Non sono stata allieva né collega di Maria Godio, eppure in occasione dei pochi incontri alla Società Valsesiana di Cultura, risalenti ormai a molti anni fa, mi era rimasta impressa la sua pacatezza e l’interloquire elegante e ricco di contenuti, quindi ho avvertito l’obbligo morale di ricordarla, condiviso da molti che la stimavano, come Giulia Fuselli, Giuse e Rina Pizzetta, Anita Taraboletti e Mario Remogna, Presidente della Società d’Incoraggiamento, che hanno incoraggiato la stesura di questo breve profilo.

Maria Godio era nata a Crevacuore nel giugno 1920 ed è mancata il 4 settembre, a distanza di poco più di un mese dalla morte della sorella Franca, che aveva seguito per tutta la vita e con la quale aveva sempre vissuto.

Maria aveva insegnato a Novara presso una scuola media, dopo un anno si era trasferita a Borgosesia, alle Scuole Medie Marconi, dove presto divenne Preside, mantenendo questo incarico fino al 1985. La scuola era stata la sua vita: severa ma aperta e comprensiva, godeva della stima del Provveditore agli studi di Vercelli, che le aveva assegnato compiti difficili e impegnativi, ai quali lei non si era mai sottratta. Per molti anni fu l’apprezzata Presidente della Sezione Borgosesiana dell’UCIIM (Unione Cattolica Insegnanti Italiani Medie).

Il suo impegno si era manifestato anche a livello politico, infatti aveva ricoperto, anche se per un breve periodo, la carica di Consigliere nel Consiglio Comunale della Città di Borgosesia, in cui viveva ed abitava.

Maria Godio si era laureata all’Università Cattolica e parlava con grande ammirazione di Ezio Franceschini, latinista e accademico italiano, specialista di letteratura latina medievale, oltre che rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, successore di Padre Gemelli.

La sua tesi di laurea riguardava la toponomastica valsesiana e quindi ci accomunava l’interesse per l’evoluzione linguistica, essendomi laureata in filologia romanza con Giuliano Gasca Queirazza SJ, che fu un grande glottologo e filologo e avendo fatto una tesi sulla lingua degli Statuti Valsesiani, basandomi sull’edizione del Professor Carlo Guido Mor, che, quando nel 1957 fu eletto Presidente della Società Valsesiana di Cultura, la chiamò a far parte del Consiglio, invitandola a proseguire in quel filone di studi, per completare quello che avrebbe dovuto diventare il Dizionario Toponomastico Valsesiano.

Sul Bollettino n. 1/1991 del De Valle Sicida Maria Godio pubblicò: “Gli studi di toponomastica valsesiana in un progetto del Professor Carlo Guido Mor, nel quale illustrava il compito che era stato affidato al Professor Mordall’Istituto Geografico Militare di Firenze (del cui comitato scientifico faceva parte), di aggiornamento delle carte topografiche del nostro territorio. Mor, accettando l’incarico, aveva uno scopo ben più ampio: egli intendeva raccogliere molti toponimi per farne oggetto di studi storico-linguistici. Il materiale consegnato dai raccoglitori al Professor Mor nell’aprile del 1943, fu affidato a Maria Godio per essere riordinato e catalogato, ma lei purtroppo non riuscì a farlo. Nell’articolo l’autrice accenna ai nomi dei raccoglitori e ai nomi di coloro che avevano collaborato, i quali non essendo glottologi, talvolta avevano fornito etimologie fantasiose, auspicandosi che quelle schede, delle quali dava alcuni esempi, rivedute ed ampliate, fossero pubblicate: neppure in quella occasione, nessuno vi pose mano.

Le signorine Godio erano legate da una grande amicizia con il critico letterario fiorentino Geno Pampaloni, che insegnò per un breve periodo in Valsesia, e poi nel 1947 iniziò a lavorare in Olivetti come direttore della biblioteca aziendale, diventando poi direttore delle relazioni culturali e capo dell’ufficio della presidenza.  Dopo la morte di Adriano, Pampaloni lasciò lOlivetti, diventando dirigente editoriale presso importanti case editrici, nonché collaboratore di vari quotidiani, ma mantenne i rapporti con Maria e Franca.

Maria era una donna dinamica ed austera, che vestiva in modo elegante ed accurato, amava conversare con amici o conoscenti, facendo emergere il suo punto di vista in modo garbato, ma fermo. Data l’età ormai avanzata, viveva ritirata, ma era sempre ricordata dalle persone amiche con le quali aveva mantenuto i contatti, tra le quali in modo particolare la famiglia Caron di Vercelli, i parenti Gramegna e Godio, e Casimiro Debiaggi.

Piera Mazzone

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