UNCEM: basta fake news su inquinamento e uso di stufe e caldaie

Su legna, uso delle biomasse e del pellet per la combustione, le fake news sono troppe. Accusate, da chi non ha adeguate informazioni o da chi è mosso dalle lobby delle fonti fossili, di essere le uniche e più gravi responsabili dell’inquinamento atmosferico, fino anche della crisi climatica in corso. 

Per fare chiarezza, contro le notizie false e manipolate, Uncem è entrata nella coalizione “L’Italia che rinnova” con Legambiene, Kyoto Club, Aiel, RisorsaLegno, Anfus e AssoCosma. “Sul fronte del riscaldamento c’è ancora molta confusione e, soprattutto, poca informazione – spiega Marco Bussone, Presidente Uncem – Su quella che è la seconda fonte di riscaldamento delle famiglie italiane, oltre il 21% del totale, le biomasse legnose (legna, cippato e pellet) sono accusate di essere tra le cause di inquinamento, ma sono ritenute fondamentali perché rappresentano la prima fonte di energia rinnovabile”. “La verità – evidenzia Francesco Ferrante, vice presidente di Kyoto Club – è che ad inquinare non sono le biomasse legnose ma l’uso ancora troppo diffuso di apparecchi vecchi e inquinanti. Dobbiamo smetterla con le solite fake news e far sapere invece qual è la realtà delle cose e soprattutto cosa bisogna fare. Innanzitutto sostituire i vecchi apparecchi con quelli di nuova generazione, che abbattono le emissioni fino all’80 per cento, un’enormità”.

 
Quasi il 60% di stufe a legna o pellet hanno oltre 10 anni e Marino Berton, coordinatore dell’Associazione Energie agroforestali (Aiel) evidenzia che “sono anni in cui la tecnologia ha fatto passi da gigante. Tanto è vero che quando per l’emergenza smog vengono posti dei limiti agli impianti di riscaldamento questi limiti non riguardano mai gli impianti di nuova generazione. Bisogna capire quindi che rottamare le vecchie stufe a legna e pellet è un tassello fondamentale e strategico nella lotta all’inquinamento, è come passare da un’auto Euro 0 a un’auto euro 6″.
 
L’Italia che rinnova spiega che “per favorire questa sostituzione esiste il Conto Termico, che rimborsa ai cittadini fino al 65% delle spese. Non si tratta di una detrazione ma di un versamento sul conto corrente entro tre o quattro mesi. Eppure viene usato poco. La ragione è semplice: è poco conosciuto. E così nel 2019 solo il 32% dei fondi a disposizione è stato utilizzato dai cittadini. Perfino la PA ha lasciato nel cassetto il 70% degli incentivi del Conto Termico che aveva a disposizione”.

“Il legno è la prima energia rinnovabile e la seconda fonte di riscaldamento per le famiglie italiane – sottolinea il Presidente Uncem Bussone – Abbiamo bisogno di dire con Legambiente, Aiel e gli atri promotori di Italia che rinnova, che la gestione forestale italiana è necessaria e urgente. Contrastiamo il climate change se sappiamo usare bene la risorsa forestale, dare una gestione attiva a 11 milioni di ettari di bosco in Italia. Serve uno scatto in avanti politico-istituzionale perché gestire bene le foreste, usare bene il legno, avere moderni impianti nelle case e nei Comuni fa bene a tutti. All’ambiente e alla comunità, ai paesi montani e alle grandi città”.
 
Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, aggiunge: “Investire nell’innovazione è indispensabile per combattere sia l’inquinamento che il cambiamento climatico, ricordandosi che sono due facce della stessa medaglia e che la sostituzione di energie fossili con energie rinnovabili, come le biomasse legnose, è e resta una scelta irreversibile. Ci sono tutte le possibilità di affrontare i problemi ma servono un’accelerazione degli investimenti e una sempre maggiore consapevolezza da parte di tutti.  Con comportamenti conseguenti. Rispetto all’uso di legna e pellet, per esempio, accanto alla rottamazione dei vecchi apparecchi devono esserci una corretta installazione, una manutenzione responsabile, l’uso di combustibili certificati. Tutto questo però bisogna farlo sapere. In sostanza ci sono le tecnologie, ci sono i fondi, ma manca quella risorsa fondamentale senza la quale ogni lotta all’inquinamento, e all’emergenza climatica, rischia di essere insufficiente: l’informazione. E quando non c’è informazione ci sono le fake news”.