Sant’Egidio: “Prendiamoci cura dei nostri anziani”

Anziani, senza fissa dimora e altre fragilità ne abbiamo parlato con Daniela Sironi e Giorgio Musso della Comunità di Sant’Egidio.

f.z.- Da molti anni le ragazze e i ragazzi dei Giovani per la Pace seguono gli anziani delle Case di Riposo e non solo, e grazie ai piccoli gesti, da volontari andando a incontrare gli anziani organizzando feste per i compleanni, per le ricorrenze, si viene man mano a creare un’amicizia riscoprendo così l’importanza che può avere per i più giovani la vicinanza con gli anziani. Quest’amicizia non si ferma col coronavirus, ed è importante non lasciare gli anziani soli, coi telefoni e con le videochiamate o con le visite in sicurezza quando possibile.

Va ripensato tutto il sistema delle Rsa, questa emergenza ha reso ancora più evidente le sue carenze ” afferma Daniela Sironi della Comunità di Sant’Egidio di Novara. Sarebbero ottimali dei servizi di cohousing, di assistenza domiciliare e  residenziali per anziani, le Case di Riposo soprattutto quelle di dimensioni troppo grandi, rischiano di essere dei luoghi anonimi dove l’anziano viene scartato mentre le persone anziane hanno bisogno di vivere in un ambiente familiare che possono a tutti gli effetti chiamare “casa”.

 

Il coronavirus ha conseguenze particolarmente gravi per tutti i soggetti fragili ma potrebbe anche essere in realtà un’occasione per ripensare a come trattiamo queste fragilità: i senza tetto che non possono osservare l’ordinanza di restare a casa rischiano paradossalmente di andare incontro a delle sovvenzioni, a questo proposito a Novara è presente il dormitorio ex Campo Tav di via Alberto da Giussano dove i volontari continuano a prestare servizio, a Pavia il palazzetto dello sport, il Palaravizza  è stato adibito a dormitorio grazie alla collaborazione fra Comune, Comunità di Sant’Egidio, Caritas, Croce Rossa e Ronda della Carità; si potrebbe riflettere su quale rapporto ci sia fra sicurezza e abbandono nelle carceri, spesso come spiega Giorgio Musso   le carceri sono dei luoghi pieni di sofferenza e umanità, ma i carcerati dovrebbero essere trattati come persone, per pensare a vie di reinserimento nella società cercando la sicurezza nell’integrazione e non nell’abbandono; La Scuola della Pace insegna grazie ai doposcuola il valore dello studio e dell’integrazione: ma se non siamo in grado di essere in pace fra noi adulti, come possiamo pretendere di insegnare la pace ai più giovani?

Federico Zancaner

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