Un sentiero novarese: itinerario intorno al fiume Ticino

Villa Picchetta

Cameri, la valle del Ticino è uno degli scrigni naturalistici del Piemonte e della provincia di Novara

Quarantadue anni fa nasceva il Parco naturale della Valle del Ticino che è riuscito progressivamente a prendere coscienza di sé e a diventare sempre più autonomo ed attrezzato. Tutto questo è stato possibile grazie all’esperienza pluriennaledell’omonimo Ente di Gestione regionale ma soprattutto grazie alla passione e all’esperienza di tutti gli operatori del parco che quotidianamente lavorano affinché la popolazione possa usufruire della freschezza e della quiete bucolica di tale perla locale. Abbiamo incontrato il guardiaparco Giovanni Liberini che ci ha calorosamente guidato alla scoperta di un percorso emozionante ed innovativo adatto agli appassionati dei percorsi boschivi, ai ciclisti ma non solo. Partendo dalla storica Villa Picchetta, il percorso che costeggia il Ticino, arriva fino al Mulino Vecchio di Bellinzago attraversando la storia, la cultura e la flora di un novaresado spesso dimenticato.

Il percorso parte dalla Villa Picchetta, cinquecentesca dimora signorile abitata da ricche famiglie milanesi e dai potenti gesuiti. La sua forma ad U, i ricchi affreschi e i giardini che cingono la villa fungono da elemento di raccordo armonico con la natura circostante.

Ci spostiamo subito sulla pista ciclabile e Liberini ci spiega che «la valle del Ticino, soprattutto dal 2008 è trafficata in tutti i periodo dell’anno, con i naturali punti di massima nelle giornate festive» infatti sono molti i ciclisti e gli escursionisti a passeggio immersi nel verde boschivo che si fa sempre più fitto entrando nella natura. «La maggior parte sono escursionisti locali, ma non mancano persone provenienti dalla Lombardia e dall’area circostante» – spiega il guardiaparco che continua affermando che «i visitatori posso dividersi in: runners, ciclisti, fotografi amatoriali, raccoglitori di funghi, bagnanti nelle stagioni estive e cercatori d’oro». L’emozionante capitolo dei cercatori d’oro è un fenomeno ad oggi molto ridimensionato spiega la nostra guida che però in passato riscuoteva un discreto successo. L’oro si presenterebbe in discrete pagliuzze di circa un millimetro per una media stimata di 6 o 8 grammi per ogni tonnellata di sabbia setacciata.

Il percorso procede immerso tra i prati, che la nostra guida ci presenta come la tipica coltura del Ticino, utilizzata parecchio in passato ai fini dell’allevamento, settore oggi sempre in maggior difficoltà. «L’ambiente che vediamo oggi non è propriamente quello naturale ma è il risultato di un profondo intervento dell’uomo che ha alterato le condizioni primitive», espone Liberini. Accanto alle comuni viole ed alle ginestre dei carbonai sorgono infatti più o meno fitte siepi di bambù, evidente importazione asiatica per mano umana.

Il percorso si conclude presso il Mulino Vecchio di Bellinzago, struttura edificata nel 1545 e unico nella valle ancora funzionante il quale è stato reso visibile al pubblico dal 1985 e da allora richiama annualmente gruppi di scolari e di visitatori sia individuali che a gruppi.

Vito Nardulli.

Giovanni Liberini davanti al Mulino Vecchio di Bellinzago

Annunci