Palmieri: La gentilezza per gestire i conflitti

In foto Pietro Palmieri mentre sfoglia l'Opinionista news

Ispirato dal libro di Carofiglio, Pietro Palmieri parla della gentilezza come chiave delle relazioni umane

Ho da poco terminato la lettura del recentissimo manuale di Gianrico CarofiglioDella gentilezza e del coraggio. Breviario di politica ed altre cose” edito da Feltrinelli. Un testo tanto snello quanto denso di suggestioni, che indica nella pratica di quelle due nobili virtù, la via maestra per far politica in modo onesto e trasparente elevando, nel contempo, la qualità della cittadinanza democratica.

I temi portanti sono tre “La gentilezza come metodo per affrontare e risolvere i conflitti e strumento chiave per produrre senso nelle relazioni umane. Il coraggio come essenziale virtù civile e veicolo del cambiamento. La capacità di porre e di porsi domande […] come nucleo del pensiero critico e dunque della cittadinanza attiva”.

Con un riferimento alla saggezza depositata nelle discipline orientali Carofiglio introduce il concetto di Ju Jutsu, ovvero l’arte della cedevolezza, la capacità di flettersi come i salici di fronte alle avversità, senza rifugiarsi in posizioni rigide o aggressive che mettono a rischio il successo in ogni forma di confronto. Una condanna ferma verso ogni forma di violenza, fisica o verbale, a fronte di un’adozione consapevole della gentilezza. Il termine viene ampiamente argomentato per sottrarlo alla superficiale lettura che potrebbe ridurla all’esercizio del garbo e delle buone maniere, ma anche per allontanarlo dalla mitezza intesa come rinuncia al conflitto. “La gentilezza è il più potente strumento per disinnescare le semplificazioni che portano all’autoritarismo e alla violenza […] La gentilezza come metodo per la gestione dei conflitti serve a disattivare questi meccanismi”.

Quali strumenti possono salvare tanto il cittadino quanto il politico dalla banale ottusità e dalla mediocrità? L’esercizio dell’ascolto attivo, che consente di dare spazio all’altro mettendo da parte il proprio ego; la metacognizione, ovvero la pratica dell’auto riflessione sulle proprie performance; la pazienza cognitiva, che implica un continuo ed autentico impegno nella raccolta di informazioni, astenendosi dal giudizio in assenza del necessario approfondimento; la competenza, accompagnata dalla sincera consapevolezza dei propri limiti; l’adozione di un linguaggio chiaro che prenda le distanze da ogni forma di ambiguità, autoreferenzialità e demagogia; la pratica dell’autoironia e dell’umorismo quali antidoti sia al narcisismo ed  all’aggressività, che al vittimismo ed all’eccessiva seriosità.

Ecco perché alla gentilezza si affianca il coraggio “virtù da cittadini consapevoli, […] da persone che accettano la responsabilità dell’essere umani. È una dote del carattere, ma anche dell’intelligenza. […] È la forza di affrontare il mondo consapevoli della sua complessità, ma anche della nostra capacità di cambiarlo”. Nelle difficoltà della vita presente il coraggio è la capacità di essere nell’incertezza, di dubitare domandando, di sbagliare con eleganza e riconoscerlo con onestà. “Implica un approccio cauto, e dunque gentile, al tentativo di trasformare il mondo e di dargli senso”.

 

Dott. Ing. Pietro Palmieri

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