Ripartono le aziende del turismo in Piemonte

Andrea Notari, Presidente di Giovani Imprenditori Confindustria Piemonte

Il Position Paper di Confindustria Piemonte per l’Industria del settore prospetta l’arrivo di nuovi trend.

I viaggi e il turismo sono tra i settori più colpiti dalla pandemia di COVID-19. 

Non a caso Confindustria Piemonte inserirà il settore nel documento work in progress del Piano Industriale del Piemonte che il nostro Presidente Marco Gay sta condividendo con il Governatore Alberto Cirio. Il Piano Industriale del Piemonte include già settori fortemente radicati nel nostro territorio quali l’Automotive, l’Agrifood, il Tessile e l’Aerospaziale e proprio per auspicare il loro rilancio verranno introdotti il comparto del Turismo e del Life Science.

Nel frattempo si è anticipato questo passaggio con la pubblicazione del Position Paper di indirizzo strategico “L’industria del turismo in Piemonte”.

Con aerei a terra, hotel chiusi e restrizioni di viaggio applicate praticamente in tutti i paesi del mondo, si è interrotta una crescita che durava da almeno 20 anni se si eccettua il rallentamento a seguito della crisi economica nel 2009.

Ma ciò che sta avvenendo ora non ha precedenti se si pensa che nel 2003 il diffondersi del virus della SARS aveva ridotto gli arrivi internazionali dello 0,4% (pari a 3 milioni di arrivi in meno) e nel 2009 la crisi economica internazionale aveva segnato il punto peggiore con una riduzione del 4% (37 milioni). A fine marzo le previsioni dell’Organizzazione mondiale del turismo rimanevano ancora su una stima prudenziale che oscillava fra 1% e 4% di perdita di arrivi. Gli ultimi scenari elaborati stimano un calo fra il 58% al 78% degli arrivi di turisti internazionali per l’anno, a seconda della velocità del contenimento e della durata delle restrizioni di viaggio e della chiusura dei confini, anche se le prospettive rimangono altamente incerte.

La sfida che il Position Paper vuole cogliere, prende forma dalla constatazione che l’emergenza sanitaria in atto ha pesantemente colpito in particolare il settore turistico – non solo in termini quantitativi, ma anche in termini di inadeguatezza della stessa offerta turistica tradizionale in regime di pandemia – per poi provare a disegnare nuovi paradigmi dell’offerta e dell’accoglienza. Lo scenario che ci si prospetta vedrà apparire nuovi trend; tra questi:

– competizione tra territori e destinazioni turistiche, al posto della tradizionale dimensione soggettiva di mercato;

– nuova targhetizzazione del mercato e, almeno per un periodo, crescita del turismo di prossimità;

– importanza crescente di una narrazione promozionale fondata sulla sicurezza e sull’esperienza offerta al turista;

– poche e non tradizionali risorse economiche da utilizzarsi per gli investimenti in sviluppo.

Ciò che si immagina di offrire ad imprenditori e stakeholders istituzionali di settore è uno o più scenari possibili per indirizzare ed organizzare la ripartenza, ma anche nuovi spunti per reimpostare l’offerta, di prodotti e destinazioni. 

“L’industria del turismo in Piemonte” non prende solo in esame il tema della governance del sistema turistico regionale ma resta evidente come l’implementazione degli indirizzi di lavoro rappresentati non possa prescindere dalla migliore organizzazione di compiti e competenze dei diversi attori. In particolare, resta carente il ruolo di promo-commercializzazione dell’offerta e l’aggregazione della stessa in pacchetti sufficientemente solidi da essere visibili e distribuiti sul mercato internazionale.

Una prima risposta probabilmente passa dalla definizione di un diverso rapporto tra pubblico e privato e da una maggiore flessibilità dei modelli organizzativi sul territorio utile a riconoscere il peso e le caratteristiche dei diversi prodotti.

Infine, anche in funzione di quanto emerso nel corso della redazione del documento consultabile sul sito di Confindustria Piemonte, una nuova articolazione del ruolo pubblico nello sviluppo dell’offerta turistica dovrà tenere nella giusta considerazione il sostegno ai collegamenti aerei, alle infrastrutture fieristiche e congressuali e al mondo della cultura e spettacolo che purtroppo ha subito un lungo stop.

Domanda a Paola Turchelli (responsabile circolo dei lettori di Novara)

Come cambierà il mondo della cultura, prossimo alla ripartenza?

La riapertura dei luoghi e degli spazi culturali porta con sé, con rinnovato vigore e con la forza della speranza, l’imprescindibile tema della cultura come motore dello sviluppo, unito alla necessità dell’inclusione sociale per sviluppare quel bisogno di conoscenza che sola può frenar  il declino del nostro Paese. Che non è solo un declino economico.

Il regresso, in termini culturali, di coesione sociale, di partecipazione politica, di qualità ambientale credo sia ancora più grave. Il nostro Paese possiede un’inestimabile ricchezza che in una società in rapida trasformazione come quella in cui stiamo vivendo, può diventare la fonte primaria di una crescita sociale ed economica diffusa, perché le attività culturali, quelle di cui siamo stati privati in questa lunga crisi pandemica, stimolano l’economia e le attività produttive e il loro indotto aumenta gli scambi, il reddito, l’occupazione.

Sono convinta, come donna che si è sempre impegnata su questo fronte, prima come docente, poi come amministratrice pubblica ed oggi come Responsabile di un’importante istituzione culturale come la Fondazione Circolo dei Lettori, che la cultura sola può promuovere , richiedere e creare un ambiente sociale favorevole all’innovazione, alla creatività, alla nascita delle idee, al confronto, alla libertà di pensiero, all’apertura verso le altre culture e alla necessaria contaminazione che ne deriva. Forse anche l’unico spazio vero che può permetterci di entrare nel processo della globalizzazione senza subirla.

Credo che la crisi che ha colpito il nostro Paese abbia fatto esplodere e reso ancor più evidente contraddizioni e contrasti che il settore culturale già viveva da tempo. Occorre riaccendere i fari su questo settore per porre le basi per un cambiamento radicale: la cultura è un bene essenziale e non secondario. Per questo occorre che vada a comporsi una rete territoriale che componga una filiera di sostegni a chi opera in questo settore. Ma occorre crederci ed unire le forze. Istituzioni, imprese, mondo delle professioni hanno la possibilità di farlo favorendo quel partenariato pubblico/privato che, a mio avviso, solo, può aiutare la ripartenza. Sono certa che un investimento a sostegno di politiche attive del lavoro in ambito culturale, possa unire anche quello della creatività e del turismo di qualità. Lancio l’appello al mondo dell’impresa perché si uniscano le forze e si accendano i fari sulla necessità degli investimenti in cultura, formazione, creatività.

In foto Paola Turchelli, insieme a Luis Sepulveda