Perché una persona decide di fare il Sindaco? Questa è la domanda fondamentale.

Le risposte sono molteplici e tutte valide. La risposta può essere più “istituzionale” come “per dare l’impegno alle istituzioni” o più “famigliare” come “credo che amministrare sia come gestire la propria famiglia” oppure “cavalleresca” come “per fare rispettare la volontà delle persone per cambiare il paese”.

Ebbene nulla di tutto questo, piuttosto un insieme di presupposti come ragione, coraggio e pazzia. Perché all’inizio dell’avventura il coraggio è la dote più richiesta, coraggio che richiede nel calarsi in un nuovo ruolo della mille sfaccettature e con altrettante responsabilità dirette, come bilancio e salute pubblica ed indirette come la socialità ed i servizi alla popolazione.

Una volta che si prende coscienza del ruolo, prevale la ragione, capire le necessità ed adattarle alla capacità di risposta che un ente come il Comune ha verso i propri cittadini. Alla fine, prevale la pazzia dell’impresa, giornate rubate ai propri cari, discussioni, grattacapi, problemi e soprattutto una faticosa empatia con il prossimo sempre più difficile da raggiungere.

Dopo tutto, si pensa che non si è il solo ad affrontare tele destino, in Italia siamo 7954 Sindaci e che nessuno è più bravo o meno, ma semplicemente si lavora per fare il meglio possibile nelle difficoltà del quotidiano. L’ispiratore della mia avventura come Sindaco risale al lontano 1995 quando allora venticinquenne venni contattato dall’allora Sindaco Roberto Uglioni per fare parte della nuova squadra che avrebbe affrontato le elezioni nello stesso anno. Le elezioni furono vinte da un’altra lista, ma la figura del Sindaco Roberto Uglioni mi è sempre rimasta cara.

Era stato il mio maestro elementare, quindi per mè rimaneva comunque un riferimento. Democristiano, faceva del pragmatismo la sua arma migliore, sempre attento a tutti, ricopriva il suo ruolo con una leggerezza ed una sicurezza invidiabili.

Erano altri tempi, meno complicati e contorti, ma la sua capacità di decidere rimane per me ancora un esempio. Non aveva un motto o un modo di essere particolare, è stato, semplicemente un uomo che ha investito tempo e risorse per la propria comunità, perché credeva nelle istituzioni. Una persona corretta che ha fatto del suo meglio (e l’ha fatto molto bene) per il proprio paese. 

Davide Temporelli

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