Spazio E: E-mozionante, E-ccezionale, E-nrica, in un luogo unico, nel cuore del ricetto di Ghemme, venerdì 8 giugno è stata inaugurata la mostra di Mario Baratelli: “Il banale quotidiano”, la terza dopo “Suggestioni di luce” e “Osterie”.

Proseguendo il discorso si entra nella “casa” dell’artista, nella parte più segreta: la camera da letto, che diventa metafora dell’anima e dei passi di una vita che non è mai né lineare, né semplice, ma si rivela essere un percorso segnato da assenze, da vuoti incolmabili, eppure mentre si vive la quotidianità, ingenuamente, si pensa che sarà per sempre così, in realtà quella apparente banalità può essere scompaginata appena chiusa la porta dietro le spalle.

Il banale quotidiano”: un titolo volutamente smorzato, sottotono, per dar modo alle tele di raccontare una storia della quale non scorgiamo mai il protagonista, perché potrebbe essere ognuno di noi.

Il mattino è l’appuntamento improrogabile, ma c’è sempre un attimo in cui ci si volta per guardare il “disordine”: ci vuole coraggio per affrontarlo.

Una ventina di oli su tela raccontano con segno calligrafico, che denota il gusto del particolare, un’intimità sofferta, rappresentata da un letto sfatto, lenzuola accartocciate, abiti buttati alla rinfusa.

Mario Baratelli con tratto iperrealista ritrae oggetti quotidiani: abiti, indumenti, i pantaloni di velluto, la T-shirt delle vacanze o la polo rosa, buttati sul letto o appesi distrattamente, che hanno assorbito la vita di chi li ha indossati e la rivelano allo sguardo che si sofferma su quelle mille pieghe introspettive.

Circondato da amici di vecchia data e artisti come la pittrice Serena Leale, la figlia dell’indimenticabile Cecco, sodale di arte e di cuore, Mariagrazia De Grandi, Silvana Marra, Mario Antonetti, Giovanni Sigaudo, Mario ha rappresentato la dicotomia ordine/disordine, prima e dopo, con Lei e senza di Lei, l’amata moglie, quando è iniziata una vita diversa, che va ancora cercando un senso e lo individua nel particolare minimale, nella precisione di un tratto quasi maniacale, in un oggetto che trattiene un ricordo.

Scorci prospettici, arditi controluce: tappe di un percorso di vita che trova la sua forza e la sua autenticità nella scelta del quotidiano, di un pittore che ha già negli occhi e nel cuore ciò che dipingerà domani.

La mostra sarà visitabile fino al 15 luglio, nei seguenti orari: giovedì 16 – 22; da venerdì a domenica dalle 11 alle 22.

Piera Mazzone

In foto

  • Mario Baratelli;
  • Mario tra le artiste di Spazio E;
  • Quadri in mostra.

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