Elisabetta Franchi, dalla piazzola all’impero della moda

Essere Elisabetta, per citare il titolo di un biopic su di lei, significa essere una donna che ce l’ha fatta a dispetto di tutto, essere una stilista, un’imprenditrice, una moglie e una madre di due figli, Ginevra e Leone. Essere Elisabetta significa avere una azienda di moda che ha appena compiuto 20 anni, 320 dipendenti, 84 negozi monomarca nel mondo, 1.200 multibrand, 120 milioni di euro di fatturato, 16 milioni di utili (nel 2018), 2 milioni di followers su Instagram, vestire Angelina Jolie e Jennifer Lopez. Pronta per la quotazione in borsa (“è una priorità”), nonostante il momentaneo stop per il Covid-19.

Nata a Bologna nel 1968 da una famiglia che oggi diremmo disfunzionale, la stilista abita a pochi km da Bologna, nella campagna fra Castelmaggiore e Granarolo, in una vecchia casa colonica trasformata in villa, più adatta a Beverly Hills che alla Bassa, che lei ha ribattezzato La Contadina: mille mq di lusso. Il suo quartier general, dal 2008, è a Quarto Inferiore: una scatola di legno, vetro e metallo che rispecchia il suo stile da red carpet.

È qui che la raggiungiamo al telefono, anche se l’azienda è chiusa con i dipendenti in smart working o in cassa in deroga. Questo stop […] potrebbe diventare un’opportunità, sto lavorando molto in questi giorni per capire come riorganizzare l’azienda. Approfitto del tempo per pianificare perché penso che i ritmi della moda siano diventati troppo frenetici. Occorre rallentare”.

Eppure piano, Elisabetta Franchi non ci è mai andata. Quarta di cinque figli, ha scoperto solo a 11 anni chi era il suo vero padre, “un bolognese noto e benestante”, dice. Pochi soldi per arrivare a fine mese, bollette da pagare e pignoramenti, la giovane Elisabetta si iscrive alle Aldrovandi Rubbiani ma ci resta solo quattro mesi, però “ho preso 25 master della strada”. La passione per la moda la spinge a lavorare nei mercati. Nel 1982, a 14 anni, è in Piazzola che vende intimo fin dall’alba […]

L’incontro vero con la moda è del 1986 con l’azienda Imperial di Bologna: qui fa la commessa e conosce l’uomo che poi diventerà suo marito, Sabatino Cennamo e che, prima di morire, le darà una figlia. “Io avevo 24 anni, lui 20 in più. Ha creduto subito in me, mi ha incoraggiato ad aprire il mio primo atelier nel 1996 finanziandomi con 100 milioni di lire. Siamo stati assieme 17 anni, è stato un grande amore, forse il padre che non ho mai avuto”. Sul dolore ha prevalso la volontà: è del 2012 il debutto in passerella col suo marchio. Anche la vita privata torna a sorriderle, il destino è strano: ritrova il suo primo fidanzato, Alan Scarpellini, che sposerà e con cui avrà Leone […]

Sabrina Camonchia

Estratti dell’articolo uscito su Repubblica Bologna martedì 14 aprile 2020