Si è tenuto ai primi di marzo nel salone Crespi della Fondazione Istituto della Provvidenza di Ghemme, una degustazione dal titolo “Le Perle del Jura” realizzata dalla Delegazione Onav di Novara.

Lo scopo è stato quello di far conoscere  uno dei territori più intriganti e ancora oggi meno esplorati di Francia, lo Jura (o Giura). La regione è a metà strada tra Svizzera e Borgogna, con storia e tradizione millenarie.

Plinio il Giovane, nell’anno 80 d.C., parlava di un “…vino bianco che sa di pece…”, riferendosi probabilmente al Savagnin. In un clima continentale, il territorio del Jura si snoda per 80 km di lunghezza e 5 km di larghezza tra la Bresse e l’altopiano del Ravermont, dove i millenni hanno plasmato una litografia unica a ridosso del massiccio del Jura. Qui si alternano piccole valli e declivi degradanti, circondati da boschi e pascoli.

Prima dell’avvento catastrofico della fillossera, che ha distrutto quasi completamente i Vigneti in Europa, qui si contavano qualcosa come 20.000 ettari di vite e proprio in queste zone è nato e cresciuto uno dei padri dell’enologia moderna il prof. Louis Pasteur, che coltivando una sua piccola vigna, sperimentò per primo le innovazioni in materia di fermentazione alcolica.

In quest’area la vite ha trovato un luogo ideale, prolificando sugli affioramenti del giurassico fatti di marne grigie, granito e banchi di calcare ricchi di fossili. È opportuno indagare sulla formazione del sottosuolo di questo territorio, perché com’è noto è il terreno in gran parte che dona caratteristiche particolari all’uva che ivi si produce.

Nel Triassico il mare ricopriva tutta la regione della Bresse, del Jura e del basso Delfinato con diverse trasgressioni e regressioni marine. Si formarono grandi lagune che depositarono differenti strati di sedimenti (argille, marne, calcari) e per evaporazione strati di sale e di gesso. Questi ultimi permisero nel Cénozoico lo slittamento della copertura sedimentaria sulla Bresse e le «pieghettature» della catena del Jura.

Nel Giurassico e nel Crétacico il mare di profondità variabile depose degli spessi strati di calcare e di marne finché alla fine del Crétacico, 65 milioni di anni fa, il mare lasciò definitivamente la regione.

Nel corso del Cenozoico (o era terziaria) la regione risultava completamente emersa. Il sollevamento delle Alpi, risultato della collisione della placca africana e della placca europea, conoscerà il suo parossismo vulcanico. Gli effetti dell’orogenesi alpina e le sollecitazioni tettoniche che l’accompagnano ebbero ripercussioni, in maniera diversa, su una grande parte della Francia e delimitarono le regioni della Bresse, dei Dombes, del Jura, e del basso Delfinato.

Nel massiccio del Giura si individuano tre zone contigue che partendo da est verso ovest costituiscono i rilievi seguenti:

– la zona delle Crêtes, denominata le Haut-Jura

– la zona del plateaux

– una zona pieghettata e fessurata con un dislivello tra i 50 e i 100 metri rispetto al primo plateau forgiato in colline dall’erosione chiamata «Revermon» o fascia Ledoniana.

I vigneti del Giura sono impiantati sui contrafforti e i pendii del «plateau» giurassiano denominato plateau Ledoniano. I suoli sono ciottolosi, poco spessi, costituiti da una mescolanza di marne grigie nella parte superiore, d’argille e frane calcaree provenienti dalla cornice sui terreni più ripidi e da una mescolanza di marne, argille e ciottoli sui ripiani e le minori pendenze.

Il clima è semi-continentale, inverni rigidi, con rischio di gelate primaverili sino ad Aprile; estate e autunno caldi e secchi. I vigneti del Giura si estendono in maniera discontinua nei dipartimenti dell’Alta Saone, del Doubs e del Giura tra le città di Salins-lebains a nord e Saint Amour a sud.

La regione ove sono dislocati la maggior parte dei vigneti è chiamata Revermont o più semplicemente Le Vignoble. È situata al centro del massiccio del Giura sui fianchi del medesimo tra la piana della Bresse a ovest e il primo altipiano del Giura a est. In pratica i vigneti del Giura sono dirimpettai ai vigneti della Borgogna situati sull’altro versante del “Fosso di Bressan”.

