Rodolfo Gusmeroli ha perdonato il suo aggressore.

Rodolfo Gusmeroli in azione sul set

Una storia a lieto fine ovvero una lezione di vita e di confronto tra giovani e
adulti. Classe 1997, regista di fama internazionale che è riuscito a trasformare la sua grande passione per il cinema nel suo lavoro; spesso in giro per il mondo per realizzazione videoclip musicali e cortometraggi, Rodolfo Gusmeroli, tuttavia, è un ragazzo semplice, dallo sguardo profondo, a volte un po’ perso nel vuoto, tipico di chi, come lui, si ciba di arte e creatività. Un ragazzo sensibile e pacato, dal sorriso caldo e avvolgente, insomma, l’amico di paese al quale non faresti mai del male; invece, il 2 giugno, sulla sua pagine Facebook leggiamo:

“Ad Arona c’è un tale che fa post accusando i giovani e la movida. Una sera di tre anni fa, mentre tornavo a casa da una tranquilla serata tra amici, mi ha aggredito sbattendomi per terra, gridandomi: “Ti ammazzo sei morto”, premendomi il piede sul collo, infierendo mentre io ero sdraiato a terra senza opporre resistenza”. Potrebbe sembrare la scena di una serie tv americane ma, purtroppo, questo fatto è realmente accaduto e noi de L’Opinionista news abbiamo voluto che fosse proprio Rodolfo a raccontarcela.

“Quella sera sono stato aggredito ingiustamente da un uomo, una persona adulta, il classico padre di famiglia, uno di quelli la cui buona condotta e il buon esempio non si metterebbero mai in dubbio. Stavo tornando a casa quando il mio aggressore, che un attimo prima stava rincorrendo un gruppo di ragazzini, se l’è presa con me”.

Al di là della paura, che cosa ti fa più male nel ricordare questa brutta vicenda? “Leggere i suoi commenti sui social, l’ipocrisia di chi predica il bene mettendosi però dalla parte del male”.

Un giustiziere della notte, insomma, vittima del suo stesso personaggio, forse, che come tanti altri non ha capito che il problema non sono i giovani tanto meno la movida, ma i cattivi esempi di cui troppo spesso ci facciamo“portatori sani”.

Che significato dai a questa brutta esperienza? “Intanto, nonostante tutto, sono contento che sia capitato a me che ho una buona stazza piuttosto che a uno di loro. La cosa che ho capito, invece, è che tra il mondo dei giovani e quello degli adulti manca un tassello fondamentale: la comunicazione”.

Quello che Rodolfo ci ha spiegato durante una lunga chiacchierata è che i giovani e gli adulti dovrebbero parlare di più, confrontarsi, affrontare i problemi della vita insieme, senza tabù. I grandi dovrebbero concedere più libertà, abbandonare certe ideologie e capire che sbagliando si cresce.“Credo che l’educazione sia importante e debba essere insegnata anche a scuola; torniamo ad insegnare l’educazione civica per esempio; diciamo ai giovani che esiste un mondo fatto di adulti che crede ancora in loro e agli adulti che prima di essere stati grandi sono stati ragazzi. Ciò che diventiamo è il frutto di un condizionamento sociale”, aggiunge.

Del resto, la violenza genera altra violenza, le cose non dette generano frustrazione e rabbia. La privazione provoca disturbi del comportamento e dell’affermazione di sé, come il bullismo, per esempio. Non giudicare, non essere prevenuti, non ostacolare e accettare le scelte degli adolescenti, anche se non condivisibili, a volte, è importante perché rafforza la loro autostima e li aiuta a raggiungere i propri obbiettivi nella vita, come è successo a Rodolfo. “Io mi sento un ragazzo fortunato perché provengo da una famiglia che mi ha sempre lasciato spazio, che mi ha permesso di raggiungere e realizzare i miei sogni.

Cosa ti ha dato la forza di lasciarti questa brutta esperienza alle spalle? “Il perdono. Vivere nel rancore è devastante, senti un peso sullo stomaco che non ti lascia guardare avanti. Se trovi il coraggio di perdonare dimentichi anche più in fretta”.

Cosa consiglieresti agli adulti? “Interessatevi dei giovani partendo dal loro punto di vista e non dal vostro; di stare attenti alla comunicazione, soprattutto quella non verbale, che spesso dice molto di più di quella verbale. Che gli atteggiamenti di ribellione da parte del mondo giovanile,
a volte, sono solo un dito medio nei confronti di una società adulta che non li accetta”.

E ai giovani? “Di dedicarsi a ciò che si vuole fare; che la costanza non va forzata, ognuno ha i suoi tempi, e fare bagaglio di tutte le esperienze, dare valore alle cose e alla vita”.

Pamela Romanello