Per star bene nelle relazioni si comincia da se stessi: possiamo scambiare con gli altri solo ciò di cui abbiamo fatto esperienza per noi stessi, ascolto compreso. 

Sul numero di dicembre 2018, anticipammo che per contattare le potenzialità dell’ascolto, in apparenza perdute, va sviluppata la capacità di ascoltare se stessi.

Ma davvero serve? Sì: questo movimento di attenzione verso di sé è fondamentale. Senza di esso, anche provandole tutte per far contenti gli altri, i risultati rischiano di rivelarsi a dir poco disastrosi, al punto che comunicare in modo efficace e star bene nelle relazioni pare un’impresa impossibile.

Ascoltarsi è un’abilità semplice (si basa sul naturale incontro con la propria autenticità) e complessa (raramente ci viene insegnato come rimuovere gli ostacoli che ce lo impediscono); fare il primo passo, consiste nel diventare consapevoli e scegliere di domandarsi «Chi sono io? Come sto? Che effetto mi fa quando accade quella cosa?» con l’intento di portare sullo sfondo il pensiero e per far emergere le nostre emozioni e sensazioni fisiche. Ciò ci permette di stare nel Qui&Ora e portare attenzione a ciò che accade nel presente, accogliendolo così com’è, senza giudizio.

Ascoltarsi è difficile, certo. Ed è una difficoltà legittima, visto che è la paura a dirci «meglio non ascoltarsi», per proteggerci dal pericolo di percepire segnali che potrebbero indurci al cambiamento e sganciarci da posizioni scomode, sì, ma molto ‘rassicuranti’. È naturale e umano avere paura di ascoltare e accogliere le nostre emozioni: c’è il rischio di svegliare sofferenze nascoste e c’è il luogo comune che le emozioni siano una cosa sdolcinata e futile e se le esprimiamo possiamo sembrare deboli, ridicoli e inaffidabili, con il pericolo di essere disprezzati e rifiutati. E, per fortuna, è solo un luogo comune: numerosi studi descrivono le emozioni come segnali di importanza vitale che il nostro organismo ci invia per farci orientare nel mondo esterno e per organizzare in noi il significato che l’esperienza assume nella nostra visione della vita. Come dire: noi siamo piloti di un aereo e le emozioni e le sensazioni fisiche costituiscono la strumentazione di bordo che ci permette di scegliere sensatamente la rotta, conoscere l’altitudine, la velocità e il livello di carburante.

Quindi: se decidiamo di ascoltarci, di attraversare la paura di sentire, abbandonando le limitazioni che ci autoimponiamo, non abbiamo nulla da perdere, anzi! Avremo a disposizione con chiarezza tutti i dati (emozioni e sensazioni fisiche, e le intuizioni che su di esse si appoggiano) per muoverci al meglio lungo il nostro cammino: non perderemo l’altro ma lo ritroveremo in relazioni più autentiche. Perderemo le nostre convinzioni e credenze, ma per trovare la consapevolezza e la padronanza che rendono la vita più leggera ed efficace.

Carla Lorizzo

girl with a tattoo on his back against the sea

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