Trent’anni di presidenza per Sergio Ferrarotti

Novara. Si è svolta la festa della Polisportiva San Giacomo, durante la quale sono stati ricordati i trent’anni di presidenza da parte di Sergio Ferrarotti, ripercorriamo con lui la storia del sodalizio novarese, scoprendo aspetti inediti di un uomo che ha saputo dare un’opportunità formativa a tanti giovani novaresi, in un contesto capace di abbinare sport e umanità.

Partiamo da lontano, chi era Sergio Ferrarotti prima della Polisportiva, della San Giacomo, prima di diventarne il presidente?
Prima di entrare alla San Giacomo sono stato dirigente di una famosa azienda operante nel campo dell’abbigliamento, Il mio percorso professionale è sempre stato paritetico col mio crescere come uomo, come padre, e qui entra nella mia vita per la prima volta la San Giacomo, quando ho dovuto scegliere una squadra di calcio per i miei figli, Simone e Matteo. 
Primo impatto eccellente, originale e simpatico il mister Piciaccia, che li faceva allenare anche sotto la neve, ed io ero felice perché li vedevo crescere e sorridere, subito capii lo spessore di questa società, avevo 31 anni, ne sono passati tanti da allora, ma l’affetto verso questi colori rimane intatto, non solo calcio, ma un’espressione umana dello sport unica, come uniche le persone che vi trovai, tra loro Michele Orlando, tuttora mio fidato braccio destro, e il presidente di quegli anni Bruno Testa.
Il secondo passo fu quello di diventare dirigente, per il poco tempo che il lavoro mi permetteva, quasi subito mi fu richiesto di far parte del direttivo, accettai con entusiasmo.
Dire sì alla proposta di presidenza è stato il mio gesto di responsabilità.
Trent’anni di presidenza tante le emozioni, quali le più importanti?
Una in particolare mi ha coinvolto più di altre, legata a un dolore immenso, che poi si è trasformata in una intima promessa, quella fatta l’otto gennaio del 96 a Bruno Testa, nel momento dell’estremo addio, di portare nel futuro il suo sogno.
C’ero anch’io ad accompagnare Bruno nell’ultimo viaggio, e se deve esistere un momento esatto per la nascita della Polisportiva, ecco è lì.
Polisportiva un sogno diventato realtà perché?
Sono sempre stato un sognatore, solo che come tutti lo facevo ad occhi chiusi, ma un giorno nonno Battista mi disse -Se sogni ad occhi aperti vedi quello che ti sta attorno e ciò ti può aiutare a farlo meglio, trovando chi sogna con te-.
Ecco come tutto è diventato realtà, perché sono stato fortunato a trovare collaboratori, giusti con una sensibilità unica.
Ed ora quel sogno è la San Giacomo, capace di rendere famiglia quasi mille ragazzi, il nostro percorso sta diventando sempre più professionale, con l’inserimento di figure di eccellenza come Ilaria Filippi, nostro d.g., il suo avvento ci ha saputo donare una spinta moderna verso il futuro, pur mantenendo lo spirito semplice degli albori.
La cosa più importante di lei dentro questa realtà sportiva ?
Tanto cuore, anzi tutto il mio cuore, una simbiosi perfetta tra me e la Polisportiva.
Lo sport utile, il giusto equilibrio nel percorso di crescita sportiva e umana, tra sport e solidarietà, come pensa di portare nel futuro questa sana utopia ?
Non sarà facile, ma la propulsione ricevuta con l’avvento del baskin, è stato per tutti noi uno stimolo e motivazione unica, stiamo lavorando per proporlo agli altri settori, di modo che possa veramente diventare un vero esempio di dove sia lo sport ad adattarsi all’atleta.
È inoltre una spinta affinché anche il tessuto sociale agevoli l’inclusione e l’integrazione di questi ragazzi davvero speciali, un evento che ha dimostrato che tutto ciò sia possibile è stato l’allenamento congiunto dei nostri piccoli calciatori con il gruppo baskin, la conferma della validità della nostra sana utopia, e che la strada verso il futuro sia giusta.
Momenti esaltanti e momenti di dubbi e difficoltà, come trovare la forza per continuare?
Naturalmente la festa per i miei 30 anni di presidenza è stata una grande gioia, l’affetto che ho riscontrato negli abbracci di tanti amici mi ha fatto un piacere enorme, certo è, che non sono solo gioie, le delusioni hanno lasciato un segno in me, ma il rispetto per ogni scelta diversa dalla mia, mi ha permesso, di capire come costruire meglio il futuro sportivo dei giovani novaresi.
E domani, dove potrà arrivare, secondo i suoi sogni questa società?
Verso una totale integrazione sociale, con opportunità di lavoro, dove i valori vengano rispettati in tutte le discipline, e non mettiamo limiti alla possibilità che altri sport entrino nella famiglia dei picchiarelli.
Siamo al termine di questa intervista, sappiamo che avrebbe mille persone a cui dedicare i suoi successi, ne scelga una.
Non ho dubbi, a mia moglie Alessandra, capace di capire l’importanza che ha per me la Polisportiva, ma non solo, è sempre il mio giusto equilibrio, nelle scelte, nei momenti di euforia sa tenermi con i piedi a terra, e confortare nei momenti no, una donna davvero unica e speciale.
Termina qui la nostra intervista che ha saputo rivelarci un uomo di sport vero e sincero, un vero esempio per tanti novaresi
 
Roberto Pizzighello 

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