Un percorso fotografico e musicale di Claudio Farinone

Centrale idroelettrica Sipea di Arduino Vettorello
Grignasco (NO) | Strada dei Prati di Baragiotta dietro la Filatura di Grignasco

Orari d’apertura: Sabato 17, ore 16/22 – Domenica 18, ore 10/18 – Ingresso libero

Una mostra fotografica inconsueta, proposta all’interno di uno spazio fascinoso: Claudio Farinone, musicista, fotografo e conduttore radiofonico per la Rete Due, canale culturale della Radio Svizzera italiana, fa convergere le sue attività all’interno di un unico progetto, visivo e acustico. Si tratta di un’esposizione fotografica scaturita da un reportage, realizzato all’interno degli spazi della Prosino, fabbrica di anelli per l’industria, che ha sede a Grignasco (No).

Il tema è quello dell’eclissi, ispirata all’affascinante fenomeno astronomico e che operaattorno al tema delle figure umane che si celano o si svelano tra le macchine di produzione con cui si confrontano nel lavoro giornaliero.

L’esposizione si compone di quaranta fotografie, stampate dall’autore stesso, e di un’installazione sonora e visiva, a conclusione del percorso: trenta ritratti in bianconero, dieci immagini a colori concentrate sul valore estetico degli elementi della fabbrica e una composizione realizzata da chitarre elettriche “stratificate” e da immagini che dialogano con l’elemento sonoro.

Il lavoro è ambientato all’interno della Centrale idroelettrica Sipea di Grignasco, luogo dall’architettura originale, che contribuisce attraverso i grandi spazi e il possente rumore delle turbine, sempre in funzione, a ricreare percettivamente il paesaggio sonoro che l’autore ha incontrato nella fabbrica e il dialogo dimensionale tra i lavoratori e le macchine, spesso imponenti, con cui lavorano ogni giorno.

 

Il testo descrittivo che accompagna la mostra:

Il mio primo incontro con gli spazi della fabbrica di Pietro Prosino a Grignasco nasce con una vista dall’alto. Una bellezza estetica celata dall’apparente durezza del lavoro, del rumore assordante, del caldo sprigionato dalle macchine. Provo subito a rovesciarne la prospettiva e immagino quello spazio come una volta stellata. Avvicinandomi, appaiono e scompaiono con una ritmicità simile a una partitura musicale, le donne e gli uomini che ogni giorno ci lavorano con dedizione e l’attenzione massima che la catena produttiva richiede.

Come strumenti d’orchestra, ognuno con una sua parte, ognuno indispensabile al risultato finale, anch’egli parte di un oggetto più grande. Ognuno dei protagonisti ha un movimento plastico e ordinato; si muove sapiente fino a eclissarsi tra le forme imponenti con cui dialoga durante la sua giornata lavorativa.

Mi aggiro con la mia fotocamera tra gli spazi, unendomi a loro, scoprendone la devozione e la fierezza silenziosa, annientata dal fragore delle loro apparecchiature. Enormi tubi di metallo diventano sottili anelli colorati di pochi grammi e di una precisione assoluta. La giornata finisce e i pianeti di quel cielo s’allontanano per guadagnare il meritato riposo.

Sono impaziente di capire se la mia fotocamera abbia in qualche modo potuto cogliere l’essenza di quelle persone, di quelle forme, di quei rumori.

Scelgo di rappresentarla in tre distinti momenti. L’intimità del bianco e nero mi permette di avvicinarmi al senso vero di quell’eclissi. Provo a cercare di capire quali tra quelle immagini rendano il senso dell’immaginazione. Cosa s’interporrà tra il sole e la luna? Cosa guarderanno le persone che lavorano? A cosa penseranno? Provo a definirla con una parola, che associo liberamente a ognuno di questi scatti. Il colore mi regala la bellezza delle forme che, epurate dell’asprezza apparente, giocano con i colori e con gli spazi. Il suono mi è necessario per definire la scansione severa del progetto di vita che ognuno dei protagonisti aveva scelto per sé.

 

L’esposizione

Il primo impatto con la centrale idroelettrica, mi ha riportato immediatamente all’elemento sonoro della fabbrica dove mi ero aggirato, armato della mia fotocamera.

Il frastuono prodotto dall’acqua che entra, con una forza immane, all’interno delle turbine è totalizzante; è lo stesso paesaggio uditivo che si percepisce muovendosi nello stabilimento di produzione.

