Il Comitato Dnt, sorto per contrastare le attività di estrazione del petrolio in loco, ha spiegato:

“Eni ha di recente informato il partner di minoranza, Petrolceltic Italia, della decisione di dismettere il ruolo di operatore di maggioranza che ha sostenuto e portato avanti l’iter autorizzato del progetto di trivellazione. Il comitato vuole quindi celebrare una delle più importanti vittorie della società civile sulle multinazionali petrolifere.

GRAFORD, TX – APRIL 19: Emergency crews fly over an oilfield pump jack while battling a running wildfire on April 19, 2011 in Graford, Texas. More than 160 area homes were destroyed in the wildfires that have been fueled by dry conditions, high winds, and low humidity. (Photo by Tom Pennington/Getty Images)

Anche la giunta regionale nel 2015 aveva espresso parere negativo evidenziando gravi lacune progettuali e soprattutto rilevando la totale inadeguatezza della documentazione relativa alla ricostruzione delle risorse idriche.

Inoltre, il successivo decreto ministeriale è stato favorevole con prescrizioni confermando la sostanziale lacunosità del progetto ed elencando ben venti prescrizioni, di cui alcune molto pesanti, che Eni stessa avrebbe dovuto osservare per porre rimedio a gravi criticità.

Nessuna tutela per acque purissime è stata posta in essere, se non l’irricevibile ed offensiva proposta di rifornire, a danno praticamente certo, con camion di acqua potabile una popolazione di almeno 25 mila abitanti.

Eni ha rinunciato a un progetto di trivellazione in un territorio profondamente ostile a tutto ciò che potrebbe alterare il delicato assetto economico, sociale ed ambientale, se non addirittura distruggerlo per sempre”.

A proposito del nuovo progetto “Cascina Alberto” che Shell sta portando avanti tra novarese e vercellese, proponendo un’indagine geofisica per rilevare la consistenza dei giacimenti petroliferi in zona, il comitato Dnt ha evidenziato:

“Le ricerche di idrocarburi seguono una procedura ad elevato rischio di danno ambientale; la coltivazione successiva del giacimento eventualmente individuato non farà che moltiplicare quei rischi; questi territori sono di carattere strategico per la quantità e qualità delle risorse di acqua, destinata ad uso umano, esistenti nel sottosuolo; la presenza nell’area di numerose altre attività a forte rischio di inquinamento impedisce di far gravare ulteriori potenziali rischi per l’ambiente e per la salute delle popolazioni presenti e future. Queste ultime attività si sono insediate e succedute in decenni di sviluppo industriale incontrollato che spesso ha compromesso già in parte le risorse ambientali presenti, generando, in numerose zone, la diffusione di patologie degenerative o mortali.

Questa fascia di territori piemontesi e lombardi non può essere trasformata in una sorta di Texas italiano – in conclusione – Gli ingenti investimenti necessari per le attività di ricerca di idrocarburi liquidi e solidi nel sottosuolo del Permesso Cascina Alberto, e in tutti gli altri luoghi in cui Shell è impegnata ad operare, sarebbero stati messi a miglior frutto sostenendo la ricerca nel campo delle energie rinnovabili piuttosto che nello sforzo assurdo di individuare gli ultimi barili di petrolio del pianeta Terra”.

 

Direttore Responsabile del giornale L’Opinionista. Contatti: direttore@lopinionistanews.it –
Tel. 0163 086688

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