L’intervento della Soprintendenza archeologica Belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli, nella zona del “Castrum Radi” di Gattinara, ha riportato in superficie un’estesa e prima d’ora sconosciuta necropoli a incinerazione del V – metà del IV secolo Avanti Cristo, appartenente alla cosidetta Cultura di Golasecca (dall’omonima località presso il Ticino, dove avvennero i primi ritrovamenti agli inizi del XIX secolo).

Alcuni degli oggetti rinvenuti

La necropoli, di epoca precedente ai Celti ed ai Romani, conta 76 sepolture entro fossa terragna con un ricco corredo metallico prevalentemente in bronzo ma non mancano materiali in argento, ferro, ceramica e addirittura in legno, costituito da armille (bracciali), orecchini e fermatrecce e soprattutto da fibule a sanguisuga, ad arco serpeggiante e a navicella miniaturistiche.

Il nuovo sito archeologico è d’importanza straordinaria perchè consente di ampliare la conoscenza sulle fasi finali della cultura golasecchiana, ancora pocho documentate in queste zone, permettendo uno studio attento dei corredi in metallo, della loro lavorazione e dei modi di uso antichi.

Sorprendente è un’armilla (bracciale) con ben 40 pendenti di varia foggia, appartenente al correndo di una ricca signora del secondo quarto del V secolo Avanti Cristo, su cui le indagine stanno mettendo in luce una serie di materiali organici (tessuti in lino) e pregiati (corallo) che raramente giungono fino a noi.

Il caso di Gattinara è attualmente oggetto della mostra “Prima del bottone – Accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità” visitabile fino al 12 novembre nel Museo di antichità di Torino.

La mostra è stata oggetto di visita da parte di Gianni Brugo, insieme ad altri componenti del Direttivo dell’Associazione cultura Cardinale Mercurino, che hanno documentato la presentazione con una serie di suggestive fotografie.

Gianni Brugo alla mostra a Torino
La mostra a Torino

 

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