Decennale UNESCO: i Pugnali dei Lagoni di Mercurago

Cari amici, dopo avervi parlato degli spilloni, oggi vi presentiamo gli altri reperti metallici ritrovati presso il villaggio palafitticolo dei Lagoni di Mercurago: i pugnali.

Si tratta di due oggetti di bronzo, ancora ben conservati, rinvenuti durante gli scavi ottocenteschi condotti sotto la supervisione di B. Gastaldi in concomitanza con l’estrazione della torba dalle rive del Lagone.

In particolare, nel cosiddetto “strato a” (lo spesso strato di torba che inglobava al livello inferiore i pali lignei della palafitta) è stato ritrovato un pugnaletto dalla lama espansa (detta anche “a foglia di salice”) con una costolatura nella parte centrale. L’oggetto, fortunatamente, conserva ancora nel codolo (cioè la parte della lama che s’innesta nel manico) i due chiodini di fissaggio al manico ligneo, che non si è conservato.

Nello strato sottostante (lo “strato b”, quello da cui proviene la maggior parte dei reperti archeologici) è stata ritrovata una lama piatta a forma triangolare con un’estremità leggermente arrotondata e una base larga semicircolare caratterizzata da due piccoli fori, dove in origine si trovavano i perni per fissarvi il manico. Esemplari simili sono stati ritrovati in altri siti palafitticoli dell’Italia settentrionale, spesso decorati con incisioni lineari. Per confronto vi proponiamo le lame provenienti dalle palafitte varesine di Bodio Centrale e Desor-Maresco e quella dal sito di San Sivino – Gabbiano a Manerba del Garda.
Alcuni studiosi ritengono che sia una lama di pugnale, altri hanno ipotizzato che possa essere di un’alabarda, cioè un’arma costituita da una lunga asta di legno che porta a un’estremità la lama metallica, come le si vede nelle incisioni rupestri.

L’accumulo di ricchezza già dall’età del Rame e ancor più in quella del Bronzo porta all’emergere, all’interno delle comunità, di alcuni individui: questo fenomeno è visibile dalla presenza delle armi sia nelle sepolture sia nelle raffigurazioni coeve. Fin dall’Eneolitico, ma anche nei millenni successivi, gli uomini dei ceti egemoni volevano connotarsi come guerrieri: le armi rivelavano così il loro valore personale e la loro appartenenza sociale.
Le armi assumevano diversi significati: in battaglia servivano come difesa dai nemici, nei momenti di pace avevano lo scopo di ostentare il valore, il potere “politico” e militare e la ricchezza di principi e guerrieri ed erano quindi indossate solo con valore simbolico; al momento della morte, infine, le armi erano deposte nella tomba. A volte, poi, erano offerte alle divinità delle acque e delle alture, gettandole nei fiumi e nei laghi o deponendole sui passi alpini per chiedere protezione.