Alessandro Marchetti: un progettista superlativo

Arona e il Lago Maggiore per vari decenni sono stati i primi quanto privilegiati spettatori di una serie di velivoli, sia idro che terrestri, firmati da una delle più illustri aziende aeronautiche italiane dagli Anni Venti sino alla fine degli Anni Novanta, la SIAI-Marchetti.

Non il fondatore ma certamente la figura più importante nell’intera storia della società è quella di Alessandro Marchetti. 

Nato nel 1884 a Cori, in provincia di Latina, dopo il ginnasio e gli studi classici, il giovane Marchetti si laureava  in ingegneria nell’Università di Roma La Sapienza nel 1908.

Nel maggio 1911, convinto il padre al finanziamento di un progetto aeronautico, completava la realizzazione del suo primo velivolo “la Chimera” in “Spruce”, legno di abete americano senza nodi, mosso da un motore parzialmente in alluminio di 30 cavalli.

Ma la sua vera e propria attività di progettista iniziava alla Vickers-Terni di La Spezia con  la realizzazione del Marchetti MVT (Marchetti-Vickers-Terni), un aereo da  caccia interamente metallico che, nel biennio 1918-19, si aggiudicò vari primati di velocità per aeroplani terrestri.

Nel 1921, grazie sempre al supporto finanziario del padre, sottoscriveva un accordo per rilevare il controllo della SIAI (società Idrovolanti Alta Italia) Savoia, che da allora, aggiornava la propria ragione sociale in SIAI-Marchetti e poi in Savoia Marchetti (S.M.).

Dal 1922 iniziava così la produzione di modelli all’avanguardia nella tecnica aeronautica che rapidamente acquisirono una fama mondiale.

Oltre 60 sono stati gli aerei progettati da Alessandro Marchetti , tra i quali i Savoia-Marchetti S.M.79, S.M.81, S.M.82 e S.M.84, nonché l’idrovolante bimotore Savoia-Marchetti S.55 X, il velivolo che ha permesso d’effettuare le trasvolate atlantiche di Italo Balbo.

Con gli ultimi due progetti non completati, ossia l’SM.133 e l’SM.10X, l’ingegnere Alessandro Marchetti moriva a Sesto Calende il 5 dicembre 1966 e riposa oggi a Cori, nella cappella Caucci Molara.

Massimo Dominelli

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