In ricordo del piccolo Leonardo, una lezione per tutti

Leonardo Russo muore maltrattato a soli 2 anni: la sua storia ci insegna a rompere il muro dell’indifferenza

E’ il nostro secondo viaggio che ci porta ad analizzare nei dettagli delitti, omicidi e storie nere del nostro territorio. Gesti inspiegabili e estremi compiuti da parte di quell’animo umano che noi tutti possediamo, ma che alle volte “possiede”, assumendo sfaccettature di ira e rabbia incontrollata.

Da cosa deriva l’ira che spinge l’uomo a creare situazioni incomprensibili e tanto reali, quanto inaccettabili? Scrivere di questi casi non è piacevole, ma sarà nostro compito guidare il lettore verso un giudizio più completo e obiettivo.

La domanda che ci porgiamo è sempre la stessa: perché scrivere di cronaca nera? Perchè scovare dettagli sulla morte delle persone?

Sarebbe meglio non avere casi su cui scrivere, lo ripetiamo sempre a discapito del nostro lavoro; ma queste notizie, sono sempre più frequenti.

E bisogna capire, se si vuol dire la propria. Bisogna comprendere e saper ascoltare, per evitare e commentare a sproposito tragedie come quella che vi racconteremo; e soprattutto è d’obbligo rispettare il silenzio del dolore.

Sarà nostro intento sensibilizzare i cari lettori affinché questi accadimenti non vengano replicati, con il fine arduo di rendere prevedibili atti che sembrano avere tutte le caratteristiche tranne quest’ultima.

La tragedia dell’uomo sta in questo: per comprendere che cosa sia veramente bene è necessario analizzare il male e la sofferenza, e non per accettarli come una realtà umana “normale”, ma per cercare di affrontarli e superarli.

Le definizioni

Omicidio: dal latino homicidium, composizione di –homo (uomo) e –cidium (cidio, uccidere). E’ il delitto di chi sopprime una o più vite umane che, nel diritto penale, assume diverse sfumature in relazione alla modalità con cui viene compiuto: doloso, premeditato, preterintenzionale, colposo, plurimo,…

Infanticidio: significa etimologicamente uccisione di un neonato. Questa definizione varia a seconda della legge penale dei vari paesi e delle varie epoche, ma il bambino ad oggi è definito come soggetto dotato a pieno titolo dei propri diritti; si è cessato di pensare che comportamenti “impulsivi” degli adulti, quali scoppi d’ira o perdite di controllo, siano innocui, perché intenzionali e sporadici.

L’omicidio di Leonardo Russo

I bambini non si toccano”. Con questa frase è stato accompagnata la fiaccolata in onore di Leonardo Russo, bimbo di due anni ucciso a Novara il 23 Maggio 2019.

Leonardo si trova in casa quando un’ambulanza, chiamata dalla madre Gaia e dal suo compagno Nicolas, sopraggiunge in Corso Trieste, a Novara.

Il bambino presenta una grave emorragia interna al fegato, non respira e ha un occhio gonfio e chiuso.

« E’ caduto dal letto e non respira più» pronuncia disperata Gaia «Salvatelo o vi ammazzo tutti» infierisce il compagno.

Ma i soccorritori, dopo aver visto la gravità della situazione, comprendono immediatamente che a provocare l’emorragia non è stata una banale disattenzione, ma un atto intenzionale drammatico: un calcio all’addome, probabilmente, come specificherà meglio in seguito l’autopsia.

Leonardo muore poche ore dopo tra l’incredulità e lo sconcerto di tutti.

Gaia attonita, assiste inerte al tragico evento; tra i presenti c’è chi ci sottolinea che non piange.

Durante l’interrogatorio di quattro ore, invece, la giovane madre dà voce ad uno sfogo isterico: crisi, pianti e una difficile deposizione. Mentre il compagno Nicolas si avvale della facoltà di non rispondere.

L’accusa di omicidio volontario aggravato decreta il carcere immediato ma per Gaia vengono previsti gli arresti domiciliari, poiché incinta di un altro bambino.

Nicolas, in carcere, tenta di togliersi la vita.

Non ci sono parole per l’aggressività e la forza utilizzata contro questo bambino – afferma il Pm – Non è degna di un essere umano”.

Non ci sono parole, e non dovrebbero proprio esserci.

Il silenzio, in casi come questi, ha un aspetto ambiguo.

Da un lato il silenzio, prima dell’omicidio, è sempre la prima arma del delitto, e sfocia in tragedie “imprevedibili”. Dall’altro il silenzio, dopo l’accaduto, che andrebbe rispettato per non cadere in giudizi comuni che incrementano il dolore, sfocia invece in un fiume di commenti poco ragionati e dettati dall’emozione.

Una signora del quartiere dichiara, in un programma tv di una rete privata, di sapere che il compagno era solito picchiare la giovane madre. I vicini raccontano di atteggiamenti poco consoni per la gestione di una famiglia, come frequenti uscite notturne, e affermano di non aver mai sentito il bambino piangere: perché?