Gli spazi enormi e aperti ricreano il rapporto dimensionale tra l’uomo, la macchina e il loro duello. In un primo momento, quest’ultima sembrerebbe avere la meglio ma, a uno sguardo più attento, si scopre che la capacità, la dedizione, la fierezza delle persone che ogni giorno ci lavorano, prende il sopravvento.

Lo scintillio degli anelli di metallo, la loro leggerezza, la suggestione visiva, sono il simbolo di questa vittoria.

Ho stampato le immagini con Canon Pro 1 su carta Canson Baryta 310 gr. per il bianconero e su carta cotone Museo Max 250 gr. per il colore.  Sono state montate su supporto dibond da Roberto Caielli, che ringrazio per il lavoro e per i preziosi insegnamenti sulla stampa digitale. Grazie anche a Loredana Müller e Aldo Ambrosini per i preziosi consigli.

Claudio Farinone

Il trailer della mostra: https://www.youtube.com/watch?v=G7oj24s5WCY
Il sito dell’artista: www.claudiofarinone.info

Claudio Farinone, milanese, classe 1967, si diploma in chitarra al Conservatorio Bologna sotto la guida di Maurizio Colonna, tra le maggiori figure del concertismo classico internazionale. Dopo avere frequentato numerose masterclass e seminari di interpretazione e composizione e ottenuto premi a concorsi internazionali, inizia un’attività concertistica rivolta in particolar modo alla musica da camera, suonando, nel tempo, con diverse formazioni.
Con Tanguediaduo, in duo con la flautista Barbara Tartari, svolge un percorso di ricerca sulla musica di Astor Piazzolla, tenendo oltre cento concerti monografici e registrando alcuni cd; attualmente la ricerca del duo prosegue su diversi territori della musica contemporanea.

Suona  e registra CD con gli ensemble Torres Quartet e Aries 4.

Crea, con l’attore David Riondino, spettacoli e trasmissioni radiofoniche sul bolero cubano, sulla poesia di Ernesto Ragazzoni e su sonorizzazioni dal vivo di film muti. Recentemente è stato pubblicato da Abeat il CD, “Il bolero come Terapia”, frutto di un insolito e sorprendente percorso sui temi del bolero cubano.  

Inoltre tiene concerti in solo, impiegando tre strumenti speciali: una chitarra ad otto corde, una chitarra flamenca e una chitarra baritono, che nel tempo sono diventati tratti caratteristici del suo linguaggio, posto a metà tra interpretazioni e percorsi improvvisativi.

Nel 2013 esce per l’etichetta Abeat “Claudio Farinone plays Ralph Towner”, CD dedicato al celebre chitarrista e compositore americano, che è stato accolto entusiasticamente da pubblico e critica.

Nello stesso anno inizia nuovi percorsi, aprendo svariate collaborazioni con alcuni tra i massimi esponenti del jazz e della musica improvvisata in Italia. Tra questi: il fisarmonicista jazz Fausto Beccalossi, i chitarristi Peo Alfonsi e Bebo Ferra, il percussionista Francesco D’Auria, il  bassista Carlos “El Tero” Buschini, il virtuoso di liuto arabo Elias Nardi, il sassofonista e clarinettista Max Pizio e il sassofonista Javier Girotto.

Nel settembre 2017 esce un nuovo CD del progetto Aktè, ispirato ai luoghi del Mediterraneo, registrato negli studi della Radio Svizzera.

A ottobre 2017 condivide il palco con Ralph Towner per la chiusura della mostra di Lawrence Carroll al Museo Vela di Ligornetto, eseguendo con lui alcuni duetti.

Parallelamente alla carriera di musicista, dopo un ventennio di insegnamento chitarristico, approda nel 2005 alla Rete 2, canale culturale della Radio Svizzera italiana, dove  conduce regolarmente programmi musicali e realizza approfondimenti speciali con alcuni dei grandi protagonisti della musica e della cultura contemporanea.

La sua pluriennale attività legata alla fotografia, lo porta a sviluppare progetti dove convergono elementi visivi e sonori. “L’eclissi” è la sua ultima produzione, legata al tema del lavoro in fabbrica.

Direttore Responsabile del giornale L’Opinionista. Contatti: direttore@lopinionistanews.it –
Tel. 0163 086688

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