L’altitudine è compresa tra i 200 e i 450 metri slm, sui versanti occidentali del plateau e sui versanti meglio esposti delle colline antistanti il plateau, spesso in forte pendenza (da 10 a 40%) su terreni pietrosi e argillosi che obbligano i viticoltori alla coltivazione su terrazzamenti. L’esposizione generale dei vigneti è sud-ovest e sud.

In quest’area vengono coltivati principalmente cinque vitigni, due a bacca bianca (Chardonnay e Savagnin) e tre a bacca rossa (Pinot Noir, Poulsard e Trousseau). I terreni marnosi ricoperti di rilucente calcare e tenere argille, la pendenza dei vigneti e la loro esposizione favoriscono la coltivazione della vite e la produzione di vini dalle caratteristiche differenti per ogni diverso areale.

Le denominazioni permettono di distinguere questi diversi vini in base al terroir.

Nello Jura, le denominazioni d’origine controllata sono sei:

3 denominazioni regionali

– A.O.C. Côtes du Jura

– A.O.C. Crémant du Jura

– A.O.C. Macvin du Jura

3 denominazioni comunali

– A.O.C Arbois

– A.O.C Étoile

– A.O.C Château-Chalon

L’A.O.C Château-Chalon produce unicamente Vin Jaune e l’A.O.C Étoile produce unicamente vini bianchi secchi, vin Jaune e Vin de Paille.

I vini di cinque diverse tipologie proposti in degustazione nel corso della serata sono prodotti dall’azienda Domaine Rolet Père e Fils di Arbois:

– L’ ĖTOILE DOC piccolissima di una zona dove le marne sono costituite da fossili di crinoliti, i precursori delle stelle marine. Il vitigno è un clone specifico di Chardonnay che dona al vino una mineralità eccezionale, unita a complessità olfattiva e longevità accentuata.

ARBOIS BLANC Naturé dal tipico e unico vitigno bianco autoctono della regione, il Savagnin, un bianco che dopo un anno di affinamento in legno (non nuovo) è imbottigliato e pronto a sfidare il tempo. Prevalgono sentori di frutta secca: noci nocciole e mandorle, spezie esotiche e note balsamiche.

ARBOIS POULSARD VECCHIE VIGNE, atro vitigno autoctono della zona; è una varietà poverissima di antociani ma ricca di tannini nobili. C’è chi lo definisce un cerasuolo carico e chi un rosso scarico, tuttavia è unico, particolare, con sfumature di ciliegia, mora, cassis e spezie. Di solito viene immesso al consumo 2 anni dopo la vendemmia.

VIN JAUNE DU JURA – CHATEAU CHALON. È il vino d’eccellenza del Giura. È ottenuto esclusivamente dall’uva Savagnin coltivate sulle marne grigie; su altri terreni (ed è un mistero) i lieviti filmogeni non attecchiscono. La pazienza e la natura fanno il resto: 6 anni e 4 mesi in botte scolma lasciando ai lieviti filmogeni il compito di operare le trasformazioni che rendono questo vino unico.

La sua bottiglia caratteristica “Clavelin da 62 cl” rappresenta ciò che resta dopo l’affinamento partendo da 1 litro di vino. Noci fresche, nocciole, pane grigliato e un tocco di spugnola. Tutto ciò si esalta se accompagnato da un pezzetto di formaggio Comté. Si conserva sino a 50 anni

VIN DE PAILLE. Sottile assemblaggio di Savagnin (80%), Chardonnay (15%) e Poulsard (5%). Prima fase di appassimento in pianta, previa torsione del rachide, e successivamente su graticci o appendendo i grappoli a dei fili (in passato su letto di paglia che veniva cambiata ogni settimana) per un periodo variabile da 3 a 4 mesi; pressatura a gennaio e spesso a febbraio, esplode in tutta la sua potenza con note di miele, frutta secca, prugna, mela cotogna e scorza d’arancio. Sfida il mezzo secolo.

Con il Vin Jaune è stato servito un assaggio di formaggio Comté e con il Vin de Paille biscotti di Novara e cioccolato fondente 75% e 92%.

La serata è stata condotta con estrema competenza dal Prof. Enotecnico Luigi Bertini.

Al termine della serata il Delegato Onav Graziano Caielli ha comunicato che i prossimi appuntamenti saranno:

– Il 13 aprile a Sizzano con una degustazione di vini della Borgogna

– L’11 maggio con una degustazione di vini a base Sangiovese

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