E i maltrattamenti che Leonardo avrebbe subito in precedenza sono passati come banali disattenzioni: i graffi erano morsi di cani, gli ematomi erano cadute causate da un gioco vivace. Ecchimosi sul capo, sul torace, sulla schiena e persino sui genitali.

Inoltre c’è l’atteggiamento di Gaia, che negli ultimi periodi l’aveva portata a troncare amicizie e legami di parentela, a cancellarli anche dai social network, e cambiare il proprio numero di telefono: proprio da quando aveva cominciato a frequentare Nicolas.

Supposizioni o catene causali chiare? Di chi è la responsabilità? La responsabilità è di tutti noi. Dello sguardo di una madre che pare assistere impotente alla morte del proprio figlio; di un compagno irascibile che sembra pretenda di poter salvare un bambino ormai spacciato; di un contesto che non ha gridato all’unisono la gravità della situazione, lasciandosi sfuggire la comprensione reale dei fatti, forse perché troppo cruda da immaginare; di un egoismo umano che pervade le strade del mondo e passeggia scavalcando cadaveri e innocenti.

Leonardo, vivace e innocente com’era, è l’unico che non avrebbe dovuto e potuto fare nulla, anche se, con la sua morte, ci ha lasciato un grande messaggio silenzioso, che, come uomini, dobbiamo rispettare senza ulteriori parole inutili.

Per comprendere meglio: dialogo con una psicoterapeuta

Abbiamo incontrato Mafalda Granata, Psicologa e Psicoterapeuta, Direttrice del Centro di Consulenza Familiare Comoli, che ci ha aiutato molto nell’approfondimento del tema. Che cosa ne pensa di questa storia?

«Innanzitutto, è bene evidenziare che più gli eventi accadono vicino a noi, più ci colpiscono e sono reali. Quando sappiamo di fatti del genere il nostro pensiero è uno solo: “Allora è vero! Può davvero succedere!”. Per noi tutti resta un fatto incomprensibile: è infatti inaccettabile che un bambino inerme sia vittima di una rabbia incontrollata».

Perché accade che coloro che dovrebbero tutelare il bambino sono in realtà gli stessi che invece lo attaccano?

« Perché la violenza su un bambino inerme? E’ un problema complesso, senza soluzioni preconfezionate.

Il meccanismo di inibizione della violenza è utile per la sopravvivenza del genere umano: il principio di accudimento della prole, è insito nella madre portata a tutelare il bambino attraverso il legame di accudimento.

Psicologicamente la dinamica che innesca collera e furore nell’adulto è complessa: il bambino, che viene percepito ostile e disubbidiente, che non piega al volere dell’adulto, appare come se “umiliasse” l’adulto, e ribellandosi con il pianto alimenta la collera.

Questo nell’adulto provoca delle risposte, tra cui quella di esercitare il suo potere: questa risposta si ha se l’adulto nutre un senso di insicurezza, se nel passato vi sono esperienze di umiliazioni subite, traumi infantili ripetuti, trascuratezza emotiva.

In generale, chiediamoci sempre quale sia il significato del bambino in quella coppia. Che valore ha? Come viene percepito?

Alcuni bambini vengono usati da un coniuge contro l’altro, alcuni non sono proprio calcolati, altri ancora sono un gran peso o sono utilizzati per esaudire un bisogno dei genitori, altri sono un diritto.»

Come prevenire questi eventi?

« Una riflessione è d’obbligo: bisogna cercare di ascoltare e recuperare i valori prioritari, ovvero un insieme di regole, etiche, dalla cui obbedienza deriva l’autoaffermazione vera della persona. Le persone vanno ascoltate, i legami vanno salvaguardati, e bisogna essere sempre più empatici».

È giusto giudicare?

« I problemi vanno ascoltati e non giudicati, le persone vanno aiutate e supportate a gestire un legame problematico o un disagio emotivo personale.

Più gli eventi sono drammatiche, più sono importanti il rispetto e l’assenza di giudizio: la legge farà il suo corso».

Franco Luna

sommarrietti

Il bambino presenta una grave emorragia interna al fegato, non respira e ha un occhio gonfio e chiuso

Leonardo muore poche ore dopo tra l’incredulità e lo sconcerto di tutti

Non ci sono parole per l’aggressività e la forza utilizzata contro questo bambino” afferma il Pm “che non è degna di un essere umano”

Nicolas, in carcere, tenterà di togliersi la vita

I maltrattamenti che Leonardo aveva subito in precedenza sono passati come banali disattenzioni

La responsabilità è di tutti noi. Dello sguardo di una madre che assiste impotente alla morte del proprio figlio

Una riflessione che è d’obbligo: bisogna cercare, per prevenire, di ascoltare e recuperare i valori prioritari

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