“Migliorare il ciclo dei rifiuti porta benefici”

Locarni: “Un ciclo dei rifiuti efficiente accresce la qualità della vita urbana e garantisce occupazione”

RIfiuti. Aldilà delle proprie convinzioni personali, bisogna prendere in carico tali tematiche partendo dai numeri della gestione. Basti pensare come nel 2018 sono partiti dalle regioni del Sud oltre 20mila camion carichi di rifiuti verso il Centro-Nord. Questo “esodo” comporta gravi costi economici e ambientali, senza contare un eccessivo ricorso alla discarica: nel Mezzogiorno oltre il 40% dei rifiuti viene ancora smaltito in questo modo e al contempo la vita residua delle discariche in esercizio si stima che dovrebbe esaurirsi nel 2022. Sono alcuni degli elementi che emergono dalla ricerca “I fabbisogni di trattamento dei rifiuti urbani nel Sud” realizzata da Utilitalia e presentata in occasione del Green Symposium di Napoli. L’attuale scenario si traduce nei cosiddetti “viaggi dei rifiuti”: nel 2018 sono stati 25mila i tir a partire verso gli impianti del Centro Nord, e altri 10mila si sono mossi tra regioni del Sud. Ciò si è tradotto in oltre venti milioni di chilometri percorsi, con importanti costi: dal punto di vista ambientale, con l’emissione di 14mila tonnellate di CO2 equivalente, ed economico, con 75 milioni di euro aggiuntivi sulla Tari pagata dai cittadini. Il maggiore impatto ambientale nel sistema del trattamento dei rifiuti è costituito dalle discariche, soprattutto per le emissioni di CO2. Al momento il Sud avvia a discarica circa il 40% dei rifiuti urbani trattati, contro una media nazionale è del 20,2%, mentre l’Unione Europea ci impone di scendere al di sotto del 10% entro il 2035. Ricordando che la vita residua delle discariche del Mezzogiorno si stima sia di soli due anni: entro il 2022 saranno esaurite. Nello specifico, nel Mezzogiorno la realizzazione degli impianti di trattamento del rifiuto organico, oltre a chiudere il cerchio dei rifiuti a livello macro-regionale, permetterebbe di produrre oltre cento milioni di metri cubi l’anno di biometano: un quantitativo in grado di soddisfare la necessità di riscaldamento di oltre centomila famiglie, con un risparmio di più di 250mila tonnellate di CO2 l’anno. La realizzazione degli impianti di termovalorizzazione consentirebbe la produzione di oltre  un milione di megawatt/ora di elettricità ,la metà dei quali rinnovabili, che potrebbero soddisfare il fabbisogno energetico di oltre 200mila famiglie, con un risparmio di 250mila tonnellate di CO2 annue. Questi potenziali risparmi di CO2 contribuiscono al rispetto degli impegni assunti dall’Italia per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti nell’accordo di Parigi. Senza impianti di digestione anaerobica e senza termovalorizzatori non si chiude il ciclo dei rifiuti e non si fa economia circolare, mettendo in difficoltà lo stesso riciclo. Un ciclo dei rifiuti efficiente toglie spazi di manovra alla criminalità organizzata, accresce la qualità della vita urbana e garantisce anche un circolo virtuoso per l’occupazione.

 

Gian Carlo Locarni