JEME: Junior Enterprise della Bocconi

Gli studenti al servizio delle start-up

Un piano Business e Marketing per le nuove aziende, così i ragazzi aiutano gli imprenditori


Quando nel 1988 alcuni studenti della Bocconi tornarono in Italia dopo una ricca esperienza in Francia, si misero a tavolino e decisero che quel modello andava replicato anche nel nostro Paese. Nasce così JEME, la Junior Enterprise dell’Università Bocconi: un’associazione di studenti che da 30 anni svolge attività di consulenza. I ragazzi che entrano a fare parte di JEME mettono in pratica sul campo le conoscenze acquisite sui banchi universitari svolgendo progetti per le aziende ed entrando fin da subito in contatto con il mondo dell’impresa. Ma non sono da soli. In questo progetto il lavoro viene portato avanti con i colleghi di Bologna (JEBO – Junior Enterprise Università di Bologna), insieme hanno avviato una collaborazione integrando le rispettive competenze in ambito finanziario e marketing. Il risultato si concretizza in un servizio su misura per le start up, volto a dare un supporto concreto agli imprenditori con l’obiettivo di innovare il tessuto economico del territorio Lombardo ed Emiliano-Romagnolo. 

Perché le start-up, fenomeno che da molti anni sembra ormai quasi una moda, non sono per nulla facili da gestire e da portare avanti, soprattutto nella loro fase iniziale. I dati parlano chiaro: su dieci, soltanto una riesce a sopravvivere nel tempo! Dalle analisi che emergono dal report di Autopsy, che raccoglie dati inerenti proprio al mondo delle start up, le cause principali del fallimento sono l’assenza di un Business Model corretto (18,7%) e la presenza di un piano Marketing non adeguato (7,9%). I ragazzi della Bocconi e dell’Università di Bologna hanno deciso così di mettere a disposizione degli imprenditori le loro competenze e la loro professionalità dando vita al progetto Rocket: “L’idea nasce per risolvere un’esigenza molto diffusa tra le Start Up, in particolare quelle altamente tecnologiche e i cui founder sono in prevalenza ingegneri: quella di avere un piano marketing strutturato  – spiega Marco Simone, Project Manager del Progetto Rocket e associato di JEBO – Spesso i founder concentrano tutte le proprie forze sullo sviluppo del prodotto, sottovalutando il marketing. Avere un piano marketing è però fondamentale per garantire sia una crescita esponenziale in una prima fase, da cui il nome del progetto, che la sostenibilità del business in una fase successiva.”

Le due associazioni non hanno fine di lucro: l’azienda paga, ma gli introiti vengono investiti in formazione e attività per la crescita.
“Il valore aggiunto di lavorare con noi è quello di trovarsi a fianco dei giovani innovativi, che pensano fuori dagli schemi, motivati – racconta Arianna Sammarchi dell’Università di Bologna – Siamo una realtà ricca di persone con tanti background diversi, siamo studenti di svariate facoltà il che aumenta la proattività e la contaminazione di idee. Siamo nati digitali, ci informiamo costantemente e il digitale è il nostro pane quotidiano”.

EMANUELE CANTA