Ristrutturazione ed efficientamento, adesso la Casa del Divin Redentore è sostenibile

È grazie ad un grande progetto "4.0" che il sogno di Rina Musso è finalmente pronto per diventare di nuovo realtà

La novarese Rina Musso aveva un sogno: una casa di accoglienza per ex carcerati, persone che avevano scontato la loro pena e che cercavano un punto da cui ripartire per essere riabilitati nella società. Nasceva con questo spirito, nel 1951 – grazie alla donazione dell’immobile e del terreno da parte del commendatore Carlo Doppieri e grazie all’offerta in denaro dell’industriale Mario Pavesi – il complesso della Casa del Divin Redentore a Novara. L’immobile in via Ansaldi 6 rimase attivo con questa funzione per numerosi anni; poi, anche a seguito della morte di Rina Musso, cadde in declino e nei decenni successivi venne utilizzato prima dall’Asl e poi dalla Caritas. 

Fino al 2015, quando la Diocesi diede l’immobile in comodato d’uso alla cooperativa Emmaus guidata da Don Dino Campiotti. L’obiettivo di quest’ultimo è riportare il complesso al suo uso originario, ovvero l’accoglienza di ex carcerati ma non solo: anche ad esempio di padri separati in condizioni di emergenza abitativa. 

L’ingente ristrutturazione dell’immobile, necessaria al fine di riorganizzare gli spazi, efficientarli e così abbattere i costi di gestione, è stata finanziata grazie a un’eccezionale opera di crowdfunding, che ha consentito di raccogliere la cifra a 6 zeri necessaria per l’opera. Il cantiere è quasi giunto agli sgoccioli e visitandolo si può immaginare perfettamente l’aspetto che l’edificio assumerà a lavori terminati. Dunque, accompagnati dal vicepresidente Pierluigi Migliavacca, dal progettista ingegnere Paolo Guazzini e dall’installatore Fabio Ciprian della Moro & Ciprian Snc, iniziamo il tour nella struttura, partendo da “Sartoria È”, dove le donne in situazione di disagio economico e/o sociale acquisiscono maggiori fiducia in sé stesse, competenze professionali e dignità, grazie al lavoro. Il risultato è una fiorente attività sartoriale che lavora per conto terzi per l’industria del lusso. 

Attraversiamo i banchi dove le operose donne lavorano ed il rumore delle macchine da cucire ci accompagna lungo tutto il percorso: il locale è molto ampio ed i soffitti altissimi, eppure la temperatura è perfetta. Merito della coibentazione dell’edificio e degli infissi a triplo vetro. Inoltre, nonostante stiamo parlando a gran voce, non c’è eco perchè tale problema, prima presente, è stato risolto con delle lastre di materiale fonoassorbente che pendono dal soffitto. 

Procediamo oltre e usciamo all’aria aperta, dove ci ritroviamo nel contesto di un grazioso cortile, accanto a cui si trova l’orto sociale (biologico) della Bicocca, le cui produzioni a chilometro zero risultano molto apprezzate dai novaresi. A noi però interessa entrare in “sala macchine” e scoprire le caratteristiche dell’impianto energetico che alimenta l’intera struttura. Dunque, l’ingegnere Sguazzini ci indica il pozzo di prelievo, ovvero il punto in cui una pompa a immersione scende giù nel terreno, a 40 metri di profondità per attingere acqua. È questa il sistema geotermico. L’acqua arriva così fino allo scambiatore di calore, dove cede 4 gradi all’acqua dell’impianto, per proseguire poi con la temperatura di 8 gradi fino al serbatoio interrato da cui viene prelevata per l’irrigazione dell’orto, per i servizi igienici dell’intero immobile e per l’eventuale utilizzo da parte dei Vigili del fuoco in caso di necessità. Poi, quando questa grande vasca è piena, l’acqua in eccesso viene ceduta nuovamente al terreno, mediante pozzo di restituzione, a 40 metri di profondità. Quindi l’acqua “viaggia”  in circolo: ciò che viene prelevato dall’ambiente e non viene completamente utilizzato si restituisce all’ambiente. 

La pompa di calore Hoval – installata dalla ditta Moro & Ciprian di Novara – regola il riscaldamento dell’edificio, scalda l’acqua grazie all’impianto solare termico sul tetto ed è alimentata dal pannello fotovoltaico che produce energia per il suo funzionamento. In questo modo, oltre ad avere un considerevole risparmio economico, con l’abbattimento dei consumi, si produce anche l’azzeramento delle emissioni nocive in atmosfera. Inoltre, l’impianto si autoregola a seconda delle previsioni meteo e la sua gestione può avvenire anche da remoto. 

Procediamo ed entriamo nella palazzina destinata al progetto di housing sociale: qui l’impianto di ventilazione meccanica controllata (VMC) consente il costante ricambio d’aria senza dover mai aprire le finestre e inoltre, in questo modo, la temperatura interna non subisce mai sbalzi. Se un ospite, all’interno di un alloggio, inconsapevolmente aprisse la finestra, l’impianto di climatizzazione automaticamente si spegnerebbe, così da evitare sprechi energetici. Inoltre, nelle unità abitative, i fornelli sono a induzione, così da favorire ancora maggiormente la salubrità dell’ambiente, evitando la dispersione di polveri sottili. 

Il nostro tour termina qui: abbiamo toccato con mano la sostenibilità economica ed ambientale di questa struttura ed abbiamo capito che è proprio grazie alla vision “4.0” che il sogno di Rina Musso può diventare finalmente di nuovo realtà. 

Sabrina Marrano