Palmieri: «Il buon manager ascolta e decide»

Per l’imprenditore il buon manager ascolta, prende decisioni ed ha una buona capacità di problem solving

Il Decreto Interministeriale 8 gennaio 2018 ha istituito il Quadro nazionale delle qualificazioni (QNQ) quale dispositivo nazionale per raccordare le qualificazioni italiane al Quadro europeo delle qualifiche (EQF), di cui alla Raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2017.

Nell’Allegato 1 il QNQ assume il concetto di competenza quale comprovata capacità di utilizzare, in situazioni di lavoro, di studio o nello sviluppo professionale e personale, un insieme strutturato di conoscenze e di abilità acquisite nei contesti di apprendimento formale, non formale o informale. In linea con il Quadro europeo delle qualifiche, il Quadro nazionale descrive le competenze in termini di: conoscenze; abilità; autonomia e responsabilità e le articola in ulteriori descrittori.

Nella letteratura internazionale il termine skills viene utilizzato per indicare l’insieme delle abilità che consentono alla persona di utilizzare il proprio know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi. Possono essere distinte in soft skills e hard skills

Le prime sono un insieme di abilità e saperi non tecnici che permettono un’efficace performance, non sono specifiche rispetto al tipo di lavoro e sono fortemente connesse alle qualità e agli atteggiamenti personali. Il suddetto decreto interministeriale le articola in cognitive (concentrazione, memoria, problem solving…), sociali (comunicazione efficace, cooperazione, negoziazione…) e di attivazione (visione sistemica e strategica, leadership, gestione delle criticità…). Le hard skills costituiscono invece il nucleo dei requisiti professionali, sono strettamente specifiche, dipendono dal bagaglio formativo e dalle esperienze lavorative pregresse e possono essere certificate mediante qualifiche ed attestati.

Alla luce di queste definizioni vorrei proporre una riflessione sulle qualità che, a mio avviso, rendono efficace la figura del manager quale esperto di processi decisionali, ma anche dotato di senso pratico, capace di leadership, senza rinunciare ad esercitare un ascolto attento ed autentico verso ogni componente del suo team, insieme alla disponibilità a collaborare in vista di obiettivi condivisi.

Le conoscenze riguardano il “sapere” fattuale e concettuale relativo agli aspetti amministrativi, gestionali e finanziari che consentono al manager di raggiungere gli obiettivi e conseguire il massimo profitto per l’organizzazione che gestisce. 

Le abilità comprendono lo specifico “saper fare” e mi piace declinarle secondo la suddetta tripartizione delle skills. Fra le abilità cognitive definirei specifiche l’utilizzo del problem solving; del pensiero divergente, creativo e critico; la flessibilità cognitiva; la competenza strategica; lo stile di attribuzione ed il senso di autoefficacia; la padronanza dei processi decisionali; la capacità di pianificare il lavoro e monitorarne l’esecuzione, senza dimenticare un adeguato utilizzo del linguaggio e la capacità di regolazione delle emozioni e del comportamento.

Questi ultimi tratti ci rimandano alle abilità comunicativo-relazionali indispensabili al manager quali l’efficacia comunicativa (che comprende il saper ascoltare, dislocare il proprio punto di vista adottando adeguata empatia e persuadere attraverso puntuali argomentazioni); il saper lavorare in team; adottare strategie di coaching per orientare al risultato e motivare il gruppo; esercitare competenze negoziali e cooperative all’interno di interazioni sociali complesse.

Le abilità di attivazione riguardano più specificamente l’utilizzo dello specifico know-how e potremmo riassumerle nella leadership; nella pianificazione strategica; nel saper individuare e valorizzare le risorse; assegnare mansioni; mantenere il focus sull’obiettivo; valutare i processi e gestire le criticità.

La terza dimensione della competenza, secondo il QNQ, attiene l’autonomia e la responsabilità che attengono il possesso di una visione – ovvero di una capacità strategica e innovativa con cui prefigurare scenari e soluzioni inedite valutandone il prevedibile impatto – capacità di muoversi nel contesto secondo livelli di complessità ed incertezza crescenti; abilità nel gestire “pressioni” e stress; indipendenza nelle decisioni e resilienza di fronte alle situazioni critiche.

C’è una dimensione che questi indicatori non considerano, ma che per me risulta indispensabile nel delineare il profilo del manager: potremmo definirla etico-valoriale. Consiste nel valutare e nell’agire nelle situazioni di lavoro in coerenza ai principi etici ed ai valori che si assumono nella vita personale. Lavorare con onestà ed integrità; assumersi la responsabilità delle proprie azioni; porsi quale esempio autorevole; incarnare ascolto ed attenzione autentici; non allontanare la competitività dalla moralità; compiere scelte eticamente sostenibili rappresentano, ai miei occhi, competenze tutt’altro che trascurabili per essere affidabili prima di tutto in quanto uomini e, professionalmente, come buoni amministratori.

Esistono ormai numerose scuole e corsi di management. Personalmente ho potuto constatare, frequentandone uno, che tali percorsi consentono soprattutto di monitorare il proprio know-how fornendo occasioni di riflessione sul proprio operato, di autovalutazione delle soft ed hard skills che, solo se già presenti, potranno essere potenziate mediante una specifica formazione. 

Sempre attuali, seppur a distanza di oltre duemila anni, risuonano le due indicazioni scolpite sul tempio di Apollo a Delfi: “Conosci te stesso” e “Nulla di troppo”. Ad un manager del terzo millennio ancora dicono: valorizza le tue attitudini, riconosci umilmente i tuoi limiti, accetta i consigli di chi è più esperto, vivi con moderazione, aborri la prepotenza, rifiuta ogni eccesso ed agisci con equilibrio. Forse così “conoscerai l’universo e gli dei”.

Ing. Pietro Palmieri

ABC Learning Srl

3355931890

 

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