Don Bruno Ferrero: «Educare non è uno scherzo»

«Ogni bambino ha uno scopo nel mondo ma spesso viene alla luce sentendosi gettato nel buio»

Novara. Concepire figli può essere l’atto più naturale del mondo, farne degli uomini può essere però estremamente complesso. La nostra società è industrializzata e moderna e nonostante la stagnazione siamo riusciti a conservare una fetta considerevole tra i grandi del mondo. Tuttavia, se confrontassimo l’indice di sviluppo umano con quello di fertilità, ci accorgeremmo che benessere e fecondità sono collegati tra loro in rapporto inversamente proporzionale, ovvero al crescere del benessere diminuisce il numero di figli nati per donna. L’ISTAT annuncia che nel 2018 la media dei figli nati per coppia si attestava a 1,29, tale da non garantire il ricambio generazionale. Eppure, se «concepire un figlio può essere l’atto più naturale del mondo, farne un uomo è compito arduo di ogni madre ma prima ancora di un buon padre», a dirlo è don Bruno Ferrero in un intervento rivolta a famiglie e ragazzi organizzato presso il teatro don Bosco dell’istituto salesiano San Lorenzo. Il teologo villarbassese, direttore del “Bollettino salesiano”, è arcinoto per la propria produzione rivolta a famiglie e insegnanti che ha l’obiettivo di crescere gli uomini del domani secondo i valori della religione, della ragione e dell’amore.

Don Bruno Ferrero ha diretto la casa editrice Elledici fino al 2009 ed ha pubblicato oltre quarantacinque libri, perlopiù dedicati all’educazione, molti dei quali tradotti in lingua spagnola, tedesca e polacca.

L’educazione è al centro della missione salesiana proprio in questi tempi in cui lo stesso Santo Padre ha rilanciato l’importanza del sistema formativo ed educativo. «Ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione», ha scritto papa Francesco.

Secondo don Bruno l’umanità si costruisce in famiglia anche se ogni giorno assistiamo ad un allontanamento drastico dell’amore familiare. Il presbitero spiega che ai più piccoli andrebbe insegnato dapprima il modo di amare, prima che l’amore in senso stretto. «L’amore è come un elastico – afferma don Bruno, riprendendo la risposta da lui fornita ad una bambina – che può allontanarsi di molto al fine di non soffocare l’altro ma che tornerà sempre alla base, luogo dove rilassarsi al termine di una tensione». L’istante in cui l’elastico si rilassa è ovviamente la metafora della sera, momento in cui i genitori tornando a casa per riabbracciare i figli al termine di una giornata di tensione lavorativa. L’educazione dunque serve infatti a costruire i primi mattoni che formeranno gli uomini del domani e se la scuola deve insegnare a pensare, la famiglia ha il compito di educare il bimbo alla sacralità della persona affinché da grande non confonda le persone con gli oggetti di uso quotidiano.

Ogni bambino così come ogni persona hanno uno scopo definito e tutti siamo terribilmente importanti; al contrario, oggi molti giovani si sentono gettati nel mondo e abbandonati. Il tassello fondamentale per cui l’impianto educativo può avere successo è la presenza di un concreto legame familiare.

Si sa che tutti i piccoli uomini hanno bisogno di due ottimi genitori ma, se l’amore di una madre è dato per scontato, quello di un padre non lo è altrettanto. Don Bruno spiega che nel padre i più piccoli cercano protezione e rassicurazione. «I figli devono essere ascoltati – continua don Bruno – e per loro bisogna esserci sempre; essi lanciano segnali di dolore, ma spesso non ci accorgiamo della loro sofferenza perché non siamo abituati a guardarli con gli occhi». La stima del bambino si costruisce giorno dopo giorno nella famiglia d’origine, insegnando il rispetto e la gratitudine verso il prossimo ed educando ad amare per essere riamati, perché «a chi bussa sarà aperto» e chi semina amore lo raccoglierà.

Vito Nardulli