Pasquino al lavoro per fare rete con le aziende

Marco Pasquino, Direttore di CNA Piemonte Nord, spiega l’importanza della coesione tra imprese 

Il 2020 ,grazie principalmente all’emergenza da Covid-19, è stato un momento molto difficile per l’intera economia mondiale. In particolar modo lo è stato per quella italiana, che negli ultimi anni ha visto nelle produzioni di impresa un lievissimo rialzo in confronto ad altri importanti Paesi Europei ed “ex” Europei, come Germania, Francia e Regno Unito. Questa pandemia, dall’altra parte, ha come enorme lato positivo quello di aver permesso alle aziende di apprendere nuovi strumenti per poter affrontare e gestire i momenti di crisi.

Visto che le PMI (Piccole Medie Imprese) rappresentano per definizione il “motore trainante” del Bel Paese, quali sono le sfide che dovranno vivere nel prossimo futuro? Che strumenti devono adottare per gestire la crisi? E per i giovani che vogliono fare impresa quali sono le soluzioni da adottare?

A queste domande risponde il neo Direttore di CNA (Confederazione Nazionale Artigianato e Piccola Media Impresa) Piemonte Nord Marco Pasquino.

«Il 2020 è stato sicuramente un anno impegnativo, che ci ha visto in prima linea-7 giorni su 7- per fornire supporto ed informazioni a tutti i nostri associati. Detto questo, non si può nascondere che il problema economico che stiamo vivendo in questa fase stia colpendo alcuni settori più di altri. La maggior difficoltà per le imprese sarà certamente l’indebitamento nel medio periodo. Quando tutte le misure assistenziali attuate dal Governo finiranno (come la cassa integrazione per i dipendenti), ci sarà una selezione forte sul mercato che potrebbe portare ad una patrimonializzazione delle aziende, con piccole imprese che ne assorbono altre per diventare più competitive.

Covid a parte, per chi volesse creare impresa la grossissima burocrazia che c’è in Italia non facilita di certo il compito. Inoltre – cosa incredibile a credersi – ci sono molti mestieri in cui si fa fatica a trovare persone che vogliono rilevare l’azienda (es. nelle aziende di termoidraulica)»

«Per i giovani il discorso è più sostanziale perché c’è un netto divario generazionale di imprenditoria dovuto al mercato ed al mondo che cambia. Nelle nuove generazioni la cosa che maggiormente mi colpisce è il calo di fiducia che si percepisce in loro. Non esiste ancora un contesto vero e proprio che possa spingere un ragazzo a mettersi in discussione. Il mercato sta cambiando velocemente e le nuove generazioni non toccano con mano il giusto “appeal” dell’apertura di una attività in proprio. Sono molto più attratti dal lavorare per brand molto più altisonanti». 

Cosa fare, quindi, per aiutare gli imprenditori a superare la crisi, ed ai più giovani ad aprire un’impresa?

«Le vie sono molteplici. Per quanto riguarda l’indebitamento delle imprese, il Sistema deve fare scudo a queste ultime, calmierando e spalmando la restituzione del debito, estendendo il monte del finanziamento sostenuto a più anni (non 6 ma 10 per esempio). Bisogna lavorare molto su una rete di connessioni tra imprese, collaborare con altri professionisti e mettersi in rete per cercare di affrontare mercati più grandi».

«Per quanto riguarda le nuove generazioni avvicinare le scuole alle esigenze del territorio, organizzando negli istituti o università incontri con imprenditori che raccontano la loro esperienza, la quotidianità dell’essere imprenditore, ricreando il substrato di cultura imprenditoriale che può aiutare in un futuro un giovane a realizzare le proprie idee. Inoltre è opportuno che venga creato un meccanismo che faciliti l’ingresso di nuove leve che vogliono rilevare un’azienda imparando un nuovo mestiere».

«Ultimo, non di certo per importanza, sarà cambiare i paradigmi culturali a cui si è abituati, ovvero abbandonare l’idea che si possa tornare al 2019 e partire con nuovi presupposti. La bravura dell’azienda sarà quella di capire ed adattarsi in base alle esigenze di mercato. Questo farà sicuramente una sostanziale differenza nel lungo periodo.

Come associazione ci batteremo per la sburocratizzazione, facilitando così l’ingresso nel mercato del lavoro e punteremo sull’attrarre i giovani all’apertura di una propria impresa.

Una cosa molto positiva di questo periodo- e lo dico con orgoglio – è essersi riscoperti come associazione un punto di riferimento per molte imprese e non c’è miglior soddisfazione che ricevere il riconoscimento delle persone per cui questo lavoro è stato fatto.

In conclusione sono molto fiducioso del periodo che ci attende, in quanto la resilienza di molte aziende permetterà loro di resistere e trovare gli strumenti a tutte le difficoltà che arriveranno con il tempo».

 

Alessandro Salvatori