Le imprese artigiane piemontesi della subfornitura preoccupate per la crisi dell’ex Ilva

Giorgio Felici, Presidente Confartigianato Imprese Piemonte: “Servono misure urgenti per salvaguardare imprese e posti di lavoro piemontesi”.

Le imprese piemontesi operanti in misura esclusiva o prevalentemente nel comparto della subfornitura sono circa 6.000, con un’occupazione di oltre 65.000 addetti. Di tali imprese, 3.000 sono artigiane con un occupazione tra titolari e dipendenti di oltre 7.000 addetti.

In Piemonte la subfornitura è una realtà diffusa su tutto il territorio e consolidata nel tempo, basandosi su esperienze imprenditoriali di lunga durata e in grado di mettere a disposizione della committenza industriale qualsiasi tipo di lavorazione e di prodotto intermedio nonché i servizi correlati.

Tale realtà economica è caratterizzata da una produzione molto variegata che va anche al di là dell’ambito locale con committenze importanti e marchi di livello internazionale. L’offerta spazia dalla formatura a caldo e a freddo dei metalli ai trattamenti termici e di superficie, dalla fornitura di parti di ricambio alla realizzazione di macchine utensili, dalla produzione di attrezzature di precisione allo stampaggio di particolari in plastica o gomma, alla realizzazione infine di materiale tipografico vario.

Tra questa attività produttive rientrano anche le forniture alla grande industria, tra cui l’ex Ilva di Taranto. E’ quindi comprensibile come la crisi che ha investito tale stabilimento abbia, sin dalle sue precedenti crisi, forti ripercussioni negative anche sulle imprese artigiane piemontesi della subfornitura e dell’indotto, che seguono con forte preoccupazione e attenzione l’andamento della crisi che rischia di trascinare anche numerose imprese fuori dal territorio pugliese.

“Le imprese artigiane che rappresentiamo – dichiara Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – sono sconcertate dall’esito che sta avendo la gestione della crisi da parte del Governo, una crisi che parte da lontano e che si sta trascinando senza l’assunzione di decisioni coese e ferme nell’interesse non solo dei dipendenti dell’ex Ilva ma anche delle imprese dell’indotto. Non è più possibile tollerare l’inerzia della politica di fronte allo smantellamento sistematico degli assets strategici del Paese, che purtroppo va a vantaggio della concorrenza estera. Si pone quindi un problema morale rispetto alla necessità di tutelare la sopravvivenza del sistema delle imprese italiane”.

“Di fronte all’attuale incertezza che si percepisce guardando la gestione dell’intera vicenda da parte delle autorità centrali – aggiunge Felici – chiediamo che la Regione Piemonte si faccia parte attiva nei confronti del Governo affinchè vengano adottate tutte le misure utili ad evitare il disastro che si sta palesando con la chiusura dell’ex Ilva, chiusura che metterà in ginocchio anche le nostre imprese artigiane della subfornitura e dell’indotto che già hanno dovuto fare ricorso al loro patrimonio personale o a indebitarsi per sopperire alle difficoltà derivanti dai mancati incassi delle commesse avute dalle precedenti proprietà e che certamente non potranno sostenere ulteriori mancati pagamenti”.

“In assenza di interventi adeguati da parte delle istituzioni – conclude Felici – Confartigianato Imprese Piemonte attuerà iniziative di protesta e sensibilizzazione ancora più forti ed incisive”.

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