Chemp, paese abbandonato e museo a cielo aperto

Il villaggio di Chemp.

Il borgo ha ripreso vita grazie alle sue statue in legno

C’è un villaggio abbandonato nella bassa valle del Lys, in Valle d’Aosta, ed è pieno di vita. Si tratta di Chemp, una frazione del Comune di Perloz (una realtà che in totale conta meno di 500 abitanti) diventato un commovente museo a cielo aperto, ricco di decine e decine di statue in legno. Proviamo a raccontare la sua storia.

Da Nantay a Chemp

Per raggiungerlo dopo una facile camminata, possiamo partire dalla località di Nantay, un’altra frazione di Perloz a 579 metri sul livello del mare. Usciamo dal paese seguendo la segnavia n° 4 fino a una cappella diroccata dove la strada si biforca. Prendiamo a destra e saliamo fra prati e boschi. Alla biforcazione seguente, si prende a sinistra su una mulattiera che sale dentro un bel bosco di castagni. I castagneti di questa zona, maestosi e secolari, rappresentano una delle più vaste produzioni di castagne della Valle d’Aosta. La castagna ha sempre rivestito un ruolo importante nella vita della valle del Lys. E’ stata per diversi anni l’alimento principale degli abitanti che la utilizzavano essiccata per la preparazione di diverse pietanze oppure fresca, da vendere.

Chemp e le sue statue

Il sentiero continua a salire costeggiando una parete rocciosa. Esaurita la parte rocciosa, il sentiero piega a destra e si fa meno ripido, mentre la visuale si apre sul vallone. All’uscita del bosco appaiono la radura di Chemp e la sua chiesetta. Siamo a 828 metri di altezza. Avremo così affrontato un dislivello di 249 metri che ci avrà impegnato per una quarantina di minuti di camminata. Prima di entrare nella minuscola Chemp, già una delle statue ci si presenta: è intitolata “Il Direttore d’Orchestra”.

Chemp e Pino Bettoni

Chemp era un paese abbandonato che ha fatto innamorare di sé lo scultore Pino Bettoni, originario di Perloz. Bettoni non ha che un desiderio nella vita: far rinascere Chemp. Allora vi compra una casa, si trasferisce e inizia a popolarlo con le sue opere scultoree in legno. Salgono le lacrime agli occhi quando si cammina fra le abitazioni in roccia di questo minuscolo paesello e si scorgono i personaggi che Pino, e dopo di lui tanti altri scultori che hanno sposato la sua idea del museo a cielo aperto, hanno creato: una giovane seduta sotto un porticato che ti sorride enigmaticamente; una bambina che partecipa a una corsa nei sacchi, un’altra che sembra voler acchiappare una farfalla; un vagabondo disteso su fogli di giornale, un anziano che trasporta della legna. Un mondo sospeso che riporta alla mente la vita del borgo per come poteva essere, tanto tempo fa…

Oggi Chemp è un paese più vivo grazie a questo museo a cielo aperto. E’ meta di turismo e ha una piccola speranza di rinascita. Ed è davvero un bel regalo da fare a se stessi, poterlo visitare.

di Flavio Semprini