le scuole in grado di generare e sviluppare piani formativi virtuosi.

Un sistema che lavora e produce valore 

Le eccellenze della tradizione imprenditoriale del nostro territorio necessitano di interventi di natura strutturale per garantire la possibilità di nuovi posizionamenti nel contesto economico e politico europeo ed internazionale. Questo non può avvenire premendo un interruttore però… A tale proposito segnaliamo l’esperienza maturata in questi anni all’interno della nostra associazione che ci porta a chiedere una riflessione attenta a partire dal seguente punto: L’implementazione di progettualità innovative per la realizzazione di una zona economica speciale nella regione insubrica. Le zone economiche speciali sono uno strumento di promozione dello sviluppo economico, industriale e territoriale, nato oltre 50 anni fa su iniziativa dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Oggi nel mondo sono presenti oltre 4000 ZES (fonte ISPI) e “solo” 90 in Europa. Elemento comune e chiave fin dal primo momento è stata la leva fiscale. Questo però non può bastare! Suggeriamo una riflessione sull’esperienza fatta in Polonia, che alcune nostre aziende associate stanno vivendo. Nate nell’anno 1994, le ZES hanno sempre permesso investimenti e conseguenti vantaggi fiscali in alcune aree circoscritte del territorio polacco. Nel maggio del 2018 è stata introdotta una nuova e specifica normativa che sostituisce la precedente. Naturalmente, la leva fiscale rimane elemento attrattivo e strutturale di questo strumento, ma nel tempo ad essa si sono collegate altre “utilità”, per esempio un accelerato supporto burocratico per chi investe. Facendo tesoro di oltre 24 anni di esperienze, sono stati introdotti nuovi e moderni criteri di eleggibilità, necessari per beneficiare di queste agevolazioni. Non parliamo solo del livello di capitale investito ed il numero di personale impiegato, come fu in origine, bensì di criteri che considerano le innovazioni introdotte, la qualità della scolarità del personale assunto (tecnici diplomati e laureati), le infrastrutture, il rapporto con le università ed i centri di ricerca, il livello di esportazione dei beni prodotti, il possesso di certificazioni green e/o certificazioni B Corp. Questi fattori diventano elementi strutturali e discriminanti per godere o meno dei benefici previsti. La logica che sottende queste scelte consiste nell’agevolare investimenti che tendano alla generazione di un elevato valore aggiunto nel paese e per le persone che lì vivono.

La sfida è certamente complessa, ma come ci ha ricordato un anno fa Papa Francesco “Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati ma, nello stesso tempo, importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. E ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo. Ma solo insieme. Nessuno si salva da solo.” Noi ci siamo!!! 

Associazione Compagnia delle Opere Insubria