Ridurre oltre il 55% le emissioni di gas serra

Dobbiamo accelerare la riduzione delle emissioni se vogliamo affrontare la sfida del cambiamento climatico

La Commissione europea vuole aumentare l’obiettivo di riduzione delle emissioni 2030 almeno al 55%, sta lavorando a un Carbon Border Adjustment Mechanism per tassare la CO2 sulle importazioni e vuole che il 37% di NextGenerationEU sia speso direttamente per gli obiettivi del Green Deal europeo, almeno 225 miliardi di euro dei quali saranno raccolti tramite obbligazioni verdi.

Questo quanto detto dalla presidente Ursula von der Leyen nel discorso dello stato dell’unione, al centro del quale ha posto la questione climatica, come pure nel programma di lavoro della Commissione per i prossimi 12 mesi che l’esecutivo comunitario ha trasmesso al Parlamento Ue. 

Il ministro dell’Ambiente  Sergio Costa “L’Italia sostiene con convinzione la nuova proposta di riduzione delle emissioni nel 2030 ad almeno il 55% rispetto al 1990 presentata dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen”: lo afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. 

Il WWF chiede un obiettivo per il 2030 che arrivi almeno il 65% – Nonostante questo sia un passo avanti cruciale, non è ancora sufficiente per affrontare la gravissima crisi climatica: il WWF chiede un obiettivo per il 2030 che arrivi almeno il 65%. L’organizzazione ambientalista parla anche di ambiguità: non è chiaro, infatti, se la proposta finale trasformerà l’attuale obiettivo di “emissioni” in un obiettivo di “emissioni nette” – il che significa che verrebbe incluso l’assorbimento di anidride carbonica da parte delle foreste e del suolo. Se così fosse, questo non solo sarebbe in contrasto con la stessa Legge sul Clima in corso di approvazione a livello UE, che non fa riferimento alle rimozioni di CO2 come parte integrante dell’obiettivo ma, peggio ancora, falserebbe fortemente le ambizioni UE sul clima. 

Scettico anche il Senatore Paolo Arrigoni, responsabile del dipartimento energia della Lega, al quale a precisa domanda risponde: “Siamo preoccupati per la decisione che assumerà a breve l’Europa che nel voler perseguire la neutralità climatica al 2050 ha intenzione di ridurre ulteriormente le emissioni di Co2 al 2030 – ha sottolineato Arrigoni – Non più l’obiettivo del 40 ma il 55 o persino il 60% come votato la settimana scorsa dal Parlamento Europeo.

Il nuovo obiettivo stravolgerà i PNIEC appena approvati degli Stati Europei, che dovranno così rivedere al rialzo gli già sfidanti obiettivi al 2030 che per l’Italia erano già lontani dall’essere raggiunti, ma soprattutto impatterà sui Piani industriali delle imprese mettendo in pericolo i posti di lavoro. 

E questo ci preoccupa perché uno Stato amico dovrebbe garantire lo sviluppo secondo il principio della neutralità tecnologica e non stressare le imprese che rischiano di arrivare al 2030 e 2050 stremate e senza risorse perché anticipate in tecnologie non mature. Anche perché, essendo globale la competitività, globale deve essere la lotta ai cambiamenti climatici che dunque non deve farla solo l’Europa responsabile del 10% di emissioni”. 

 

Gian Carlo Locarni 

giancarlo.locarni@gmail.com