Serravalle: festa di Sant’Euseo, celebrazioni solenni al Santuario

6 febbraio 1944 : Serravalle brucerà. Un cuore in bronzo è appeso all’ingresso della galleria degli ex-voto del santuario di Sant’Euseo: fu donato dagli abitanti di Serravalle e dalla Cartiera Italiana: “6 febbraio 1944: grati per scampato pericolo d’incendio”.

I partigiani avevano sequestrato Hans Poppovic e due suoi collaboratori, che venivano alla Cartiera di Serravalle per stabilire se essa dovesse essere dichiarata “protetta” dal Reich ed affiancarsi alle altre industrie che già lavoravano per i tedeschi a sostegno dello sforzo bellico. Si tentò uno scambio con i tedeschi proponendo il rilascio dei prigionieri, in cambio della libertà di alcuni partigiani. Serravalle fu posta in stato di assedio da militi tedeschi arrivati da Vercelli. I tedeschi minacciarono di incendiare il paese per rappresaglia. Nel santuario di Sant’Euseo “strapieno di fedeli” si svolse una funzione religiosa per “implorare protezione”. Le case cominciarono a svuotarsi, iniziò l’”esodo desolante, disperato”. Il comandante Zuccari, convinto che Serravalle fosse un “covo di ribelli”, pareva irremovibile: “Serravalle brucerà”. Per fortuna si raggiunse l’accordo tra tedeschi e partigiani: a Varallo avvenne lo scambio dei prigionieri. Un comunicato del Commissario Prefettizio, Felice Mazzone, informò la cittadinanza che “nessuna rappresaglia sarà effettuata ai danni della popolazione di Serravalle Sesia”. Il pellegrinaggio a Sant’Euseo che aveva salvato il paese si protrasse per alcuni giorni.

Come ogni anno la domenica di Carnevale, al Santuario, alle ore 11, il Parroco Don Ambrogio celebra la “Santa Messa del voto”, alla quale partecipano le maschere locali.

Quest’anno sarà un’occasione davvero speciale: verranno solennemente presentati ai fedeli i tre nuovi quadri illustranti la vita, la morte e la diffusione del culto che portò all’edificazione della prima chiesa, che sostituiscono quelli rubati nel novembre del 1990. Nel 1688, secondo quanto riferisce Don Florindo Piolo in: “La vita di Sant’Euseo” vennero dipinti i quattro grandi quadri illustranti episodi collegati alla vita e alla devozione al Santo, posti ai lati dell’altar maggiore. E’ rimasto solo quello che mostra il trasporto del corpo del Santo dal suo misero abituro alla Chiesa di San Martino per la sepoltura. Il corpo di Euseo, adagiato su una barella è portato a spalle da sacerdoti in dalmatica, preceduti da una processione di clero e di popolo. Chissà per quale strana volontà solo questo si è salvato? I quadri moderni, che raffigurano il Santo al lavoro, il Santo trovato morto dalle maschere, e il suo culto, iniziato con l’edificazione di una chiesa a lui dedicata, nella quale sono conservate le Sante reliquie, sono stati dipinti e donati dall’artista serravallese Athos Fecchio, che ha già realizzato molte opere per il Santuario e dipinto alcune tavolette devolvendo interamente il ricavato dalla vendita per la realizzazione dei lavori a Sant’Euseo.

Martedì 25 febbraio, sempre presso il Santuario, alle ore 16, la Santa Messa in ricordo del ritrovamento del corpo di Sant’Euseo, sarà presieduta da Monsignor Tonino Guasco, Vicario Episcopale. Concluderà la funzione la preghiera a Sant’Euseo e il bacio della Reliquia.

Non esistono dati certi sull’anno di nascita di Euseo, la sua vita fu scandita dal lavoro di ciabattino e dalla preghiera: sin da quando Euseo viveva nella sua umile grotta, molte persone si recavano da lui per un consiglio e se ne partivano consolati. La morte di Euseo non ebbe testimoni oculari, ma si rivelò attraverso un prodigio. Alcune maschere che il martedì grasso, da Bornate s’avviavano verso Serravalle, per festeggiare il Carnevale, giunte nei pressi dell’antica chiesa di San Martino, videro spuntare sulla rupe abitata dall’eremita tre altissimi gigli bianchi. Stupiti si avvicinarono e rinvennero il corpo di Euseo, morto mentre pregava. Solenni funerali accompagnarono Euseo a quella che avrebbe dovuto essere la sua ultima dimora, la chiesa di San Martino, l’antica parrocchiale di Serravalle, ma per ben tre volte il corpo fu ritrovato nella grotta che aveva abitato in vita. Fu così che su quel luogo venne edificata una prima rudimentale cappelletta.

Piera Mazzone