Serravalle: IGEA organizza una serata sulla memoria

i relatori
I relatori

Esprimo un rammarico per la limitata partecipazione alla serata: “La memoria. Che cos’è, come funziona, come si valuta” organizzata dall’Associazione Igea in collaborazione con il Comune di Serravalle e il CIAS: complice la pioggia, il venerdì 13, e chissà cos’altro, si è persa un’opportunità di un’informazione puntuale, accurata, non una conferenza, ma un cordiale colloquio con degli “esperti”, persone che quotidianamente si trovano a dover diagnosticare e curare demenze, malattia di Alzheimer, ansie e depressioni che si manifestano anche attraverso perdite di memoria più o meno gravi. Poiché le condizioni preliminari della memorizzazione sono attenzione e motivazione, e ciascuno di noi produce “tonnellate” di ansia, è possibile rassicurarsi su certe dimenticanze banali, senza però sottovalutare il persistere di situazioni di perdita di memoria. Anche se dopo i quarantacinque anni perdiamo quarantaquattro milioni di neuroni all’anno, il nostro cervello reagisce al depauperamento organizzando nuovi contatti sinapsici.

L’Associazione IGEA, una presenza attiva sul territorio, tra i suoi programmi di prevenzioni organizza serate divulgative, chiedendo collaborazioni qualificate come quelle dei relatori dell’incontro: Franco Coppo, neurologo, Paola Serra, Neuropsicologa, e le psicologhe libero professioniste con formazione in neuropsicologia, che collaborano con l’ASL Vercelli e lavorano presso strutture del territorio: Ylenia Carrozzini, Martina Delsignore, Angela Procida.

Franco Coppo, partendo dallo sfaccettato concetto di memoria, che raccoglie sentimenti, educazione, motivazioni religiose, sociali, essenziale nell’esistere di ogni individuo, declinandolo al plurale: memorie (olfattive, gustative, visive, sensitive, viscerali, temporali, dell’apprendimento, del fare, del decidere, del solving problem, del parlare del riconoscere, della morale, dei sentimenti), capacità presenti nel nostro cervello ed in continuo divenire e soffermandosi sull’epigenetica, branca della biologia molecolare che studia le mutazioni genetiche e la trasmissione di caratteri ereditari non attribuibili direttamente alla sequenza del DNA, quindi tutto ciò che influenza direttamente i nostri cromosomi, nel bene e nel male, che vengono rimodellati in ragione della nostra esperienza. Già nella vita intrauterina è presente la capacità di memorizzare, dalla diciottesima settimana c’è già il sonno, che poi nei neonati occupa gran parte della giornata, serve a sviluppare il cervello e resta importante lungo tutta la vita: “Regolarizzare il sonno è la premessa fondamentale per memorizzare quanto è stato acquisito il giorno precedente: i ricordi del giorno nella notte vengono organizzati. Gli spazzini del sonno cancellano le banalità”. I disturbi del sonno si presentano cinque, sei anni prima del manifestarsi della malattia, sono uno dei segnali premonitori del possibile insorgere dell’Alzheimer: “Una malattia che genera due ammalati il paziente e cui che se ne occupa, generalmente un familiare”. Coppo ha parlato della recente scoperta scientifica fatta all’interno della Fondazione Ebri Rita Levi-Montalcini, in collaborazione con il Cnr, la Scuola Normale Superiore e il dipartimento di Biologia dell’Università di Roma Tre, che ha verificato come una molecola, l’anticorpo A 13 “ringiovanisca” il cervello, bloccando la malattia nella prima fase: i topi così trattati, hanno ripreso a produrre neuroni a un livello quasi normale, sottolineando che: “Oggi una diagnosi precoce è difficile, complicata, onerosa per il servizio sanitario nazionale. Nella nostra ASL si segnalano mille nuovi casi di Alzheimer all’anno, quindi è fondamentale il supporto di una neuropsicologa come la Dottoressa Serra, che lavora per l’Asl e delle psicologhe sue collaboratrici, che attivano la riabilitazione cognitiva”.

Paola Serra ha paragonato la memoria ad un enorme magazzino in cui conserviamo le tracce della nostra esistenza passata, a cui attingiamo per affrontare le situazioni di vita presente e futura: “Un decadimento della memoria è fisiologico, ma ci possono anche essere dei semplici disturbi di memoria, soggettiva, quando il paziente stesso se ne accorge, o oggettiva, percepiti da chi gli vive accanto. In entrambi i casi si possono praticare dei test, dai quali si può capire se si tratti solo di un disturbo transitorio, causato da una inadeguata capacità di attenzione e concentrazione: non tutti i disturbi di memoria per fortuna evolvono in Alzheimer”.

La valutazione neuropsicologica è sempre molto complessa, ma nell’ultima parte della serata le psicologhe Ylenia Carrozzini, Martina Delsignore, Angela Procida, collaboratrici della Dottoressa Serra, hanno proposto dei test, senza alcun valore diagnostico, per verificare lo stato della propria memoria in modo semplice e anche divertente. Le psicologhe hanno presentato prove di memoria verbale, visiva e spaziale, fornendo poi le indicazioni per l’autovalutazione. Al termine della serata è stato distribuito un foglio con indicate alcune semplici stimolazioni cognitive e indicazioni mnemotecniche, strategie per memorizzare. Il Presidente del CIAS, Pippo Santoni ha poi invitato tutti i presenti ad un ricco e gustoso rinfresco, preparato nei locali del Centro Anziani.

Piera Mazzone

il pubblico in sala
il pubblico in sala