A Novara da due mesi niente più misure del PM 10: lo segnala con una lettera arrivata in Redazione  l’ingegnere Fabio Tomei, presidente del Coordinamento ambientalista rifiuti Piemonte ( Carp Novara onlus)
La lettera:
Egregio Direttore,

sorprende che da più di due mesi, esattamente dal 4 agosto u.s., non siano più disponibili su internet le misure delle polveri sottili PM 10 e dell’ozono presenti nell’aria di Novara.
A mia memoria  questa assenza di dati non si è mai verificata nel passato, e credo che il Comune di Novara dovrebbe spiegare a tutti il perché di questo buio.
Esprimiamo preoccupazione per lo spegnimento successivo nel tempo  delle centraline dell’ ARPA , prima quella di l.go Leonardi, poi di quella  di v.le Roma, infine di quella di v.le Verdi.
In attesa di capire meglio le disposizioni permanenti, quelle che dovevano iniziare il 1.° ottobre u.s. nelle quattro Regioni della pianura padana per migliorare la qualità dell’ aria nel Nord Italia, chiediamo al Comune  che venga data risposta alle seguenti domande: primo, per quale motivo i dati del PM 10 e dell’ ozono nell’ aria non sono più disponibili; secondo, quando questi dati saranno nuovamente disponibili, tenuta presente  l’ imminente accensione dei riscaldamenti domestici; terzo, come e quando verranno applicate le misure di emergenza nei casi previsti dal ” semaforo padano”, cioè codice arancio, rosso, viola dopo rispettivamente 4 giorni, 10 giorni, 20 giorni successivi di sforamento del PM 10.
Fabio Tomei

Che cos’è il PM10

PM10 è un acronimo che significa Particulate Matter ≤ 10 µm, ovvero materiale particolato con dimensione inferiore o uguale a 10 micrometri; con la stessa origine ma dimensione ancora inferiore, viene considerato un potente inquinante anche il PM2,5. Si tratta in entrambi i casi di materiale allo stato solido o liquido, disperso finemente nella bassa atmosfera e particolarmente stanziale in condizioni meteorologiche simili a quelle attuali.

L’origine di tale particolato può essere naturale: ne fanno parte, per esempio, il particolato espulso durante le eruzioni di vulcani, oppure i prodotti della combustione del legno sviluppati durante gli incendi, oppure ancora i pollini vegetali dispersi nell’aria in primavera. Non sono queste cause naturali, però, a destare preoccupazione in questi giorni invernali: la preoccupazione deve infatti provocarla il nostro forte legame con i combustibili fossili per l’autotrazione e il riscaldamento.

Nonostante si inizino a muovere passi decisi verso una maggiore sostenibilità ambientale, i combustibili fossili hanno ancora un ruolo innegabile nella nostra economia e per il nostro sistema energetico, benché il loro consumo sia in calo nei paesi occidentali. Proprio alla combustione di gasolio, kerosene e benzine dobbiamo la maggior parte del particolato in sospensione nell’aria.

Perché il PM10 dovrebbe destare preoccupazione per la nostra salute?

La IARC (International Agency for Research on Cancer) ha posto tutte le sostanze costituenti gli inquinanti atmosferici nel Gruppo 1 della sua classificazione insieme ai peggiori agenti carcinogeni in circolazione. Il particolato fine, in particolare, è pericoloso perché si insidia nell’organismo umano a livello del sistema respiratorio: minore è la dimensione del particolato e maggiore è la penetrazione all’interno del sistema, arrivando fino ai bronchi e agli alveoli nel caso del particolato più fine, inferiore quindi ai 2,5 µm. L’impatto sulla salute umana si manifesta con una maggiore incidenza dei tumori, specie quelli polmonari ma anche al colon e all’intestino, con marcate differenze in base alle abitudini pregresse dei soggetti osservati e alla loro professione, nonché alla prossimità alle zone dove la concentrazione di PM è maggiore.

Altri dati interessanti in merito alla pericolosità di questo inquinante si possono trarre in una recente pubblicazione della EEA (European Environmental Agency) in merito alla qualità dell’aria in Europa.  Si stima che il PM 2,5 abbia causato in Europa nel 2012 circa 432.000 morti premature dovute alla lunga esposizione a tale inquinante, causando l’aumento di malattie respiratorie croniche e malattie cardiovascolari; insieme alle morti premature per l’esposizione a ossidi di vario tipo e ozono, tale numero cresce oltre il mezzo milione di morti e contribuisce all’abbassamento dell’aspettativa di vita degli europei.

Per il nostro Paese, la recente “Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute in Italia” (giugno 2015) ha evidenziato come i decessi attribuibili all’esposizione del PM siano diminuiti sensibilmente dal 2005 ad oggi, con scenari promettenti verso il 2020. Si tratta ancora tuttavia del 7% dei decessi per cause non-accidentali e il 65% di questi è concentrato al nord Italia.

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