Alfredo Mingozzi, valente Perito uscito dal prestigioso Istituto Omar di Novara, Capo Meccanico alla Pavesi, per cui aveva lavorato anche in Svizzera, domenica 10 giugno ci ha lasciati: appena cinque mesi dopo la morte della moglie Graziella.

Quando che si è trascorsa una vita insieme, quello che resta è solo un malinconico tramonto senza alba: Alfredo aveva vissuto per Graziella, per amarla, proteggerla da giudizi ingenerosi, e, dopo la sua morte, è calata la stanchezza di anni.

Quella villetta chiara, a due piani, poco discosta dalla strada principale, preceduta da una cancellata dietro la quale c’è un piccolo giardino con la fontana, ora è deserta, le tapparelle abbassate, nessun fiore ad ingentilire i balconi.

Sono le persone che danno uno spirito e un’anima ai luoghi: quando se ne vanno è come se si chiudesse un libro, ma con un finale aperto, non sappiamo se quella sia davvero una conclusione, o semplicemente un nuovo inizio.

Alfredo era un signore d’altri tempi, educato, colto, gentile, mai prevaricante, attento alle sfumature, i suoi non erano mai discorsi banali. La naturale eleganza si è manifestata anche nell’ultimo congedo: abito scuro, camicia bianca e farfallino nero, la “muda” per le occasioni importanti.

Singolare il fatto che Tu Alfredo fossi nato a Grignasco e, dopo una vita a Serravalle, sei tornato nell’accogliente Casa di Riposo 82 Brigata Osella, a Carola, per concludere la Tua vita.

E’ difficile mantenere la dignità in un letto d’ospedale, eppure ci sei riuscito: bastava un tuo sorriso per sentirsi accolti come amici tanto attesi.

Le tue condizioni di salute purtroppo sono andate peggiorando: Ennio e io avevamo capito che quel tuo ultimo saluto era un addio, ma non avevamo avuto il coraggio di confessarcelo, perché c’è sempre una speranza… ma forse è stato più giusto così, lasciarti andare per ritrovare Graziella e riprendere le vostre passeggiate domenicali.

Ti sei allontanato senza disturbare, con la coscienza di aver vissuto in modo onesto e corretto: sono sicura che, in quello che sarebbe stato il tuo ultimo giorno, coincidente con le elezioni amministrative a Serravalle, avresti ancora voluto compiere il tuo dovere di cittadino e votare per eleggere il Sindaco, perché quello del voto era un diritto conquistato a caro prezzo, che non si deve sprecare.

Avevi sognato un mondo migliore, non si era realizzato, ma non ti sei mai rinchiuso in uno sterile lamento, la tua coscienza civile è sempre stata in prima linea.

I valori, quelli autentici, non li hai mai persi, e forse ti sentivi ormai straniero in una società in cui per far valere le proprie ragioni si urla e si offende l’avversario: ho imparato molto da te, ma avrei ancora bisogno di qualche lezione di vita… ti abbraccio forte.

Piera

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