Mi è stato chiesto quali fossero i modelli a cui mi ispiro nella mia vita e nella mia attività amministrativa e se avessi un motto che uso regolarmente.

Domande, queste, a cui rispondo con molta facilità.

Tutti sanno che il motto che cito in ogni occasione e che uso ogni volta che posso è: “UNITI SI VINCE”. 

Tre semplici parole che racchiudono però il senso di cosa significhi per me essere una Comunità e lavorare affinché la Comunità in cui si vive possa crescere giorno dopo giorno grazie all’impegno di tutti i suoi componenti.

Sono profondamente convinto che ognuno di Noi abbia delle qualità e che se la qualità o le qualità che abbiamo le mettessimo anche al servizio degli altri, il nostro Mondo, che poi è la nostra Comunità, non potrà fare altro che migliorare.

Per questo motivo “Uniti si Vince”: insieme possiamo ottenere grandi risultati e vivere in un mondo migliore di quello che abbiamo trovato. Ovviamente, il mio motto lo applico quotidianamente nella mia attività di Sindaco, cercando di coinvolgere ogni singola persona per far si che la nostra Città diventi sempre più bella e accogliente.

Non ho invece “miti” a cui mi ispiro, credo che ogni uomo, anche il più grande, abbia pregi e difetti in quanto uomo e che solo elevando in assoluto le proprie qualità e mettendole al servizio degli altri si possa effettivamente essere “grandi”.

Ci sono però due persone che hanno profondamente segnato la mia vita, fin da giovane, e che hanno condizionato le mie scelte del passato e del presente.

Nel 1992 avevo tredici anni e, quell’anno, in Italia accaddero tre cose importanti: tangentopoli, crisi economica e gli attentati a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino. In quell’anno così complicato per il nostro Paese, decisi che andava fatto qualcosa. Decisi che non si poteva rimanere inermi difronte a tali vicende, non si poteva lasciar vincere il male sul bene.

Falcone e Borsellino erano due uomini, come noi, ma la differenza rispetto a molti è che erano due uomini di Stato che per lo Stato, cioè per Noi, erano disposti a dare anche il bene più prezioso: la vita. La loro morte ha segnato le mie scelte, sono diventato avvocato e, appena ne ho avuto la possibilità, ho scelto di fare il Sindaco e di occuparmi della mia Comunità seguendo il loro esempio, per far vincere sempre il bene su furbi, delinquenti e arrivisti.

Ora nel mio ufficio c’è un quadro che mi è stato regalato sul quale sono ritratti Falcone e Borsellino che, come due angeli in cielo, guardano la nostra Città e me mentre parlo, è un piccolo simbolo che mi porto dietro per far si che chi entra in ufficio, possa comprendere fin da subito quanta importanza hanno libertà, verità e giustizia per me.

Un’altra persona a cui mi ispiro nella mia azione e che, seppur brevemente, voglio ricordare è Nelson Mandela. La sua determinazione nel difendere la libertà del suo popolo, nonostante gli anni di prigionia, per me è un modello fondamentale che racconto sempre ai ragazzi delle scuole, come racconto le vite e le storie di Falcone e Borsellino, per non dimenticare mai.

Chi entra nel mio ufficio trova un altro quadro su cui è riportata una scritta, parte di una poesia letta spesso da Nelson Mandela, con questa frase chiudo queste brevi riflessioni.

Da Invictus: “Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita. Io sono il padrone del mio destino, Io sono il Capitano della mia anima.”.

Daniele Baglione

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