Alla scoperta delle Frazioni Alte della Valle Vogna

Un anello di sentieri da percorrere alla scoperta degli antichi borghi Walzer della Valsesia, in Piemonte

La Val Vogna, in località Valsesia, è una valle fluviale, selvaggia, stretta e incuneata tra le montagne; attraversata dall’antica strada che per secoli ha collegato Riva Valdobbia con Gressoney e la Francia fù luogo di transito per molti emigranti in cerca di fortuna.

Imboccando l’Autostrada A26, prendendo l’uscita per Romagnano Sesia e seguendo le  indicazioni per Alagna si giunge al Comune di Riva Valdobbia. Da questa località, per gli amanti della montagna e delle passeggiate morbide, quasi pianeggiante, è possibile intraprendere un percorso di due ore, semplice da fare anche con i bambini; un giro ad anello conosciuto come “Alta Via dei Walser” che da Riva Valdobbia termina a Colle Valdobbia, passando fra le frazioni alte della Valle Vogna. Una meta prediletta e consigliata  soprattutto per  chi ama le escursioni appena fuori porta e poco impegnative, ma che al tempo stesso  regalano  panorami e scenari molto suggestivi in cui, grazie alla presenza di antichi borghi, è possibile  immergersi nell’antica cultura Walser.

Raggiunto il Comune di Riva Valdobbia, la prima tappa da percorrere è quella della frazione di Cà di Janzo, il cui nome prende origine da “” , forma contratta di casa, e da “Di Janzo”, nome della famiglia da cui prese origine la frazione. Famosa per la “Pensione Alpina” che nel 1898 ospitò la Regina Margherita, questo villaggio è costituito da un manipolo di case costruite nella tipica concezione Walser ed è separato dalle vicine frazioni da due ruscelli: ad ovest si trova Cà Piacentino e ad Est si incontra Vogna Sotto.

Risalendo il versante, dopo circa una mezz’ora, oltrepassando una fitta area boschiva caratterizzata da faggi e abeti si raggiunge Selvegliogno. Arrivati a questo punto con 1535 m. di latitudine, il sentiero si divide in due: sulla destra sale verso Cima Mutta e a sinistra entra nel villaggio. Introducendosi nella zona abitata, imperdibili sono: la Cappella Settecentesca dedicata alla Madonna del Carmine con il tetto a piode e il campanile di fine 700,  la Chiesa di Sant’Antonio e la fontana in larice ancora in uso. All’uscita dal borgo invece c’è la Chiesa di San Defendente, conosciuta per le tre meridiane d’inizio 1800, un’opera di G.Carestia.

La terza tappa del cammino regala ampi scorci panoramici e porta in località Oro. Di questo borgo, famoso per le passeggiate tra i pascoli, rimane molto poco perché nel 1913 fu distrutto da un devastante incendio.  Ben conservati, invece, e di particolare importanza culturale rimangono il Forno del Pane, la fontana con le due vasche in larice e l’oratorio dedicato a San Lorenzo. Un piccolo cenno sui Forni della Val Vogna è doveroso poiché la panificazione veniva effettuata nei forni frazionali già a partire dal tardo medioevo. La farina di segale era il principale ingrediente per la panificazione e per risparmiare sul dispendio di combustibile la lavorazione veniva concentrata in occasioni molto limitate, come ad esempio per il Pane di Natale.

Lasciata la località Oro, il sentiero scende leggermente fino a giungere all’abitato Cà Vescovo, quarta tappa del cammino, composto da 5 edifici in legno, che dal punto di vista panoramico dominano sulla frazione di Sant’Antonio. Caratteristico per le baite di legno e pietra, decorate con fiori variopinti che si affacciano sul torrente Vogna, questa frazione ospita ancora un forno perfettamente funzionante.

La quinta tappa è quella di Rabernardo, la frazione più grande dove si conta un complesso formato da quindici case, una cappella dedicata alla Madonna dellaneve, tre forni per il pane e tre fontane, tutto in buonissimo stato. Qui sono ancora conservate tutte le strutture della filiera alimentare in ambito cerealicolo, inoltre, si intravedono ancora i terrazzamenti che ospitavano i campi di segale; è presente perfino un antico mulino dove avveniva la trasformazione dei grani in farina. In questo borgo, il cav.Carlo Locca fondò il Museo Etnografico, visitabile durante i fine settimana di Luglio e di Agosto.

Da questo punto, l’itinerario prosegue con magnifici scorci che portano alle frazioni sottostanti. Raggiunta l’isolata baita di Selletto,  si raggiungono altre frazioni in cui si evidenziano forti segnali di vita. 

In dieci minuti circa si raggiunge la sesta tappa in località Cambiaveto, caratteristica per la presenza di baite abitate, alcune di recente ristrutturazione, per poi scendere fino ad attraversare il torrente e risalire fino alla frazione di Piane di Sopra, settima tappa, in cui è quasi possibile osservare il paravalanghe in pietrame posto a difesa delle abitazioni risalente al 1500. 

Ottava ed ultima frazione della Valle è quella rappresentata dalla località Peccia, che a causa delle valanghe è stata distrutta più volte. Addentrandosi per il borgo si incontra la cappella di San Nicolao, recentemente ristrutturata. Proseguendo la salita, su di un dosso, giace la Chiesa di San Grato con un alto Campanile.

L’anello montano, dunque, si conclude attraversando le frazioni “basse” della valle: la sterrata  porta a Sant’ Antonio, passando poi da Cà Verna, Cà Morca e Cà Piacentino fino a tornare a Cà di Janzo frazione in cui  è incominciato il nostro entusiasmante itinerario. Sulla strada del rientro verso casa si può pensare anche di visitare il paese di Riva Valdobbia, località turistica nota per lo sci di fondo, e da cui a pochi km di distanza si può  osservare in tutta la sua maestà la parete sud est del Monte-Rosa. Un viaggio itinerante dunque, alla scoperta di un cammino lento, intriso di storia e di emozioni, così come molti scrittori lo hanno definito. 

Pamela Romanello