Integrazione sociale: lo sport chiave del mondo

“Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”

Il giuramento di Special Olympics, sopra riportato, è in grado di abbattere barriere sociali e viene oggi utilizzato da un pluralità di enti che si fondano sull’integrazione dei diversamente abili. Una di queste realtà è l’associazione ASD passePORTout, team ufficiale di Special Olympics Italia, che nasce nel 2005 a Borgosesia con lo scopo di riuscire a includere nello sport le persone con disabilità intellettiva tra i 16 e i 45 anni circa; il loro logo, infatti, la dice lunga sul significato che partecipare ai giochi ha per i ragazzi: una chiave, lo sport, che apre un mondo che per lungo tempo è stato a loro precluso.

La presidente Francesca Vinzio mi ha raccontato che il lavoro svolto dagli educatori volontari negli 11 sport praticabili viene impostato come una ricerca dei punti di abilità e non di quelli di disabilità, favorendo così l’acquisizione di autonomia e autostima tali da consentire il raggiungimento, oltre che di livelli di eccellenza nello sport, anche di importanti conquiste nella sfera privata. Sono stati gli stessi ragazzi, Luana, Francesco e Davide, ad avermi rivelato durante il nostro incontro alcune esperienze vissute nei grandi eventi sportivi, come quello di Shanghai, dove alcuni di loro hanno trovato perfino l’amore, un nuovo compagno o compagna con cui condividere i bei momenti della vita.

Praticare questi sport, in particolare i più inclusivi, non è solo un momento di crescita per i diversamente abili ma lo è anche per i partner normodotati che, con dedizione e impegno, rendono speciale ogni singola partita e che dai ragazzi in difficoltà imparano a vedere gli ostacoli con occhi nuovi e pieni di speranza.

La loro preparazione sportiva è, però, in grado di consentire ai soggetti con gravi disabilità psichiche di raggiungere obiettivi lavorativi in aziende che ritengono che un buon sportivo possa essere di riflesso un ottimo lavoratore. L’associazione infatti, con il supporto di alcune cooperative, si è ulteriormente prodigata in un progetto di aiuto ai ragazzi nell’inserimento nel mondo del lavoro, permettendo l’assunzione di alcuni giocatori all’interno dei laboratori aziendali: qui, non solo possono cimentarsi nella produzione di oggetti che, con le loro “imperfezioni”, gireranno il mondo ma anche raggiungere abilità manuali sorprendenti e inaspettate.

La presidente, con molta fierezza, ha tenuto a precisare che spendersi per gli altri è un il cerchio che non si chiude mai: gli stessi disabili, in ogni momento sostenuti dai volontari normodotati, si spendono per il bene del prossimo attraverso la donazione di vestiti aziendali da loro “sbrandizzati”.

Anche lo spirito di adattamento non manca e, infatti, durante il periodo di lockdown, gli atleti non si sono persi d’animo e subito si sono cimentati in una nuova competizione proposta da Special Olympics: con gli Smart Games, ognuno ha avuto la possibilità di mostrare le proprie capacità direttamente dal salotto di casa propria, semplicemente registrando video della propria performance; è stata una nuova difficoltà che, con volontà e impegno, questi ragazzi sono stati in grado di superare!

Paolo Facciotti