Un regalo per Gaudenzio: due delle sue prime opere, gli affreschi raffiguranti l, dipinti nel 1507 in Santa Maria delle Grazie, nella Cappella Scarognino, conosciuta come Cappella di Santa Margherita, sono stati restaurati a cura della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara e del Verbano-Cusio – Ossola e Vercelli e ricollocati sulla parete dalla quale erano stati staccati in un precedente intervento di restauro nel 1960.

Il degrado riscontrato sugli affreschi dipendeva innanzitutto dall’originaria collocazione sulla parete sud-ovest confinante con il muro esterno della chiesa.

L’acqua meteorica e quella filtrante dalle fondamenta della muratura aveva provocato danni, inducendo l’allora soprintendente, Noemi Gabrielli, a ricorrere all’estrazione dei dipinti dal muro: i dipinti furono staccati e collocati su strutture di supporto lignee, inadatte perché il legno è un materiale “vivo”, che mal si accompagna ad accogliere un affresco che è rigido, inoltre anche l’effetto visivo era fallace, poiché la chiodatura laterale delle tele di sostegno tese  su telai lignei, era un indizio errato e fuorviante rispetto alla tecnica di esecuzione delle opere.

Dopo il restauro gli affreschi sono stati rimessi sulla parete originale, appoggiati su pannelli di fibra di carbonio. L’intervento è stato reso possibile grazie al contributo dei Lions Club del territorio, con capofila quello della Valsesia – che hanno finanziato la diagnostica, acquistato i materiali impiegati nel corso dell’intervento e realizzato la pubblicazione collegata al restauro – e con il sostegno del Comune di Varallo, che ha finanziato il trasporto dei due affreschi a Torino, nel laboratorio della Soprintendenza a Palazzo Carignano, e poi il ritorno nella chiesa varallese, per l’inaugurazione della Mostra: “Il Rinascimento di Gaudenzio”.

Hanno salutato il numeroso pubblico presente il Sindaco di Varallo, Eraldo Botta – che si è detto fiero di avere la responsabilità di un luogo tanto importante per l’arte italiana, come la chiesa di Santa Maria delle Grazie, della quale il Comune di Varallo è proprietario dal 1799.

Di aver contribuito ad un progetto condiviso che affianca l’Ente locale agli Uffici ministeriali, ringraziando le Suore Missionarie di Gesù Eterno Sacerdote per la pazienza e la disponibilità dimostrate nei confronti di questo importante progetto e della mostra gaudenziana, che ha portato alla collocazione del ponteggio per permettere ai visitatori di ammirare da vicino la grandiosa Parete affrescata – e il neo Presidente del Lions Club Valsesia, l’architetto Fabrizio Zamboni, che ha sottolineato come il progetto fosse subito stato accolto con entusiasmo e condiviso dai Lions Club del territorio.

Manuela Salvitti, Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara e del Verbano-Cusio – Ossola e Vercelli, ha spiegato perché questo sia stato davvero un intervento esemplare da molti punti di vista, che documenta l’attività di un Gaudenzio che era appena tornato a Varallo, dopo l’esperienza del viaggio a Roma, e risentiva dell’influenza dei pittori dell’Italia Centrale, reinterpretata attraverso la sua formazione lombarda, arricchendola di grande umanità.

Massimiliano Caldera, della Soprintendenza di Novara, Responsabile Area Funzionale Patrimonio Storico-Artistico, Direttore dei lavori, è anche il curatore del volume che illustra il complesso intervento: “Un restauro per Gaudenzio Ferrari”, con saggi dello stesso Caldera, che propone una lettura storico-critica dell’opera e del contesto in cui fu realizzata, di Benedetta Brison, storico dell’arte, che traccia una storia dei restauri tra Otto e Novecento, e tre saggi di Emanuela Ozino Caligaris e Anna Borzomati di tipo più tecnico, che illustrano la tecnica di esecuzione ed i materiali costitutivi, seguiti dall’anamnesi conservativa e stato di conservazione e dalla descrizione dell’intervento di restauro vero e proprio, il tutto documentato da una ricca serie di tavole a colori.

Caldera nel suo intervento ha sottolineato come: “La cultura artistica di Gaudenzio si inserisce in una dinamica italiana di assoluto vertice”.

Emanuela Ozino Caligaris – restauratrice di grande esperienza e professionalità, che opera presso la Soprintendenza di Novara – impegnata in un lavoro lungo e complesso, affiancata dalla restauratrice Anna Borzomati, dopo aver ringraziato la Madre Superiora: “Che ha sopportato il trambusto portato nel loro silenzio”, ha svelato che coltivava questo sogno nel cassetto, intervenire su un’opera di Gaudenzio Ferrari e quindi ha espresso gratitudine nei confronti di Massimiliano Caldera che gliene ha offerto l’opportunità.

“Conoscere Gaudenzio così da vicino è stato davvero emozionante: il dipinto è stato studiato anche nella sua materia compositiva, le indagini a luce radente hanno permesso di leggere le trasformazioni della cappella con l’apertura di una finestra, attraverso la macrofotografia è stata evidenziata la tecnica di esecuzione, poi sono seguite le operazioni di pulitura e la complessa rimozione del supporto ligneo.

Attraverso un colloquio con il restauratore Jacopo de Dominici, è emersa la presenza di un quadernetto di appunti redatto da Renata Cantone, che aveva seguito il restauro del 1960, presso il Laboratorio Borotti di Novara, che si è rivelato uno strumento prezioso per conoscere l’intervento precedente”.

I due affreschi dopo il restauro sono stati presentati al Broletto di Novara dal 15 al 18 marzo, grazie alla collaborazione del Comune e in particolare del Sindaco Alessandro Canelli e del Settore Cultura e Tempo Libero, poi trasportati a Varallo e ricollocati nella posizione originaria.

La Soprintendente e la restauratrici si augurano che presto si possa intervenire anche sull’altro affresco del ciclo: la “Disputa di Gesù al Tempio”, perché sarebbe un’ulteriore occasione per approfondire la conoscenza del periodo giovanile dell’artista valsesiano, appena tornato dal viaggio a Roma, carico di entusiasmo e pronto a sperimentare quanto aveva appreso attraverso i numerosi contatti artistici e di amicizia: “E’ un pittore, che sta provando e sperimentando tecniche diverse”.

Al termine della presentazione la restauratrice ha invitato il numeroso pubblico presente ad entrare nella cappella, per ammirare da vicino l’opera di Gaudenzio e gli interventi di restauro eseguiti.

Piera Mazzone

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