Dal 9 maggio sono scattate le sanzioni per gli esercenti che non applicano le regolamentari norme di etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti.

Di che cosa si tratta? In sintesi vediamo i punti principali.

La norma forse più importante del decreto è l’art. 19, relativo alla vendita di prodotti non preimballati.

Occorre premettere che il regolamento stabilisce che, ove gli alimenti siano offerti in vendita al consumatore finale o alle collettività senza preimballaggio oppure siano imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta, è obbligatoria la fornitura delle indicazioni, ossia di qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico o derivato da una sostanza o un prodotto che provochi allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata.

I seguenti prodotti:

  • prodotti alimentari offerti in vendita al consumatore finale o alle collettività senza preimballaggio;
  • prodotti imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore;
  • prodotti preimballati ai fini della vendita diretta;
  • prodotti non costituenti unità di vendita in quanto generalmente venduti previo frazionamento ancorché’ posti in confezione o involucro protettivo,

esclusi gli alimenti non preimballati ovvero non considerati unità di vendita forniti dalle collettività (dunque, tra gli altri, quelli forniti ai consumatori dai ristoranti), devono essere muniti di apposito cartello applicato ai recipienti che li contengono oppure di altro sistema equivalente, anche digitale, facilmente accessibile e riconoscibile, presente nei comparti in cui sono esposti.

Sul cartello devono essere riportate almeno le seguenti indicazioni, che, nel caso di fornitura diretta alle collettività, possono essere riportate su un documento commerciale, anche in modalità telematica:

  1. a) la denominazione dell’alimento;
  2. b) l’elenco degli ingredienti salvo i casi di esenzione disposti dal Regolamento. Nell’elenco   ingredienti   devono   figurare   le indicazioni delle sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze,
  3. c) le modalità di conservazione per i prodotti alimentari rapidamente deperibili, ove necessario;
  4. d) la data di scadenza per le paste fresche e le paste fresche con ripieno
  5. e) il titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande con contenuto alcolico superiore a 1,2 per cento in volume;
  6. f) la percentuale di glassatura, considerata tara, per i prodotti congelati glassati;
  7. g) la designazione «decongelato».

Per i prodotti della gelateria, della pasticceria, della panetteria, della pasta fresca e della gastronomia, ivi comprese le preparazioni alimentari, l’elenco degli ingredienti può essere riportato su un unico e apposito cartello tenuto ben in vista (il cosiddetto “cartello unico degli ingredienti”) oppure, per singoli prodotti, su apposito registro   o   altro   sistema equivalente, anche digitale, da tenere bene in vista, a disposizione dell’acquirente, in prossimità dei banchi di esposizione   dei prodotti stessi, purché le indicazioni relative alle sostanze o prodotti (sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze) siano riconducibili ai singoli alimenti posti in vendita.

Per le bevande vendute mediante spillatura il cartello può essere applicato direttamente sull’impianto o a fianco dello stesso.

Le acque idonee al consumo   umano   non   preconfezionate, somministrate nelle collettività ed in altri esercizi pubblici, devono riportare, ove trattate, la specifica denominazione di vendita «acqua potabile trattata» o «acqua potabile trattata e gassata» se è stata addizionata di anidride carbonica.

I prodotti dolciari e da forno preconfezionati, ma destinati ad essere venduti a pezzo o alla rinfusa, generalmente destinati al consumo subito dopo l’acquisto, possono riportare le indicazioni solamente sul cartello o sul contenitore, purché in modo da essere facilmente visibili e leggibili dall’acquirente.

Indicazioni per i pubblici esercizi.

In caso di alimenti non preimballati ovvero non considerati unità di vendita, serviti dalle collettività (fra questi meritano menzione soprattutto i piatti serviti nei ristoranti e nei pubblici esercizi in genere), è obbligatoria solo l’indicazione delle sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze).

Tale indicazione deve essere fornita, in modo che sia riconducibile a ciascun alimento, prima che lo stesso venga servito al consumatore finale dalle collettività e deve essere apposta su menù o registro o apposito cartello o altro sistema equivalente, anche digitale, da tenere bene in vista. In caso di utilizzo di sistemi digitali, le informazioni fornite dovranno risultare anche da una documentazione scritta e facilmente reperibile sia per l’autorità competente sia per il consumatore finale.

In alternativa, l’avviso della possibile presenza delle medesime sostanze o prodotti che possono provocare allergie o intolleranze può essere riportato sul menù, su un registro o su un apposito cartello che rimandi al personale cui chiedere le necessarie informazioni che devono risultare da una documentazione scritta e facilmente reperibile, sia per l’autorità competente, sia per il consumatore finale.

Con riferimento agli alimenti serviti alle collettività, trova applicazione, altresì, l’obbligo di riportare la designazione “decongelato”.

L’Autorità designata quale competente ad irrogare le sanzioni è il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari presso il MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali), ferme restando le funzioni spettanti in materia al Garante per l’Antitrust ai sensi del D. Lgs n. 145/2007 (Pubblicità ingannevole) e del D. Lgs n. 206/2005 (Codice del consumo) e rispettive ss. modificazioni.

Dunque l’organo di controllo incaricato, nel caso in cui accerta per la prima volta l’esistenza di violazioni sanabili, diffida l’interessato ad adempiere alle prescrizioni violate entro il termine di venti giorni dalla data di ricezione dell’atto di diffida e ad elidere le conseguenze dannose o pericolose dell’illecito amministrativo (per violazioni sanabili si intendono errori e omissioni formali che comportano una mera operazione di regolarizzazione ovvero violazioni le cui conseguenze dannose o pericolose sono eliminabili).

Quando la violazione è commessa da imprese aventi i parametri di microimpresa, di cui alla raccomandazione 2003/361/CE del 6 maggio 2003 (dunque imprese che occupino meno di 10 persone e realizzino un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di EUR), la sanzione amministrativa è ridotta sino ad un terzo.

Dott. Luigi Minicucci

Direttore Confesercenti Piemonte Nord e Orientale

Il Direttore di Confercenti Luigi Minicucci

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